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La cultura sta alla base di ogni progresso

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La cultura sta alla base di ogni progresso

Non è un luogo comune, ma una realtà consolidata. La cultura sta alla base di ogni progresso.
Attraverso di essa il popolo prende coscienza delle proprie potenzialità e mette la sua intelligenza a servizio del bene comune.
L’ignoranza crea sottosviluppo e miseria.
E’ vero, siamo in una fase di recessione economica per ciò che nessuno dice: e cioè le conseguenze della dissennata guerra americana al terrorismo che ha bruciato inutilmente miliardi di dollari ed ha coinvolto tutte le nazioni, compresa l’ Italia che spende miliardi di euro per gli armamenti.
Siamo nella recessione. Ma se c’era una cosa sulla quale non si doveva risparmiare, questa è l’ istruzione.
La contestata riforma Gelmini, fatta a colpi di maggioranza, prescindendo da qualsiasi confronto e con l’ arroganza del potere, fatta solo perchè bisogna risparmiare, non può essere condivisa.
Essa onvece doveva essere la conclusione di un vasto dibattito parlamentare e di un confronto con le famiglie e gli studenti.
La riforma è stata camuffata da alcune cose condivisibili, ma di facciata, tipo il grembiulino, il 5 in condotta ecc. ma in effetti è stata l’ attuazione dei tagli stabiliti da una manovra economica approvata in nove minuti, che taglia indiscri-minatamente le risorse.
Se ci fosse stato un dialogo e non l’arroganza del
“qui comando io”, molti sarebbero stati con-senzienti al taglio degli sprechi ed all’ eliminazione delle anomalie che esistono non solo nella scuola, ma in tantissimi altri settori.
Ma la riforma taglia indiscrimina-tamente i fondi e quindi impoverisce l’ offerta culturale che invece dovrebbe essere pensiero preminente di chi ci governa.
Se la società civile, le famiglie, gli studenti, i professori, i semplici cittadini protestano in massa, non ci si può nascondere dietroil comodo slogan della manipolazione della sinistra che in realtà non ha questa forza mediatica. Essa ’è una contestazione non politica e non di parte, ma una rivolta della società civile nel suo insieme, che andrebbe valutata come merita.
Una riforma latgamente condivisa e razionale, non avrebbe prodotto contestazioni e scompiglio. >Gli italiani non sono così ciechi.
Non ento nel merito della legge. Se essa produrrà i benefici sbandierati, si vedrà.

Ma certamente il metodo adottato attraverso il decreto legge senza discussione, ed il taglio indiscriminato delle risorse che tra l’ altro produrrà migliaia di di disoccupati, non è degno di una democrazia.

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