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Notizie storiche
Il Crocifisso ligneo
Nell' estate del 1992 il Crocefisso che per anni ha dominato la vetta di Montescuro è stato divelto sacrilegamente dalla croce e mutilato in più di una parte.
Raccolto pietosamente dai militari dell' Aeronautica, fu consegnato al parroco P. Vittorino in vari pezzi. Questi si preoccupò di farlo ricostituire e si rivolse al prof. Leo di Lecce, il quale non solo pazientemente ricompose i pezzi e ne completò i frammenti mancanti, ma attraverso una paziente opera di restauro, ha levato via la calcina che lo ricopriva e lo ha restituito al suo aspetto originario. L' opera, molto probabilmente dovuta agli artigiani di Ortisei, una volta restaurata gratuitamente dal prof. Leo, è stata corredata di una croce, eseguita anch' essa gratuitamente dal falegname Antonio Leonetti.
Il Cristo di Montescuro
In seguito alla profanazione e grave danneggiamento del Cristo di Montescuro, divelto dalla croce e mutilato in varie parti, struttura tradizionale in legno, il parroco P. Vittorino Vivacqua insieme al Consiglio Pastorale e per gli affari economici della Parrocchia, dava mandato all’ architetto Raffaele Filippelli di studiare un progetto di nuova sistemazione in ferro ed allo scultore Giuseppe Miniaci di eseguire la figura del Cristo.
Il progetto di Filippelli pensato come un traliccio, è stato realizzato con la collaborazione del personale dell’ Aereonautica militare del teleposto Montescuro, del Centro Rai Montescuro e con il contributo dei fedeli della Parrocchia.
Esecutore materiale del Cristo in ferro battuto, opera dello scultore Giuseppe Miniaci, è stato l’ artigiano Gaetano Guzzo.
L’ inaugurazione è avvenuta il 12 agosto 1990, con una S. Messa celebrata attorno al Cristo dall’ arcivescovo Dino Trabalzini.
Lo scultore Giuseppe Miniaci, laureatosi in Belle Arti a Viterbo, descrive così la sua opera, molto ardita ed anticonformista:
“Quest’opera è nata pensando all’ uomo distruttore del nostro pianeta.
Le forme plastiche che compongono l‘ immagine del Cristo non spezzano lo spazio nell’ esaltazione della dinamica e del movimento, ma lo riunificano e lo ricompongono
L’ immagine tradizionale di Cristo è stata quasi respinta, per cui l’opera sfiora il precipizio, il caos materico, però conserva la sensibilità del volume e alla massa, il gioco dei vuoti è piena, l’ articolazione ritmica dei piani e dei contorni, l’ unità della concezione.
Non è possibile una figurazione oggettiva, perché l’uomo moderno ha perso la fiducia nell’ apparenza: egli ricerca una realtà che non appare; la realtà delle leggi misteriose dell’ universo.
Il Cristo appare come forma di partecipazione al ciclo produttivo della società, proprio perché al di fuori di una visione sentimentale o idealistica.
La scultura ha del monumentale, concepita come una vera e propria “statua” e non come oggetto, come accede, invece, tra gli scultori moderni.
Affrontare il ferro è stata una sfida contro ciò che non era plasmabile.
Questa opera, come del resto anche le altre, non ha modulazioni carezzevoli, ma forme plastiche sempre aspre, contrastate, violente, ma senza cattiveria, che evocano strutture monumentali e una interiorità forte e poetica”.
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