Parrocchia Camigliatello Silano


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I santi Patroni

Notizie storiche

S. Roberto Abate

Da ricerche fatte nell' Archivio della Curia Arcivescovile, il Comprotettore di Camigliatello non è S. Roberto Bellarmino, bensì S. Roberto Abate, fondatore dei circestensi.
La sua festa ricade il 17 aprile.
Ecco in sintesi la sua vita.
Roberto di Molesme
Roberto di Molesme, Alberico e Stefano Harding sono i fondatori dell’ordine cistercense.
S. Roberto di Molesme e S. Stefano di Citeaux hanno visto la loro fama oscurata da S. Bernardo, ma furono proprio loro gli iniziatori di uno degli ordini più vivi della Chiesa, i Cistercensi.
Questa icona di "Nostra Signora di Citeaux e dei fondatori dell'ordine di Cistercense, Santi Roberto, Alberico e Stefano Harding" è opera di un monaco dell'Abbazia di Saint Joseph, Spencer, Massachusetts.
Con il capo inclinato da un lato, Nostra Signora supplica i Cistercensi di seguire e imitare le azioni dei fondatori.
San Roberto (il primo fondatore, ancora con l'abito scuro, in quanto solo il suo successore, Sant'Alberico, introdusse il cappuccio bianco) ricorda ai Cistercensi di vivere La Regola.
Sant'Alberico invita a rivolgersi alla Vergine per tutti i loro bisogni e ad essere fedeli al loro carisma.
Ed infine Santo Stefano li esorta a comportarsi come degni figli di Citeaux e tempio dello Spirito.
Roberto di Molesme
Dalla data della morte, avvenuta nel 1111, quando aveva circa 83 anni, possiamo dedurre l'anno di nascita: 1028 o 1029. La famiglia era della zona del Tonnerois ed è lì che ricevette la sua formazione.
Roberto abbracciò la vita religiosa nell'abbazia di Montier-la-Celle presso Troyes all'età di quindici anni.
Ben presto divenne priore claustrale, probabilmente nell'anno 1050.
Verso il 1068 i monaci di Saint Michel di Tonnerre elessero Roberto come abate, il quale accettò di buon grado e cercò di introdurre varie riforme.
Scontrandosi con la resistenza dei monaci, fu costretto a ritornare al suo monastero di appartenenza, a Troyes e subito dopo fu eletto priore di Saint Ayoul.
Ma anche qui la sua permanenza fu breve: nel 1074 realizzò il suo desiderio di vita eremitica ritirandosi nei boschi di Collan.
Presto altri eremiti si radunarono attorno a lui e il gruppo divenne così numeroso da consigliare Ia fondazione di un monastero.
Gli eremiti di Collan, a loro volta, grazie alla intercessione del papa Gregorio VII, ottennero che Roberto fosse eletto loro priore.
Nel 1075 Roberto fonda la nuova sede degli eremiti a Molesme, iniziando ad introdurre quelle riforme, come il cenobitismo puro di San Benedetto, che saranno alla base del movimento cistercense.
Sull'esempio di Molesme le chiese cistercensi saranno dedicate alla Madre di Dio.
Portare in onore il lavoro manuale fu un altro punto importante del programma di Roberto.
Sicuramente l'ideale di Molesme racchiudeva il germe di Cîteaux e quest'ultimo fu il fiorire normale, logico e storico, del primo.
Dal 1081 in poi, passato un periodo di estrema povertà, l'abbazia vedeva aumentare la zona di influenza spirituale e le donazioni dei signori della zona.
Nel 1085 Molesme è un'abbazia potente e ricca.
Questo provoca nei monaci una rilassatezza dell'osservanza.
Resosi conto del cambiamento, Roberto cercò di ripristinare l'antico rigore, ma senza successo.
Per questo motivo Roberto si stabilì ad Auch presso un gruppo di eremiti, ma nel 1094 dopo circa cinque anni, fu costretto da una lettera di papa Urbano II a riprendere il pastorale abbaziale a Molesme.
Questi atti pontifici confermano la conoscenza e la stima di cui godeva Roberto presso i suoi e i grandi della religione.
Tornato a Molesme, Roberto intraprese nuovamente il ripristino della disciplina.
A poco a poco alcuni punti della Regola di San Benedetto caduti in disuso furono nuovamente introdotti.
Fra i più ferventi animatori della nuova corrente si trovò il monaco Alberico.
Roberto si trovò però di fronte all'opposizione di altri monaci che erano contrari a seguire rigidamente la Regola.
Così dopo un periodo di difficile convivenza, Roberto, con venti monaci, fra cui Stefano e Alberico, ottenne l'autorizzazione a lasciare Molesme e fondare una nuova abbazia nel 1098, in un luogo donato da Eudes I, chiamato "Cistellum", da cui il nome di Cîteaux.
Avevano la concessione per la caccia, la pesca, il pascolo, il taglio del bosco e la coltivazione.
Questa esenzione da ogni influenza del potere secolare permetteva una vita dedicata interamente a Dio, secondo la Regola benedettina.
I cistercensi, grazie al loro modo di vivere che costituiva l'ammirazione di tutti, godevano del favore dei potenti, prelati e signori.
Molesme intanto era caduta in disgrazia, e i monaci si rivolsero ai superiori per riavere Roberto come abate.
La loro richiesta fu accolta, così nel 1099 alla riunione di Port-d'Anselle fu deciso il ritorno di Roberto a Molesme.
Roberto non avendo altra scelta, all'età di 70 anni, tornò nella sua vecchia abbazia, non senza sofferenza per dover lasciare il luogo che era il coronamento dei suoi sforzi.
Durante i dodici anni che gli sarebbero rimasti rialzò il livello della sua comunità a tal punto che essa acquistò una grande fama.
Roberto morì il 17 aprile 1111 dopo una esistenza dedicata alla vita monastica.


S. Biagio Vescovo e Martire

Il patrono della nostra parrocchia visse tra il III e il IV secolo d.C. in Turchia.
Nato da una famiglia nobile e allevato come cristiano divenne vescovo di Sebaste, l'odierna città di Sivas nella Turchia orientale, che al tempo di San Biagio era una provincia romana chiamata Armenia Minor. Sebaste (o Megalopolis) era la capitale della Armenia bizantina.
La tradizione vuole che fosse esperto nella medicina ancora prima di diventare vescovo e che vivesse in una grotta tra le montagne, volontariamente, forse per sfuggire alle persecuzioni contro i cristiani.
Nella grotta era avvicinato dagli animali selvatici che lui ammansiva e curava.
Alcuni cacciatori lo arrestarono e lo portarono al governatore Agricolao. San Biagio professò la sua fede in Cristo davanti a lui e perciò fu picchiato con le verghe.
Poi appeso, stirato e gettato in prigione. Mentre lo portavano in prigione lo seguirono sette donne che professavano Gesù Cristo come vero Dio e per questo furono decapitate.
Fu torturato con pettini che strappavano la carne, come quelli usati per cardare la lana: 'Dilacerato corpore, infractus animo resistit' secondo il racconto del suo martirio.
Durante la sua prigionia guarì un ragazzo che rischiava di morire soffocato a causa di una lisca conficcatasi in gola.
Si racconta anche che convinse con la sua parola un lupo a restituire un maiale che apparteneva ad una povera donna.
Essa poi ricambiò il santo infiltrandosi nella prigione e portandogli cibo e candele. Fu gettato in fondo al lago, ma due angeli lo riportarono sano e salvo a riva, quindi fu decapitato.
Furono decapitati anche due ragazzi che erano in prigione con lui e che egli aveva istruito alla religione cristiana.
San Biagio fu l'esecutore del testamento scritto di Sant'Eustrazio, quando questi fu martirizzato, e ciò è raccontato nella vita dei 'cinque martiri' venerati il 13 Dicembre dalla chiesa ortodossa.
Compare in una antica tela, rappresentato tra i cinque martiri, vicino ad Eustrazio nell'atto di accettare dalle sue mani il testamento scritto.
Il martirio del Vescovo di Sebaste avvenne nel 315 o 316 d.C. durante l'impero di Licinio. Nel martirologio di San Gerolamo (347-419) non è nominato, ma in quelli europei del IX secolo San Biagio è nominato al 15 Febbraio, mentre in quelli greci è ricordato l'11 Febbraio.
I pochi fatti certi sulla vita di San Biagio sono riportati nei documenti antichi frammisti alla leggenda che si diffuse a partire dall'ottavo secolo.
La venerazione del santo orientale è arrivata in Europa in tempi molto antichi e fu molto popolare nel Medio Evo.
La ragione vera della devozione a San Biagio non è ancora stata chiarita. Innumerevoli chiese sono dedicate a lui e molte località ritengono di avere sue reliquie (Taranto, Ragusa, l'Abbazia di San Biagio nella Foresta Nera, e anche San Biagio di Callalta).
San Biagio si festeggia il 3 Febbraio nella chiesa cattolica e l'11 Febbraio nella chiesa orientale.
E' rappresentato spesso con in mano due candele incrociate o in una grotta attorniato dagli animali.
San Biagio è il patrono degli animali selvatici, dei cardatori e di tutte le persone che soffrono di malattie alla gola. In Germania, Svezia ed Ungheria San Biagio è venerato tra i 14 santi ausiliatori cui si rivolgono i devoti che chiedono aiuto in caso di malattia.

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