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9 novembre Anniversartio Dedicazione Basilica Lateranense

Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Novembre

9 novembre - Anniversartio Dedicazione Basilica Lateranense

Anniversartio Dedicazione Basilica Lateranense


L'anniversario della dedicazione della basilica, costruita dall'imperatore Costantino sul colle Laterano, fu celebrato a quanto sembra, fin dal secolo XII, il 9 novembre. Inizialmente fu una festa solo della città di Roma. In seguito la celebrazione fu estesa a tutte le Chiese di rito romano per onorare la basilica chiamata chiesa-madre ed origine di tutte le chiese dell'Urbe e dell'Orbe, e come segno di amore e di unione verso la cattedra di Pietro, che secondo sant'Ignazio di Antiochia, “presiede a tutta l'assemblea della carità”.

I Lettura
1 Re 8,22-23.27-30
In quei giorni, Salomone si pose davanti all'altare del Signore, di fronte a tutta l'assemblea di Israele, e, stese le mani verso il cielo, disse: “Signore, Dio di Israele, non c'è un Dio come te, né lassù nei cieli né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l'alleanza e la misericordia con i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il cuore. Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruita! Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore mio Dio; ascolta il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te! Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: Lì sarà il mio nome! Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo.
Ascolta la supplica del tuo servo e di Israele tuo popolo, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali dal luogo della tua dimora, dal cielo; ascolta e perdona”.

II Lettura
1 Pt 2, 4-9
Carissimi, stringetevi a Cristo, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo.
Si legge infatti nella Scrittura: Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chi crede in essa non resterà confuso.
Onore dunque a voi che credete; ma per gli increduli la pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra angolare, sasso d'inciampo e pietra di scandalo. Loro v'inciampano perché non credono alla parola; a questo sono stati destinati.
Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce.

Vangelo
Gv 4, 19-24
In quel tempo, la donna Samaritana disse a Gesù: “Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. Gesù le dice: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”.

Commento di Gianfranco Ravasi

1 Re 8, 22-23.27-30; 1 Pietro 2, 4-9; Giovanni 4,19-24

I.
«Salomone disse: Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verquesta casa, verso il luogo di cui hai detto: LI sarà il mio nome! Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo.
Ascolta la supplica del tuo servo e di Israele tuo popolo, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali dal luogo della tua dimodal cielo; ascolta e perdona» (1 Re 8).
«Stringendovi a Cristo,
pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo» (1 Pt 2).
«Gesù le dice: Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. E giunto ll momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in
spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori» (Gv 4).


Il Tempio di Sion, il cenacolo di Gerusalemme, la «chiedomestica» dei primi cristiani, le basiliche paleocristiale cattedrali medievali, le chiese rinascimentali e barocle moderne architetture sacre sono simboli permanendella presenza di Dio nello spazio, la realtà che avvolge e domina l'uomo. Attraverso questo simbolo si attua il diatra il finito e l'infinito. Non per nulla l'arca dell'Alera chiamata nell'Antico Testamento «la tenda del convegno», cioè la casa dell'incontro tra due persone, tra due volontà, tra due libertà, quella divina e quella umana. Il tema è sviluppato acutamente nella preghiera di Salomo(1 Re 8) di cui oggi leggiamo il punto centrale: Dio resta trascendente, non imprigionabile magicamente in uno spasacro, egli ci ascolta «dal luogo della sua dimora»; eppure la sua infinità gli permette di accondiscendere all'uomo, esselimitato e spaziale, entrando in contatto con lui nell'ardel Tempio.
Questa dualità che si compone nell'unità della tenda del Tempio, il luogo dell'incontro, deve aiutarci a superare ogni concezione magica o materialistica del tempio ma anche di farcene scoprire la funzione e il valore. Contro la tentaziodell'esteriorismo devozionale dobbiamo ricordare con Salomone che «i cieli dei cieli non possono contenerti, tanmeno questa casa che io ho costruita!». Contro la tentaspiritualistica che nega ogni presenza divina nella corà, nella spazialità, dobbiamo ricordare che Dio feconbenedice e santifica ogni realtà umana e cosmica: «Siaaperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: Lì sarà il mio nome!».
Il Nuovo Testamento ci invita ripetutamente a compieun passo ulteriore. Accanto al tempio materiale, c'è un tempio della presenza divina altissima, è il
corpo di Cristo e il corpo dei cristiani. Sappiamo che il concetto semitico di «corpo» è molto più complesso delle nostre categorie occiil corpo è il principio di manifestazione e di comudell'essere personale dell'uomo. Pietro nella sua lettera accosta la «pietra viva» e fondamentale che è il Cririsorto alle «pietre vive» dei cristiani. Da queste due esistenze sante si erge «l'edificio spirituale» ove si raduna la «nazione santa e sacerdotale» per offrire a Dio «sacrifici spirituali».
È quindi nell'interno della nostra vita e della nostra comucol Cristo che troviamo lo «spazio sacro» più alto e santo per innalzare a Dio il nostro culto. Le nostre chiese, dalla prima in dignità che è la Basilica Lateranense, sede del vescovo di Roma, sino alle più modeste cappelle dei terdi missione sono segni vivi della presenza divina solo quando attorno all'Eucaristia si stringe la Chiesa fatta di fedeli che vivono nell'amore e nella giustizia.
Giovanni nella battuta centrale del dialogo di Gesù con la Samaritana perfeziona questo concetto «spirituale» del tempio. «I veri adoratori adoreranno il Padre in
Spirito e Verità». Sappiamo che nel linguaggio giovanneo la Verità è l'Evangelo, è Cristo stesso, e lo Spirito è l'anima della Chiesa e dei suoi sacramenti di salvezza. Entrando in comucon Cristo e con la sua parola, noi ci accostiamo all'ine all'eterno, iniziamo già ora e qui la grande liturgia celeste. Entrando in comunione con lo Spirito che opera nel battesimo e nell'Eucaristia, noi facciamo «dimorare, rimanere» Dio in noi, in un abbraccio di mistica e di amore. E questo il vertice di ogni nostro incontro che avviene nell'interno dell'edificio sacro. Senza questo incontro, sia pure iniziale, la liturgia nel tempio diventa cerimoniale, rituale, rappresentazione; senza il nostro «corpo», senza lo Spirito e la Verità, il tempio è solo sala di riunione.

II.
«Stringendovi a Cristo, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo» (1 Pi 2).
«Gesù dice alla Samaritana. Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo
monte, né in Gerusalemme adoil Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoquello che conosciamo, perché la salvezza viene dai GiuMa è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoraadoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre certali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità» (Gv 4)

La Basilica Lateranense dedicata al Salvatore e ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista, sorta nei pressi dell'anabitazione dei Papi, è il simbolo non solo della Chiesa madre di Roma ma è il centro simbolico d~1a comunione di tutte le Chiese sparse per il mondo. La presidenza nella carità» della Chiesa di Roma celebrata da 5. Ignazio di Antiochia diventa così il tema di fondo dell'odierna liturIl Corpo di Cristo attraverso la carità «presieduta» da Roma diventa un organismo vivo e unitario che annunzia nel mondo l'Evangelo e offre la salvezza.
Il lezionario, come è naturale, si sviluppa attorno a un simbolo teologicamente rilevante, quello dello
spazio sacro. Tutte le culture, infatti, hanno come punto di partenza, nelle loro espressioni religiose, la delimitazione dell'area sacra e intangibile, varcabile solo dai professionisti del sacro, i sacerIn essa si pensa di «rinchiudere» Dio rendendolo, così, vicino all'uomo pur conservandolo però «diverso» e distanInfatti attorno al sacro si erge una barriera protettiva che separa sacro e profano e difende l'area di Dio dalle conumane. E ovvio il valore insito in questa conma è anche evidente il rischio di sacralismo che quevisione comporta. Il profano viene progressivamente svae il ritualismo diventa l'unica espressione valida delreligiosità.
È per questo che la Bibbia, pur accogliendo il valore dello spazio sacro e pur celebrando in pagine appassionate il Temdi Gerusalemme, si sforza di relativizzare questa proesaltando la presenza di Dio in una realtà più «uma» e aderente all'uomo, quella del
tempio. Celebre è il tema fondamentale dell'oracolo di Natan (2 Sam 7): alla «casa» del tempio fatta di pietra Dio sostituisce la «casa» della dinadavidica fatta di persone. Ecco, la liturgia odierna èun appello a riscoprire nel tempio di pietra il tempio di carne in cui Dio desidera rendersi presente all'uomo.
Esemplare è innanzitutto il primo brano ritagliato dalla celebre preghiera di Salomone per la consacrazione del Tem(1 Re 8). Dio non può essere imprigionato in un perisacro, e gli è infinito e neppure i cieli e i cieli dei cieli lo possono contenere. Tuttavia quando il popolo fedee giusto si riunisce nel tempio, egli «dal luogo della sua dimora, dal cielo», cioè dalla purezza sublime della sua trasi china e incontra il suo popolo in un dialogo libero e personale.
Perchè scatti la presenza di Dio in mezzo a noi è necesche nell'interno dello spazio sacro del tempio ci sia un popolo col cuore sincero. La presenza di Dio non è magima è personale e può cessare per libera decisione quanmanca il dialogo d'amore e di giustizia da parte dell'uomo.
Altrettanto esemplare è il discorso sviluppato dalla prilettera di Pietro in un paragrafo divenuto giustamente fondamentale nella teologia della Chiesa (seconda lettura). Cristo è il basamento stabile di questo edificio di culto fatto di «pietre vive», in cui si celebrano «sacrifici spirituali». Il tempio più bello e più puro è, quindi, costituito proprio dai credenti, «stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione sanpopolo che Dio si è acquistato». Un tempio esistenziale per un culto esistenziale: «offrite i vostri corpi come sacrigradito a Dio» (Rm 12, 1).
In questa linea si svolge anche il breve dibattito tra Gesù e la samaritana sul luogo di culto «canonico». Gesù cancelil dilemma tra il colle di Sion e il monte Garizim, caro alla setta dei Samaritani. Cristo inaugura quel «momento» in cui «i veri adoratori adorano in spirito e verità». Come è noto, nel linguaggio giovanneo la «verità» è l'Evangelo, è il Cristo stesso («Io sono la verità»). Perciò la prima, granadorazione è compiuta attraverso l'ascolto della parola del Cristo. La lettura della Bibbia è il «tempio spirituale» in cui si leva a Dio la lode più alta e più limpida. Lo «Spi» nel Vangelo di Giovanni è l'anima della Chiesa e dei suoi sacramenti di salvezza, il Battesimo e l'Eucaristia. Il nuovo «tempio spirituale» è, perciò, l'adesione alla vita di grazia, è l'inserzione nella comunità ecclesiale e nella comucon Dio. Come dice il prefazio dell'odierna liturgia, «questa Chiesa, misticamente adombrata nel segno del temtu la santifichi sempre come sposa del Cristo, madre lieta di una moltitudine di figli, tempio dello Spirito Santo in cui risplende la santità dei figli di Dio».


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