Parrocchia Camigliatello Silano


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7 settembre XXIII domenica del tempo ordinario

Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Settembre

7 settembre - XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

I Lettura

Ez 33, 7-9
Così dice il Signore: “Figlio dell'uomo, io ti ho costituito sentinella per gli Israeliti; ascolterai una parola dalla mia bocca e tu li avvertirai da parte mia.
Se io dico all'empio: Empio tu morirai, e tu non parli per distoglier l'empio dalla sua condotta, egli, l'empio, morirà per la sua iniquità; ma della sua morte chiederò conto a te. Ma se tu avrai ammonito l'empio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte, egli morirà per la sua iniquità. Tu invece sarai salvo .


II Lettura
Rm 13, 8-10

Fratelli, non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge.
Infatti il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso.
L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore.



Vangelo.
Mt 18, 15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: << Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.
Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.
In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo.
In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà.
Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro .


Commento di P. Vittorino Vivacqua



Con questa domenica inizia il quarto dei cinque grandi discorsi di Matteo: il “discorso comunitario”. L’ evangelista dimostra grande interesse per la vita della comunità cristiana che si è formata dopo la Pasqua. Questa solo da lui viene chiamata ”ekklesia” un termine greco che significa chiesa. I temi trattati per delineare l’ impegno alla santità della comunità cristiana sono molteplici: la correzione fraterna,, l’ autorità apostolica, la preghiera, e la presenza del Signore in mezzo ad essa.
Il primo di questi temi viene sottolineato dalla prima lettura tratta dal libro del profeta Ezechiele; mentre Paolo nel breve passo riportato dalla lettera ai Romani esalta il primato della carità.

All’ inizio della sua attività profetica ad Ezechiele viene conferito il compito di essere una
“sentinella” per il suo popolo e per ogni fratello. La sentinella ha un ruolo talvolta decisivo per la vita collettiva dei cittadini. Egli deve vigilare attentamente di giorno e di notte ed ha il dovere di segnalare tempestiva-mente gli eventuali pericoli incombenti. Nel caso non dovesse allertare i cittadini, sarebbe responsabile delle conseguenze nefaste del suo silenzio. Ma se i cittadini non vogliono prendere in considerazione il suo avvertimento, egli non ha alcuna responsabilità. Il suo compito di sentinella è stato assolto.
Il profeta è una
sentinella per il suo popolo. Egli deve trasmettere la parola ammonitrice di Dio e come tale foriera di salvezza. Se ad esempio egli la trasmette al peccatore, ha adempiuto al suo dovere, anche se il peccatore è pertinace nel suo peccato. La novità sta nel fatto che per la prima volta nella Bibbia si parla di responsabilità personale dell’ individuo, mentre c’ era una tradizione che addossava alla comunità la colpa dell’ individuo. Dio indirizza il suo ammonimento all’ empio e perdona la sua colpa se si ravvede.


Anche la comunità dei discepoli dovrà avere l’atteggiamento della sentinella. Essa deve essere attenta ad organizzarsi secondo alcune direttive che riguardano la sua vita e il suo comportamento.
Lo sfondo del brano di Matteo è quello indicato dal Pentateuco e che era osservato al tempo di Gesù. L’ esortazione alla correzione fraterna, l’ indicazione sul numero dei testimoni da convocare, trova il suo riferimento nel Levitico 19,17, nel Deuteronomio 19,16 e risente anche dell’ ambiente rabbinico che aveva compilato una dettagliata legislazione riguardante il comportamento del credente.
Una delle questioni affrontate è quella della
correzione fraterna presentata come un compito delicato, ma ineludibile, al fine di ottenere il ristabilimento dell’ unione comunitaria rotta da un fratello che pecca. Nel passo evangelico è presentato il caso di uno che ha commesso colpa grave. Questo turba la vita comunitaria perché l’ ombra del suo peccato si riflette sulla comunità. E allora dovere dei membri della comunità non è quello di allontanare il peccatore, ma quello di recuperarlo. A differenza della durezza del Levitico, Matteo organizza le parola di Gesù secondo una precisa gradualità improntata sul rispetto della persona.
Il prima livello è il segreto. Un membro singolo della comunità si impegna ad incontrare personalmente il fratello colpevole, per indurlo a riconoscere ed a pentirsi del suo peccato. I vantaggi di questa procedura sono molteplici.; il peccatore può trovare meno umiliante il suo ravvedimento; la sua colpa non viene reclamizzata ed egli torna a pieno titolo a far parte della comunità. Talvolta però il colpevole non accetta questa correzione a quattr’occhi. Ed allora è necessario ricorrere alla presenza di due testimoni, così come prescritto nel Deuteronomio, affinché il coinvolgimento di un’ altra persona possa incidere più efficacemente sul comportamento del fratello. Ma se neppure questo è sufficiente per far ravvedere il peccatore, interviene la comunità. E’ questo l’ intervento ultimativo. Se il peccatore non tiene conto neppure della comunità, allora essa ha il dovere di bandirlo dal suo seno. Egli infatti si pone nella condizione del pagano e del pubblicano che non possono far parte della comunità. Ma anche questo non dovrebbe essere un bando definitivo perchè sono sempre aperte le porte del ravvedimento. Di particolare importanza è la convalida celeste. La decisione presa dalla comunità viene avvallata da Cristo stesso, il quale è presente attraverso Pietro, la dove due o tre persone sono riunite nel suo nome.

S. Paolo nella parte “parenetica” della sua lettera, quella cioè che vuol far passare nella realtà della vita quotidiana del cristiano la vita nuova di cui ha parlato nella prima parte della lettera, esalta il primato dell’ amore. Molteplici sono i doveri del cristiano; ma essi si riducono ad uno fondamentale, quello dell’ amore vicendevole. E’ questo il suo unico debito permanente: praticare la carità. Infatti ogni legge si adempie pienamente solo nella carità. L’ amore va alla radice , determina la volontà di non danneggiare nessuno. In questo modo qualsiasi altro comandamento si riassume in queste parole:
“Amerai il prossimo tuo come te stesso… pieno compimento della legge è l’ amore”. E’ questa un’ affermazione che supera la logica legalistica veterotestamentaria e, basandosi sul vangelo, rifugge da un atteggiamento moralistico gretto ed angusto per aprirsi ad orizzonti più vasti di libertà, anche se la libertà cristiana non è assenza di obblighi, ma debito permanente dell’ amore vicendevole, che riflette l’ amore che Dio ha per noi. Basandosi su queste parole, S. Agostino conierà il famoso aforismo: “Ama e fai quello che vuoi”.

Di fronte all’ errore del fratello, la nostra reazione potrebbe essere o di disprezzo oppure di indifferenza e di distacco. Le letture di questa domenica ci fanno capire chiaramente che ognuno deve assumersi in prima persona il compito di essere strumento di comunione, attraverso la correzione fraterna e soprattutto con la pratica di un amore sincero verso tutti. Il pericolo potrebbe essere quello di ergersi a giudice degli altri e ripetere l’ atteggiamento farisaico di chi loda se stesso e disprezza gli altri. L’ amore vero che viene da Dio non ha altro scopo che quello di rendere la comunità cristiana un esempio fulgido di fraternità.


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