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6 gennaio 2009 - Epifania del Signore
EPIFANIA DEL SIGNORE
PRIMA LETTURA
Is 60, 1-6
Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te.
Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te.
Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere.
Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio.
A quella vista sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli.
Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.
SECONDA LETTURA
Ef 3, 2-3. 5-6
Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro beneficio: come per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero di cui sopra vi ho scritto brevemente.
Questo mistero non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che i Gentili cioè sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo.
VANGELO
Mt 2, 1-12
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”.
All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia.
Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo”.
Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.
Commento di P. Vittorino Vivacqua
Oggi celebriamo la festa dell' Epifania, parola che significa "manifestazione del Signore". Essa è incentrata sul testo del vangelo di Matteo che è l'unico a riportarci l'episodio dei Magi.
Nelle parole profetiche di Isaia, che aprono la liturgia della parola, la città di Gerusalemme, il luogo dove Dio ha posto la sua dimora, appare come rivestita di luce; simbolo che nella Bibbia è uno dei modi per indicare la salvezza. Tutti i popoli della terra dai quattro punti cardinali, si riversano verso la città della salvezza. E il profeta esorta ad accogliere tutti come figli: "Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i tuoi pioli" (Is. 54,2).
L'evangelista Matteo nel suo racconto mostra il compimento di questa profezia, raccontandoci del corteo dei magi che vengono da lontano, guidati da una stella, per adorare il Re dei re. “ Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”
Se avete notato bene, potete rendervi conto che il racconto non è incentrato sui magi, che forse erano dei sacerdoti persiani dediti all'astrologia, ma sulla persona di Gesù. Sui magi, specie nel medioevo, si è molto fantasticato, dando di essi una visione oleografica e folcloristica. Alcuni ne hanno stabilito senza fondamento il numero, la provenienza, il colore della pelle, lo stato civile che per molti è quello di re, il nome. Ed anche ai tre doni è stato dato un significato particolare. In realtà essi sono uomini saggi in ricerca e rappresentano il cammino di tutta l'umanità verso Dio.
Il cuore del brano è Cristo. Il tema fondamentale sta nella domanda dei magi: "Dov' è il re dei giudei che è nato?". In quale luogo è nato il Messia? Una ricerca non anagrafica, ma teologica.
Infatti i sacerdoti sanno dove doveva nascere il Messia e lo indicano con le parole del profeta Michea, un discepolo di Isaia, profeta-contadino nato nel villaggio agricolo di Moroset a 35 km da Gerusalemme. Lo sa Erode, lo sa il popolo. Ma costoro alla domanda "si turbano", ed Erode arriva alla furia omicida e sanguinaria.
In questo racconto è delineata chiaramente come in contrappunto, l'eterna contrapposizione tra bene e male, tra luce e tenebra. All'amorosa ricerca dei magi, fa da riscontro l'odio rancoroso di Erode; a Betlemme, città di Davide, si contrappone Gerusalemme, la città di Erode; alla domanda "dov'è il re dei Giudei" si evidenzia la gioia dei magi i quali "videro il bambino e sua madre", mentre tutti gli altri restano indifferenti se non ostili. Alla notte si sovrappone la stella che guida il cammino. Alla stella che scompare, si sostituisce la parola di Dio che illumina.
E' il mistero grande della libertà che Dio ha dato all' uomo e che non coarta neppure quando questi sceglie il male.
L'Epifania, cioè la manifestazione di Dio, non è riconosciuta dai membri del popolo dell' alleanza, nè tantomeno dalla subdola scaltrezza di Erode, ma da chiunque cerca con cuore sincero, come i magi.
L'ansia di incontrarsi con Qualcuno, la ricerca di Dio, l'insoddisfazione per i risultati della scienza e della tecnica è comune a tutti gli uomini benpensanti. S. Agostino ha trascorso lunghi anni in questa ricerca ed alla fine, incontrando Dio, ha confessato: " il mio cuore è inquieto finchè non riposa in Te".
Noi nel battesimo abbiamo ricevuto il dono della fede. Un dono che però va riscoperto giorno per giorno ed incarnato nella vita. Tutti noi abbiamo una stella che ci guida: è la Parola eterna di Dio rivelataci nella Bibbia; è la tradizione dei Padri della Chiesa che è innestata direttamente alla predicazione apostolica; è la guida dello Spirito Santo che sfolgora nella retta coscienza dell' uomo. Sta a noi usare bene del dono della libertà e metterci dalla parte dei magi.
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