Parrocchia Camigliatello Silano


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5 ottobre XXVII domenica del tempo ordinario

Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Ottobre

5 ottobre - XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

I Lettura
Is 5, 1-7
Canterò per il mio diletto il mio cantico d'amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l'aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi aveva costruito in mezzo una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica. Or dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica?
Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi
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II Lettura
Fil 4, 6-9
Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri.
Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!

Vangelo
Mt 21, 33-43
]In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “ Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò.
Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto.
Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono.
Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio!
Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero.
Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?”.
Gli rispondono: “Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo”.
E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?
Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare “.

Commento di P. Vittorino Vivacqua

Il vangelo di questa 27^ domenica del tempo ordinario riporta ancora un’ altra parabola detta “di rottura”; la più polemica nei riguardi dei capi del popolo di Israele. E’ ancora una volta imperniata sull’ immagine della vigna. Questa nella Bibbia può rappresentare la donna amata o il popolo che Dio si è scelto, così come è rappresentata da vari profeti. Dice per esempio Isaia (5,7): “Vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele”.
Possiamo dire che la parabola sintetizza la storia della salvezza e del comportamento del popolo israelitico.


Le immagini vengono tratte direttamente dal brano di Isaia riportato nella prima lettura. La piantagione della vigna, la sua difesa costituita da un muricciolo di cinta con la costruzione di un frantoio e di una torre di guardia, rappresentano la cura amorosa con cui Dio ha dotato il suo popolo di tutto il necessario: l’ alleanza sinaitica, la legge mosaica, la terra promessa.
Come era costume di quei tempi, il proprietario dava in fitto il suo podere a degli operai, i quali si impegnavano a dare al padrone una parte del raccolto.
Nella parabola questo significa che Dio ha affidato la sua vigna che è il regno di Dio al popolo eletto. Questi non ne è proprietario, ma solo affittuario e quindi è tenuto a portare frutti, vivendo in conformità alla volontà di Dio.
Venuto il tempo della vendemmia, il padrone manda alcuni suoi servi per ritirare quanto gli spetta. Ma i servi inviati a questi perfidi vignaioli, vengono maltrattati e uccisi.
I servi rappresentano i profeti che il Signore ha mandato in mezzo al suo popolo per denunciare le numerose infedeltà e ravvivare la fede in Iawè. Come per i servi della parabola, lo sorte di questi inviati da Dio fu l’ opposizione dei capi del popolo, la persecuzione e perfino la morte.
Visto questo tragico risultato, il padrone con una decisione umanamente inspiegabile decide di mandare suo figlio, pensando che almeno lui sarebbe stato rispettato. Ma i servi malvagi, visto il figlio che è anche l’ erede, gli si fanno incontro lo trascinano fuori e l’ uccidono.
Fuori metafora, il Padre celeste, come dice Giovanni (3,16)
“ha tanto amato il mondo, da mandare il suo unico figlio”. I fittavoli, cioè i capi del popolo, non l’ hanno accolto, anzi dopo avergli teso vari tranelli, lo mettono a morte fuori delle mura di Gerusalemme.
Identificando il proprio destino con quello del figlio del padrone della parabola, Gesù ha voluto preannunciare la sua tragica fine.
Cosa farà allora il padrone? I capi del popolo rispondono, pronunciando la loro autocondanna:
“Farà morire miseramente qui malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo”.
La vigna allora, cioè il regno di Dio, sarà tolta ai vignaioli ribelli, i capi del popolo, e sarà affidata ad un altro popolo di ebrei e pagani che crederanno in Cristo. Il rifiuto di Israele non deve intendersi in senso razziale, ma in senso universale in quanto include ogni peccato ed ogni incredulità nei confronti di Cristo.
Gesù infatti è la pietra angolare del nuovo popolo di Dio: la Chiesa; mentre i costruttori che l’ hanno “scartata” sono i responsabili del popolo ebraico che l’ hanno condannato a morte e tutti coloro che rifiutano di aderire a Cristo.
Il nuovo popolo scaturito dal sangue versato da Gesù sulla croce è la Chiesa, formata da tutti i battezzati. E’ questa un’ ulteriore prova d’ amore da parte di Dio, che non cessa di sorprenderci, nonostante le infedeltà.
C’ è nella storia di tutti i tempi e quindi anche nella nostra storia, un mistero di peccato, di ostinazione, di infedeltà a cui tutti partecipiamo. Noi amareggiamo il cuore di Cristo. E’ necessario però non irretirci nel peccato, non adeguarci ad una fede annacquata, formalista, dannosa e sterile. Il regno di Dio potrebbe passare ad altri popoli. Il cristianesimo che fioriva nelle antiche chiese che hanno ascoltato la voce di Paolo e degli altri apostoli, sono ora un semplice ricordo Stiamo attenti anche noi, perché già cominciamo ad essere evangelizzati da membri di chiese straniere giovani e ferventi.
Non deludiamo Cristo, perché non venga tolto a noi il regno per mancanza di fede incarnata nella vita, e dato ad altri, che invece hanno lo forza di aderire in tutto a Cristo “Via, Verità e Vita”.


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