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5 Luglio 2009 - XIV Domenica del Tempo Ordinario
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5 luglio - XIV Domenica del tempo ordinario (anno B)
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde
PRIMA LETTURA (Ez 2,2-5)
Sono una genìa di ribelli, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro.
Dal libro del profeta Ezechièle
In quei giorni, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”. Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli –, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro».
Parola di Dio
SECONDA LETTURA (2Cor 12,7-10)
Mi vanterò delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia.
A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza».
Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.
Parola di Dio
VANGELO (Mc 6,1-6)
Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Parola del Signore
Commento di P. Vittorino Vivacqua
Il santo vegliardo Simeone, prendendo sulla braccia il bambinello Gesù, aveva preannunziato che egli sarebbe stato “segno di contraddizione”. Infatti la sua parola sconvolgente è stata spesso rifiutata o equivocata dagli uomini , i quali difficilmente ne colgono la profondità. Ci sono due costanti drammatiche nell’ agire salvifico di Dio; da una parte l’ incomprensione o addirittura l’ ostilità degli uomini, dall’ altra il successo di Dio proprio a causa di questa situazione di smacco.
E’ una storia che si ripete da sempre. I profeti sono stati inascoltati, perseguitati, finanche uccisi. Gesù dirà nel vangelo di oggi: “Un profeta non è disprezzato che nelle sua patria tra i suoi parenti e in casa sua”. Anche Paolo ne fa l’ amara esperienza ed egli dirà: “Quando sono debole, è allora che sono forte”.
Le letture odierne ripropongono con forza il mistero del rifiuto di Dio e la sua misericordia che si riversa sull’ uomo, anche se questi è ribelle.
La prima lettura si muove in questa prospettiva. Essa ci riporta un brano della chiamata profetica di Ezechiele. Egli era tra coloro che erano stati deportati la prima volta nel 597 a.C. a Babilonia. Cinque anni dopo il Signore lo chiama al ministero profetico che egli dovrà esercitare tra coloro che si trovano in esilio. Il Signore tuttavia gli fa capire che troverà ostilità ed incredulità; egli dovrà scontrarsi con un popolo di “ribelli”: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito”. L’ incredulità è una costante che accompagna la storia del popolo di Dio. Ma Dio proprio attraverso il fallimento fa risplendere la sua misericordia: “Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli –, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro». La presenza di un “profeta” in mezzo a loro è segno che Dio rimane fedele al suo patto.
Il brano del vangelo di Marco ci riporta l’ insuccesso di Gesù nel suo villaggio, Nazareth. Si poteva pensare che a Nazareth Gesù avrebbe avuto un grande successo,se non altro per un pizzico di campanilismo, per cui un personaggio di spicco diventa subito “gloria paesana”.E invece fu un completo fallimento.
E dire che i suoi compaesani erano attratti dalla sua dottrina e dalla fama dei suoi miracoli. Il loro atteggiamento iniziale è di meraviglia e di benevola attesa. Quando Gesù, di sabato si mise ad insegnare nella loro sinagoga, i nazaretani “rimanevano stupiti e dicevano «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?». Era la stessa reazione che gli ascoltatori avevano avuto dopo il discorso di Gesù alla sinagoga di Cafarnao . Gli ascoltatori erano colpiti dalla sua sapienza, perché sapevano che Gesù non aveva imparato alla scuola di nessuno queste cose e per di più le sue parole erano accompagnate da numerosi prodigi. C’era dunque un “mistero” in quest’uomo che parla con autorità e compie prodigi.
Ma dopo l’iniziale sorpresa, subentra una strana reazione di rifiuto. Non sanno cogliere la straordinarietà del messaggio salvifico di Gesù. Si rivelano superficiali e gretti. “Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Si scandalizzano che uno cresciuto in mezzo a loro di cui conoscevano le origini modeste, il suo mestiere di carpentiere, la semplicità di sua madre, una donna qualsiasi del villaggio, il suo clan, potesse essere colui che tutti aspettavano: il Messia. Si rifugiano dunque nell’ ottusa ordinarietà, incapaci di sospettare che Dio ha schemi diversi da quelli umani.
Di fronte a questo rifiuto preconcetto, a questa freddezza inattesa, lo stesso Gesù commenta amaramente: “un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua” E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì e si meravigliava della loro incredulità”. Il volto umano di Gesù impedisce di andare oltre e di percepire la sua vera identità.
La realtà umana che Gesù incontra è molteplice; va dal rifiuto all’ accettazione o ad una gamma di reazioni intermedie che rivelano la complessità del cuore umano. L’ annuncio del vangelo trova realtà spesso confuse e contorte, perché tocca l’ interno dei cuori. E’ normale dunque che l’ impatto con l’uomo conosca le forme più diverse.La stessa cosa avviene alla Chiesa nello svolgimento del suo ministero. Essa trova la stessa intricata situazione trovata da Gesù. Ma non bisogna cedere allo scoraggiamento. Sarebbe assurdo pensare che il cammino della comunità ecclesiale possa prescindere dalle incomprensione e dalla sofferenza.
La potenza della parola di Gesù è sconvolgente e non può lasciare indifferenti. Essa induce alla conversione e al cambiamento di vita. Perciò la sua accettazione è difficile, perché l’ uomo è in ricerca della verità, ma nello stesso tempo è vittima dei suoi pregiudizi.
Non è raro il caso di tante persone che ammirano le parole di Gesù, accettano le cose grandi di Dio, ma non le piccole, i gesti di potenza di Cristo, ma non la sua umiliazione sulla croce e si fermano alla superficie perché non accettano l’ esigenza di cambiare se stessi.
E’ questa la sfida. Gesù rimane sempre un segno di contraddizione. Sta a noi seguirlo nella vita, riconoscendo che solo accettandolo troveremo salvezza.
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