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4 gennaio 2009 - II Domenica dopo NATALE
II Domenica dopo Natale
I Lettura
Sir 24, 1-4. 8-12
La sapienza loda se stessa, si vanta in mezzo al suo popolo. Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca, si glorifica davanti alla sua potenza:
“Io sono uscita dalla bocca dell'Altissimo e ho ricoperto come nube la terra. Ho posto la mia dimora lassù, il mio trono era su una colonna di nubi.
Il giro del cielo da sola ho percorso, ho passeggiato nelle profondità degli abissi.
Sulle onde del mare e su tutta la terra, su ogni popolo e nazione ho preso dominio.
Fra tutti questi cercai un luogo di riposo, in quale possedimento stabilirmi.
Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine, il mio creatore mi fece posare la tenda e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele.
Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi creò; per tutta l'eternità non verrò meno. Ho officiato nella tenda santa davanti a lui, e così mi sono stabilita in Sion. Nella città amata mi ha fatto abitare; in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore, sua eredità.
II Lettura
Ef 1, 3-6. 15-18
Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto;
Perciò anch'io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, non cesso di render grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, perché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.
Vangelo
Gv 1, 1-18
In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta.
Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto.
A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli rende testimonianza e grida: “Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me”.
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.
Commento di P. Vittorino Vivacqua
Anche questa domenica Il dopo Natale, è pervasa dall' atmosfera teologica del Natale di Gesù. I testi della liturgia sono di alto profilo e di difficile interpretazione; ma sono estremamente consolanti per noi.
La prima lettura è tratta dal libro della Sapienza, opera di un certo Siracide il cui nome completo è Gesù ben Sira, che è vissuto agli inizi del Il secolo a.C.
Il brano proposto sembra una anticipazione del prologo di Giovanni che oggi viene offerto alla nostra riflessione e col quale ci sono evidenti punti in comune.
In queste due strofe che fanno parte di un inno grandioso, si parla della Sapienza divina che si personifica e compie un misterioso viaggio in due tempi.
Essa in primo luogo "esce dalla bocca dell' Altissimo" e sotto forma di "nube" pervade l' universo con la sua potenza creatrice e permea i cieli e la terra. Giovanni inizia il prologo con queste parole "In principio era il Verbo", cioé la parola personificata che altri non è che il Figlio, attraverso il quale tutte le cose sono state create.
Ma il viaggio della Sapienza compie un' altra tappa; una tappa di avvicinamento all'uomo, al suo habitat, alla sue vicende: "Il Creatore dell'universo mi diede quest'ordine: Fissa la tua tenda in Giacobbe... e così mi sono stabilita in Sion". Qui viene descritto l'incontro con l'umanità, simboleggiato dall' elezione di Israele, la modesta nazione di Giacobbe. Essa dimora in Sion, la piccola città dove il Signore stabilisce la sua "tenda ", cioè il tempio di Gerusalemme.
Giovanni allarga la visuale e sposta il baricentro da Gerusalemme al mondo intero. Egli scrive: "Il Verbo si fece carne e pose la sua tenda in mezzo a noi".
Ecco l'intreccio misterioso tra divino ed umano. La Sapienza-Parola personificata, è Gesù di Nazareth il quale pone la sua tenda in mezzo a noi.
Anche la seconda lettura tratta dalla Lettera agli Efesini, riporta una strofe di un altro grande inno.(Leggi Ef. 1).
Protagonista della benedizione è Dio Padre a cui però è strettamente associato Gesù Cristo. Il Padre e il Figlio ci benedicono cioè ci creano, ci danno la salvezza, la vita nuova di figli e noi a nostra volta Li benediciamo e glorifichiamo. Venendo tra noi, Gesù ci offre due doni:
il primo è la chiamata alla santità. Infatti "ci ha scelti per essere santi e immacolati nell' amore". Una scelta che ha compiuto prima ancora che noi venissimo all' esistenza, perchè Dio ci precede nell' amore. E questa scelta avviene nel Cristo, perchè "in lui ci ha scelti". E' una chiamata che sana le ferite del peccato originale e ci inserisce vitalmente nella vita trinitaria.
Il secondo dono è ancora più sorprendente. Egli "ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi" e questo "per opera di Gesù Cristo ". Cristo, divenuto nostro fratello nella carne, fa sì che ognuno di noi diventi figlio adottivo di Dio e quindi partecipi realmente alla famiglia di Dio.
Attraverso la venuta di Gesù Cristo, noi siamo riportati allo splendore del paradiso terrestre, quando l'uomo comunicava e familiarizzava con l'Altissimo. Una realtà trascendente che eleva l'uomo e gli dà una dignità inaudita.
Ma il vangelo di Giovanni ci ricorda il dramma dell 'uomo di tutti i tempi: " il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe... Venne tra la sua gente, ma i suoi non l' hanno accolto ".
Ecco la tragedia umana. Ecco il perchè c'è ancora nel mondo il male, tanto male. Molti con l'indifferenza religiosa, o addirittura con un colpevole ateismo rendono vano il meraviglioso progetto che Dio da sempre ha costruito per noi. Il dono della libertà che ci è stato dato per scegliere le diverse vie per giungere al bene, per molti è diventato strumento di schiavitù, chiusura intellettuale, assenza di vita morale.
In questi giorni natalizi in cui celebriamo il mistero della venuta di Cristo nel mondo e delle meravigliose conseguenza per noi, cerchiamo di avere come ideale di vita quello di accogliere con gioia il Signore che viene.
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