Parrocchia Camigliatello Silano


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30 novembre I domenica di avvento

Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Novembre

30 novembre 2008 - I domenica di avvento

PRIMA LETTURA
Is 64, 1-7
Come il fuoco incendia le stoppie e fa bollire l'acqua, così il fuoco distrugga i tuoi avversari, perché si conosca il tuo nome fra i tuoi nemici. Davanti a te tremavano i popoli,
quando tu compivi cose terribili che non attendevamo,
di cui non si udì parlare da tempi lontani. Orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui.
Tu vai incontro a quanti praticano la giustizia e si ricordano delle tue vie. Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli. Siamo divenuti tutti come una cosa impura e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento.
Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si riscuoteva per stringersi a te; perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci hai messo in balìa della nostra iniquità.
Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci dforma, tutti noi siamo opera delle tue mani.

SECONDA LETTURA
1 Cor 1, 3-9
Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo. Ringrazio continuamente il mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza.
La testimonianza di Cristo si è infatti stabilita tra voi così saldamente, che nessun dono di grazia più vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo.
Egli vi confermerà sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo: fedele è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

VANGELO
Mc 13, 33-37
State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso.
E` come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare.
Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!”.


Commento di P. Vittorino Vivacqua

Con la prima domenica di avvento inizia il nuovo anno liturgico, contrassegnato con la lettera B. Infatti la liturgia della Chiesa si svolge attraverso un ciclo triennale: anno a, anno b, anno c: Durante ogni singolo anno viene proposto alla riflessione dei fedeli in prevalenza uno dei vangeli sinottici: Matteo, Marco o Luca.
Nell’ anno B l’ anno liturgico sarà scandito nelle sue varie tappe dal vangelo di Marco, cronologicamente il primo dei vangeli scritti, composto tra il 60 e il 70 dopo Cristo.
Lo scopo del vangelo di Marco, dallo stile stringato ed asciutto, è quello di condurci alla comprensione del Cristo, vero uomo che si manifesta pian piano come Figlio di Dio.


Avvento è una parola latina “adventus” che significa avvenimento, venuta. E’ dunque un tempo di attesa di un qualcosa di nuovo ed inaudito.
Ma noi sappiamo che questo “nuovo” è già venuto poiché si è realizzato nell’ adempimento della promessa della venuta di un Messia che avrebbe salvato e redento l’ uomo, caduto nel peccato. Il nuovo è Cristo e “non c’ è da attendere nessun’ altra novità dopo di lui”, come dice S. Ireneo.Ma l’ avvento, come tutta la liturgia, non è una sterile rievocazione del passato. E’ invece un’ attualizzazione del tempo presente proteso verso un futuro che ancora una volta è Lui, Cristo, che ritornerà per realizzare nella pienezza il Regno di Dio. Questa è la nostra attesa, che dobbiamo vivere nell’operosità vigilante.
L’ Avvento che apre l’ anno liturgico, ci riporta un brano del vangelo di Marco posto alla fine del suo discorso dedicato al senso della storia umana e del cosmo. La liturgia della parola si apre col sospiro del profeta Isaia che si rivolge a Dio implorando: “Se tu squarciassi i cieli e discendessi!”. E’ il desiderio di tutti i pii israeliti dell’ Antico testamento che attendevano fiduciosi la venuta del Signore. E Dio “ha squarciato i cieli” ed è “disceso” sulla terra con l’ Incarnazione del Figlio suo, Gesù.
Egli ritornerà nella gloria alla fine dei tempi per dare un senso a tutta la storia. Questo è certo. All’ evangelista però non interessa ne il “come”, ne il “quando”, ma piuttosto suggerire gli atteggiamenti e le condizioni per prepararsi a questo evento.
L’ evangelista lo fa attraverso una piccola parabola, quella del portiere, incastonata nel discorso di Gesù. Un uomo “è partito per un viaggio e ha dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito”. Il portiere ha il compito di “vigilare”, perché il Signore, potrebbe tornare in qualunque ora della notte, scandita nei quattro momenti con cui la suddividevano i romani: sera, mezzanotte, canto del gallo, l’ alba. Ai servi e al portiere vengono dati degli imperativi categorici: “State attenti, vegliate, vegliate, vigilate, vegliate”, perchè il ritorno del padrone è imprevedibile. Infatti nel brano evangelico si ripete per ben due volte: “Non sapete quando sarà il momento preciso… Non sapete quando il padrone di casa ritornerà”.
IL messaggio è rivolto a due categorie di persone presente anche ai giorni nostri.
La prima è quella che caratterizza coloro che non si aspettano più nulla. La vita scorre monotona nell’ alternarsi del lavoro, del riposo, del nutrirsi, dello svagarsi. Lo sfruttamento delle risorse naturali è come uno scudo protettivo per il loro tornaconto. E intanto hanno perduto qualsiasi tensione verso le realtà ultime, vivendo avulsi da qualsiasi dimensione religiosa. E’ la situazione descritta da Matteo, quando Gesù evoca il periodo che precede il diluvio.
“In quei giorni gli uomini mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’ arca, e non si accorsero di nulla finchè venne il diluvio e inghiottì tutti”.
La seconda categoria è composta da quelle persone che ritengono di intravedere in ogni segno la fine dei tempi e vivono nella paura angosciosa di un futuro catastrofico. Non avendo fede nella Provvidenza di Dio e nella certezza che Gesù crocifisso e risorto guida il corso della storia, cercano qualcosa che li assicuri: l’ oroscopo, la magia, una religiosità superstiziosa e magica.
Tutto questo induce al disimpegno , lasciando il mondo al proprio destino.
Il messaggio di Gesù però supera questi due atteggiamenti. Infatti l’ avvertimento a vegliare e vigilare, è volto scuotere l’ indifferenza di una vita vissuta nebulosamente senza una prospettiva futura e deve anche rassicurarci che il ritorno del Signore, si verificherà certamente anche se non sappiamo quando, per riscattarci da tutte le schiavitù, giudicare il male e tergere le lacrime di tutti coloro che hanno sofferto per l’ ingiustizia del mondo.
Il cristiano dunque è un uomo che valorizza il presente con la sua operosità nel bene ed è orientato vigorosamente verso un futuro che travalica l’ esistenza terrena e si proietta nella luce dell’ eternità.



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