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Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Marzo
I Lettura
At 2, 42-47
I fratelli erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo.
II Lettura
1 Pt 1, 3-9
Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi tempi.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un pò afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo: voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime.
Vangelo
Gv 20, 19-31
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi".
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò".
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Poi disse a Tommaso: "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!". Rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!".
Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!".
Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Commento di P. Vittorino Vivacqua
La solenne liturgia pasquale si distende nell’ arco di sette settimane, dove il tema centrale è sempre il Cristo Risorto, con alcune caratteristiche della Chiesa che vive alla luce della Resurrezione.
Nella prima lettura di questa seconda domenica di Pasqua tratta dagli Atti degli Apostoli, leggiamo uno dei cosiddetti "sommari", cioè alcuni brevi testi che descrivono in maniera incisiva la vita e la fede della primitiva comunità cristiana.
Il sommario di oggi ci propone le caratteristiche della prima comunità cristiana di Gerusalemme, la chiesa "madre" che diventa il modello di tutte le comunità cristiane di tutti i tempi. Sono quattro i pilastri del loro vivere:
1 – L’INSEGNAMENTO DEGLI APOSTOLI. Il verbo greco "didasko" = "insegnare", si riferisce in primo luogo a Gesù Maestro, che ha completato la rivelazione del Vecchio Testamento ed è venuto a rivelarci i misteri del Padre. Ora il compito di "insegnare" è affidato alla Chiesa, mediante l’ annuncio del Vangelo attraverso la catechesi e la predicazione. "Come potranno credere in Cristo – scrive S. Paolo ai Romani – senza averne sentito parlare, senza che uno lo annunzi?".
2 – il secondo pilastro è" LA FRAZIONE DEL PANE", cioè l’ Eucaristia, che esprime la fede che il corpo risorto del Signore è presente e vivo nella comunità che celebra il memoriale della Pasqua.
3 – Il terzo pilastro sono "LE PREGHIERE" che si facevano nel tempio di Gerusalemme e che alimentavano la pietà biblica con uno spirito nuovo.
4 – Ma la caratteristica che Luca ci descrive con più passione è "L’UNIONE FRATERNA", cioè la "koinonia" che si può tradurre "comunione", "comunità", "condivisione", testimoniata concretamente nella più totale uguaglianza e nella condivisione dei beni. E’ la comunione che deriva dalla consapevolezza che la Pasqua di Gesù segna ora la vita di ogni credente e che l’ Eucaristia fa dei diversi membri della comunità, un solo corpo. La comunione si esprime nei gesti concreti della carità: condivisione dei beni, perdono vicendevole, amore fraterno. Tanto che la gente esclamava meravigliata: "Guardate come si amano!".
Il brano evangelico di Giovanni ci presenta il Risorto che la sera stessa di Pasqua appare ai discepoli. Le prime parole che Gesù pronuncia sono: "Pace a voi!"; saluto ripetuto per ben due volte. Queste parole le ascoltiamo ieri come oggi, mentre giungono al nostro orecchio le grida di uomini e donne, crocifisse come Gesù dalla guerra e dalla violenza. Una violenza che si scatena senza sosta in tante parti del mondo. Dove assume aspetti e caratteristiche diverse; ma rimane sempre coartazione della dignità umana. "Pace a voi!", ripete Gesù, mente mostra i segni della crudeltà degli uomini incisi sul suo corpo.
Gli apostoli se ne stavano nel Cenacolo a porte chiuse, tristi e paurosi. Ma il Signore entra a porte chiuse e comunica loro la gioia. A loro Gesù dà il mandato di annunziare al mondo il Vangelo e dopo aver ricevuto la pienezza dei doni dello Spirito Santo, ricevono il potere di perdonare i peccati nel suo nome.
Ma Tommaso non era con loro. E quando al suo ritorno i discepoli gli dicono: "Abbiamo visto il Signore", egli non crede. Vuole prima sperimentare. Tommaso rappresenta coloro che progrediscono lentamente, magari con crisi ricorrenti, nella fede. "Se non vedo e non metto le mani nel suo costato, non crederò". E’ il "credo" di tanti uomini e donne prigioniere del proprio orizzonte ristretto, delle proprie sensazioni, limitati soltanto a ciò che vedono e toccano. Il Vangelo non si scandalizza di questo, perché mai sono mancate le difficoltà nel credere.
Otto giorni dopo Gesù riappare ai discepoli e questa volta è presente anche Tommaso. Gesù, dopo aver ripetuto il saluto, invita Tommaso a toccare le sue piaghe. Ma in realtà è lui che tocca il cuore dell’ apostolo incredulo, che ormai non ha più bisogno di toccare. Al discepolo che cade adorante in ginocchio Gesù dice: "Perché mi hai veduto, hai creduto. Beati quelli che pur non avendo visto, crederanno".
Dalla fede, nasce la gioia della Pasqua. Ce lo dice l’ apostolo Pietro, il quale, dopo averci ricordato che Dio Padre "nella sua grande misericordia ci ha rigenerato mediante la resurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce",, afferma: " Voi lo amate pur senza averlo visto, e ora senza vederlo credete in lui". E’ la situazione di colui che ha cercato con perseveranza ed ha trovato nella fede Gesù Risorto
I Lettura
At 10, 34. 37-43
In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: "In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone,
Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio.
Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome".
II Lettura
Col 3, 1-4
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!
Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria.
Vangelo
Gv 20, 1-9
Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!".
Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.
Commento a cura di P.Vittorino Vivacqua
"La fede dei cristiani – scrive S. Agostino – è la resurrezione di Cristo". Parole che fanno eco a quelle dell’ apostolo Paolo, il quale afferma che se Cristo non fosse risorto "vana sarebbe la nostra fede". La morte e la risurrezione di Gesù costituiscono il "Kerigma", cioè il nucleo centrale di tutta la predicazione apostolica e tutte le altre scritture su Gesù non ne sono che il completamento. Si capisce allora perché in questa domenica di Pasqua la liturgia ci presenta testi biblici più numerosi del solito.
Oggi la prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli (10,34-37-43), ci riporta parte del discorso che Pietro tenne nella casa del centurione Cornelio. In questo discorso sono chiaramente delineati i tratti fondamentali della vita di Gesù, dal battesimo, fino alla sua morte-resurrezione. Innanzitutto Pietro ed i discepoli sono dei testimoni. Essi perciò possono affermare la storicità di Gesù che annunzia la buona novella nella Galilea e nella Giudea negli anni 30-36. E possono anche affermarne la divinità. Ma soprattutto testimoniano la sua morte e resurrezione: "Noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo ad una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua resurrezione dai morti".
Il vangelo di Giovanni ci riporta due brani caratteristici intimamente legati tra loro.
Il primo episodio ha come protagonista una donna: Maria di Magdala, la quale di buon mattino si reca al sepolcro e "vede" che "la pietra era stata ribaltata". Pensando che qualcuno avesse portato via il corpo del Signore, corre trafelata al Cenacolo ed annunzia a Pietro e a Giovanni: "Hanno portato via il Signore e non sappiamo dove lo hanno posto". I due allora "correvano insieme" verso il sepolcro. Ma Giovanni arriva prima di Pietro e si ferma sulla soglia. Pietro entra per primo nel sepolcro vuoto e "vede le bende per terra, e il sudario che gli era stato posto sul capo… piegato in un luogo a parte". Dopo entra anche Giovanni, il quale "vide" e "credette".
Non è facile credere alla resurrezione di Gesù. Tutto il racconto di Giovanni è percorso dal dubbio dei suoi personaggi. Dubita Maria Maddalena che era venuta a cercare un cadavere, dubita Pietro, dubitano i discepoli, dubita Tommaso; tanto sorprendente e inattesa è la novità di questo evento. Giovanni invece coglie il significato dei segni: "vide" e" credette". Alla chiaroveggenza della fede egli aveva accoppiato quella dell’ amore.Gli altri hanno bisogno di "vedere". Ma l’ oggetto del "vedere" è duplice. C’ è un "vedere" fisico, materiale che non porta alla fede e c’ è un "vedere" che va al di là dell’ esperienza sensoriale, per coglierne il significato profondo. Anche Pietro e Maria di Magdala giungeranno successivamente alla fede. Il ritardo è dovuto al fatto che essi "non avevano ancora compreso la scrittura, che egli doveva resuscitare dai morti".
La Maddalena non riconosce Gesù perché è legata ancora al Gesù terreno. Il Risorto ormai ha inaugurato una presenza nuova: quella del corpo glorioso che ha una dimensione completamente diversa da quella del corpo terreno.
Proprio da Giovanni noi abbiamo l’ ultima beatitudine riservata a noi: "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno" (20,29). La fede vera è quella che si affida totalmente alla Parola di Dio e non quella che cerca appigli sensoriali. La resurrezione di Gesù infatti non è un’ esperienza sperimentale, né ha una dimostrazione di tipo scientifico. Rimane solo e soltanto un atto di fede.
Ma qual’ è il significato di quella che S. Paolo definisce: "la potenza della resurrezione"? La certezza della salvezza. Scrive infatti l’ apostolo: "Se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con tutto il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo". Dunque noi affermiamo con forza: Cristo è veramente risorto.
A questo fatto sorprendente, deve però corrispondere il nostro impegno personale di testimoniare con la nostra vita la resurrezione. Ci dice oggi S. Paolo: "Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra". E’ necessario perciò che il cristiano respiri e viva in un clima di resurrezione, perché per molti Cristo ancora non è risorto. Ci sono infatti tanti cristiani che vivono nel peccato, nell’ odio, nella violenza oppure nell’ indifferenza.
Dicono gli Atti degli Apostoli che i primi cristiani erano "testimoni della resurrezione", nel senso che vivevano una vita fatta di preghiera, di ascolto della parola, di frazione del pane (l’ Eucaristia), dove si nutrivano del Cristo Risorto pane di vita e principio di fratellanza vera tra tutti.
Dobbiamo recuperare questi valori ed essere animati dalla forza della resurrezione di Cristo, artefici di un mondo rinnovato.
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