Parrocchia Camigliatello Silano


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2 novembre Commemorazione di tutti i Fedeli Defunti

Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Novembre

2 novembre - COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI - 1


Una commemorazione di tutti i defunti il 2 novembre appare verso il secolo X-XI in ambiente monastico. A Roma è ricordata per la prima volta verso gli inizi del secolo XIV.


I Lettura
Gb 19, 1.23-27
Rispondendo Giobbe disse:
“Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro sul piombo, per sempre s'incidessero sulla roccia! Io lo so che il mio Vendicatore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno non da straniero”.

II Lettura
Rm 5, 5-11
Fratelli, l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito.
Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui.
Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione.

Vangelo
Gv 6, 37-40
In quel tempo, Gesù disse alla folla: “Tutto ciò che il Padre mi dá, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno”.

2 novembre
COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI - 2


I Lettura
Is 25, 6.7-9
In quel giorno, il Signore degli eserciti preparerà su questo monte un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre che copriva tutte le genti. Eliminerà la morte per sempre; il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto; la condizione disonorevole del suo popolo farà scomparire da tutto il paese, poiché il Signore ha parlato. E si dirà in quel giorno: “Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse; questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza.

II Lettura
Rm 8, 14-23
Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: “Abbà, Padre!”.
Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio.
E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.
La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sapppiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Vangelo
Mt 25, 31-46
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.
E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.

2 novembre
COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI - 3


I Lettura
Sap 3, 1-9
Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità. Per una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé: li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto. Nel giorno del loro giudizio risplenderanno; come scintille nella stoppia, correranno qua e là.
Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro. Quanti confidano in lui comprenderanno la verità; coloro che gli sono fedeli vivranno presso di lui nell'amore, perché grazia e misericordia sono riservate ai suoi eletti.

II Lettura
Ap 21, 1-5. 6-7
Io, Giovanni, vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più.
Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente che usciva dal trono: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro". E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate”. E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”; e soggiunse: “Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci. Ecco sono compiute! Io sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio”.

Vangelo
Mt 5, 1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.


Commento di P. Raniero Cantalamessa


La giornata odierna è dominata dal pio e affettuoso ricordo delle persone defunte che in vita ci sono state care. Ognuno di noi, specialmente dopo una certa età, ha il suo piccolo necrologio nel cuore; i nomi che vi sono stati scritti di fresco sono naturalmente quelli che salgono prima alla mente, che ridestano ricordi, fremiti e rimpianto.
E' giusto che oggi diamo spazio a queste persone care perché possano rivivere nel nostro pio affetto e nella nostra preghiera. Un nostro grande poeta ha scritto un poema - i Sepolcri - per dire che è solo questa la piccola, evanescente vita che c'è dopo la morte: vivere nel ricordo di chi resta e in nessun altro modo. Noi cristiani dobbiamo credere che i nostri morti vivono in senso ben piú vero e pieno di questo: vivono « in Dio ». Se andiamo a visitare il loro sepolcro non è, perciò, soltanto per ridestare un ricordo, per rivivere il momento doloroso del distacco, ma per stabilire, attraverso questi segni sensibili, un contatto reale con essi, per imparare da essi qualcosa intorno al grande viaggio che anche noi, presto o tardi, dovremo compiere.
La cosa piú utile che possiamo fare, mentre siamo riuniti ad ascoltare la parola di Dio, non è, dunque, quella di parlare dei morti, quanto quella di parlare della morte. « Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio dice la Scrittura - e nessun tormento ormai le può raggiungere » (Sap. 3, lì. La morte, invece, ci riguarda da vicino e tutti. Di fronte ad essa, siamo radicalmente uguali, tutti indifesi ed esposti, come bambini che, nel buio della notte, soli nel letto grande dei genitori, si stringono tra loro per la paura.


Potremmo continuare a parlare della morte in questo tono, considerandola per questo suo volto terribile che è quello con cui si annida nel fondo dei nostri pensieri. Ma a che servirebbe parlarne cosi? A nulla, se non ad aumentare inutilmente la nostra angoscia. Di questa morte sappiamo tutto per conto nostro; non occorre che né la Chiesa né i predicatori ce ne istruiscano.

Se lo fanno ci infastidiscono, perché abbiamo l'impressione che si voglia speculare sulla nostra fragilità e sulla nostra paura, tentando di conquistarci con uno spauracchio, come si fa con i bambini irrequieti. Di fronte a quel volto oscuro della morte, non resta a noi credenti -- come a tutti gli altri - che piangere, senza freddi moralismi: piangere come pianse Gesú sulla tomba dell'amico Lazzaro e come pianse lagrime di sangue sulla propria morte, là, nell'orto degli ulivi.
Noi non parleremo, perciò, di questa morte. Parleremo dell'altro volto di essa: quello che solo la parola di Dio è in grado di svelarci. Il volto della morte « che ha perso il suo pungiglione e che è stata inghiottita dalla vittoria » (1 Cor. 15, 54), che non minaccia piú, perciò, il nostro essere di distruzione totale.
Per capire questo linguaggio, dobbiamo avere la fede, dobbiamo credere che la morte è stata vinta,
una volta per sempre, nel momento che Gesú Cristo è passato attraverso di essa, ne ha succhiato, per cosí dire, tutto il veleno ed è risorto da morte.

Con due grandi immagini, la Scrittura cerca di svelarci questo volto cristiano della morte. Essa è un
parto.
Tutta la vita dell'uomo e del cosmo è vista da Gesú e da san Paolo come uno « stato di attesa » ed è paragonata esplicitamente allo stato di una donna incinta (cf. Gv. 16, 2 1; Rom. 8, 19 ss.). Quel giorno si conclude la lunga gestazione della « creatura nuova », nasce 'uomo nuovo, quello destinato a vivere per sempre, come dalla crisalide nasce la farfalla. Per questo, la liturgia chiama la morte dei santi « natività
» (dies natalis). Noi siamo già quella creatura nuova, cioè figli di Dio, ma - dice Giovanni - solo allora si rivela quello che ora siamo in verità (1 Gv. 3, 2). Il bambino che era nascosto nel grembo della madre viene « alla luce ».

La morte è anche un
battesimo: « C'è un battesimo i con cu devo essere battezzato... », disse Gesú, alludendo alla sua morte (Le. 12, 50). Battesimo e morte sono due termini intercambiabili nel linguaggio di san Paolo: « Sepolti nel battesimo », « battezzati nella morte » (col. 2, 12; Rom. 6, 3). Questo simbolismo era piú eloquente alle origini, quando il catecumeno veniva condotto sulla sponda di un corso d'acqua o d'una piscina, era svestito, immerso nell'acqua fin quasi alla testa e quindi rivestito di una veste bianca. La morte - dice l'apostolo è qualcosa del genere: è uno svestirsi della veste di miseria che è il corpo, è un immergersi nella terra, per risorgere un giorno con una veste nuova che è il corpo glorioso della risurrezione (cf. I. Cor. 15, 42; 2 Cor. 5, 2 s.).
Una veste nuova, eppure identica a quella di prima! Perché « risorgerà la carne, ogni carne, la stessa carne » (Tertulliano,
Res., 63ì. « In carne beati esse volumus », esclamava sant'Agostino: noi vogliamo essere felici con la nostra carne, non a dispetto di essa; e, del resto, anche san Paolo afferma che « noi non vogliamo essere spogliati, ma sopravvestiti » (2 Cor. 5, 4). Poco sappiamo di questa nuova veste: « Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno? », si chiedevano a Corinto. La risposta è: « Come è il celeste, cosí saranno anche i celesti » (1 Cor. 15, 49): cioè, come è avvenuto di Cristo nella sua risurrezione, cosí avverrà di quelli che sono di Cristo: « Egli trasformerà il nostro corpo mortale a immagine del suo corpo glorioso » (Canone 3).


La risurrezione, dunque: ogni nostro pensiero va sistibilmente a finire qui. Senza di essa, la stessa fede sarebbe vana (1 Cor. 15, 14) e noi non potremmo far altro, di fronte alla morte, che « affliggerci come gli altri che non hanno speranza » (1 Tess. 4, 3). In una delle letture bibliche di oggi, abbiamo sentito la voce di Giobbe che diceva: « Io so che il mio Redentore è vivo e che, dopo che questa mia pelle sarà distrutta, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno non da straniero. Con la mia carne - e non senza di essa - vedrò il mio Dio


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