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Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Marzo
I Lettura
1 Sam 16, 1.4. 6-7. 10-13
In quei giorni, il Signore disse a Samuele: "Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l'ho rigettato perché non regni su Israele? Riempi di olio il tuo corno e parti. Ti ordino di andare da Iesse il Betlemmita, perché tra i suoi figli mi sono scelto un re".
Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: "E` di buon augurio la tua venuta?".
Rispose: "E` di buon augurio. Sono venuto per sacrificare al Signore. Provvedete a purificarvi, poi venite con me al sacrificio". Fece purificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio. Quando furono entrati, egli osservò Eliab e chiese: "E` forse davanti al Signore il suo consacrato?". Il Signore rispose a Samuele: "Non guardare al suo aspetto né all'imponenza della sua statura. Io l'ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l'uomo. L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore". Samuele chiese a Iesse: "Sono qui tutti i giovani?". Rispose Iesse: "Rimane ancora il più piccolo che ora sta a pascolare il gregge". Samuele ordinò a Iesse: "Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui".
Quegli mandò a chiamarlo e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e gentile di aspetto. Disse il Signore: "Alzati e ungilo: è lui!".
Samuele prese il corno dell'olio e lo consacrò con l'unzione in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi.
II Lettura
Ef 5, 8-14
Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate ciò che è gradito al Signore, e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente, poiché di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare.
Tutte queste cose che vengono apertamente condannate sono rivelate dalla luce, perché tutto quello che si manifesta è luce.
Per questo sta scritto: "Svègliati, o tu che dormi, dèstati dai morti e Cristo ti illuminerà".
Vangelo
Gv 9, 1-41
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: "Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?". Rispose Gesù: "Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo".
Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: "Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)". Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: "Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?". Alcuni dicevano: "E` lui"; altri dicevano: "No, ma gli assomiglia". Ed egli diceva: "Sono io!".
Allora gli chiesero: "Come dunque ti furono aperti gli occhi?". Egli rispose: "Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista".
Gli dissero: "Dov'è questo tale?". Rispose: "Non lo so".
Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: "Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo".
Allora alcuni dei farisei dicevano: "Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato". Altri dicevano: "Come può un peccatore compiere tali prodigi?". E c'era dissenso tra di loro. Allora dissero di nuovo al cieco: "Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?". Egli rispose: "E` un profeta!".
Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: "E` questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?". I genitori risposero: "Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l'età, parlerà lui di se stesso". Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano gia stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: "Ha l'età, chiedetelo a lui!".
Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: "Dágloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore". Quegli rispose: "Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo". Allora gli dissero di nuovo: "Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?".
Rispose loro: "Ve l'ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?".
Allora lo insultarono e gli dissero: "Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia".
Rispose loro quell'uomo: "Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla".
Gli replicarono: "Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?". E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che cacciato fuori, e incontratolo gli disse: "Tu credi nel Figlio dell'uomo?". Egli rispose: "E chi è, Signore, perché io creda in lui?".
Gli disse Gesù: "Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui". Ed egli disse: "Io credo, Signore!". E gli si prostrò innanzi.
Gesù allora disse: "Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi". Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: "Siamo forse ciechi anche noi?". Gesù rispose loro: "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane".
Commento di P. Vittorino Vivacqua
La liturgia di questa quarta domenica di quaresima è tutta improntata alla preparazione dei catecumeni ai sacramenti dell’ iniziazione cristiana. Da una parte troviamo i simboli celebrativi dei sacramenti: acqua, luce,vita e dall’ altra si percorre l’ itinerario della scoperta di Gesù Salvatore. Questo cammino introdotto dall’ evangelista Giovanni già col racconto della samaritana, prosegue oggi col primo dei sette miracoli raccontati da Giovanni che egli chiama "segni", perché vanno aldilà del fatto taumaturgico, e mirano a scoprirne il significato nascosto.
Tutto il capitolo nono è dedicato alla narrazione del miracolo del cieco nato. Gesù "passando vide un uomo cieco dalla nascita". Si tratta di un povero derelitto seduto ai margini della strada, esposto alla pietà dei passanti che di tanto in tanto gli mettono sulla mano uno spicciolo, mentre transitano frettolosamente. Gesù invece "lo vide", cioè prese in considerazione la situazione di quel disgraziato e si fermò. Anche i discepoli che lo seguivano, si fermarono: Ma per loro quest’ uomo cieco dalla nascita, diventa un caso per intavolare una disputa: "Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché nascesse cieco?". Infatti secondo il giudaismo corrente la malattia è conseguenza del peccato. Dio cioè castigava l’ uomo in proporzione della sua colpa.
L’eterna domanda dell’ uomo angosciato di fronte al male. Da dove proviene il male? Chi ne è responsabile? E qui le risposte sono innumerevoli. Bisogna addossare la colpa a qualcuno, per rifuggire dalle proprie responsabilità. E’ colpevole la società, gli altri, i potenti, perfino Dio stesso che non interviene a scongiurare le varie calamità. Questa concezione in verità fa parte della mentalità di molti cristiani. Spesso si sente dire: "Ma che male ho fatto per meritare questa punizione dal Signore?". E’ una concezione miope perché Dio è Padre e non possiamo invischiarlo nella nostra povera esperienza di piccineria, come se Dio stesse a guardare puntigliosamente il nostro comportamento per punire inesorabilmente la nostre manchevolezze.
Gesù, pur non rispondendo alla questione teorica, afferma decisamente: "Né lui ha peccato, né i suoi genitori". Anzi non solo il Signore non infligge le malattie , ma neppure è indifferente verso chi ne è colpito. Così avviene nella vicenda del cieco nato: Gesù gli si avvicina e lo tocca; gli spalma sugli occhi inariditi un po’ di fango fatto con la saliva e gli dice: "Va’ a lavarti nella piscina di Siloe". Il dono non viene dato immediatamente, ma richiede la collaborazione del cieco. Egli deve obbedire a quanto gli dice Gesù. Ed egli "andò, si lavò e tornò che ci vedeva".
Il cammino della conversione inizia con la volontà di voler cambiare e culmina nel battesimo o nelle promesse battesimali, chiamate anche "illuminazione". Una illuminazione progressiva. Dapprima il cieco obbedisce a "quell’ uomo che si chiama Gesù". E’ tornato che ci vedeva e riconosce in quell’ uomo un "profeta". "uno che viene da Dio". Infine, dopo il duro scontro con gli scribi e farisei, avviene l’ incontro personale col Cristo e da questo incontro nasce la vera fede. Gesù gli riapre gli occhi e lui riconosce Gesù come "Figlio dell’ Uomo e Signore", prostrandoglisi in atto di adorazione.
La seconda parte del vangelo è dedicata alla cecità di farisei e giudei. Essi non vogliono vedere. Dinanzi all’ evidenza della guarigione, mettono in dubbio l’ identità della persona, si arroccano in dispute religiose sul sabato (di sabato infatti secondo loro non era permesso neppure di guarire un malato!), giungono perfino a dubitare che fosse nato cieco e la loro malafede si conclude con la scomunica dell’ ex cieco nato.
In questo atteggiamento di chiusura viene drammaticamente emblemizzata la pretesa di chi crede di "vedere", anzi di possedere la verità, mentre invece brancola nelle tenebre cupe della propria superbia e supponenza. Questo è il vero peccato, Un peccato permanente ed assoluto.
Anche noi dobbiamo rivivere questa pagina del vangelo, riconoscersi bisognosi di luce, fermarci dinanzi alle sofferenze del prossimo, vedere tutto con gli occhi della fede e pervenire all’ Illuminazione battesimale approfondendo la conoscenza di Gesù Luce del mondo e saper riconoscere che solo lui è "Signore" e "Salvatore".
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