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29 giugno Santi Pietro e Paolo

Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Giugno

29 giugno - Santi Pietro e Paolo

Pietro, scelto da Cristo a fondamento dell'edificio ecclesiale, clavigero del regno dei cieli, pastore del gregge santo, confermatore dei fratelli, è nella sua persona e nei successori il segno visibile dell'unità e della comunione nella fede e nella carità.
Paolo, cooptato nel collegio apostolico dal Cristo stesso sulla via di Damasco, strumento eletto per portare il suo nome davanti ai popoli, è il più grande missionario di tutti i tempi. Entrambi gli apostoli sigillarono con il martirio a Roma, verso l'anno 67, la loro testimonianza al Maestro. La “Depositio martyrum” ne riferisce la solennità il 29 giugno.

I Lettura
At 12, 1-11
In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni.
Vedendo che questo era gradito ai Giudei, decise di arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Azzimi. Fattolo catturare, lo gettò in prigione, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua. Pietro dunque era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui.
E in quella notte, quando poi Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro piantonato da due soldati e legato con due catene stava dormendo, mentre davanti alla porta le sentinelle custodivano il carcere.
Ed ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: “Alzati, in fretta!”. E le catene gli caddero dalle mani.
E l'angelo a lui: “Mettiti la cintura e legati i sandali”. E così fece. L'angelo disse: “Avvolgiti il mantello, e seguimi!”. Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si era ancora accorto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell'angelo: credeva infatti di avere una visione.
Essi oltrepassarono la prima guardia e la seconda e arrivarono alla porta di ferro che conduce in città: la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l'angelo si dileguò da lui. Pietro allora, rientrato in sé, disse: “Ora sono veramente certo che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva il popolo dei Giudei”.

II Lettura
2 Tm 4,6-8.17.18
Carissimo, quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele.
Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.
Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili: e così fui liberato dalla bocca del leone.
Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Vangelo
Mt 16, 13-19
In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?”.
Risposero: “Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”.
Disse loro: “Voi chi dite che io sia?”.
Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.
E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.
E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.

Commento di Gianfranco Ravasi

I.
«Simon Pietro disse: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. E Gesù: Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra ediflcherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che sciosulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16).

E curioso notare che questa solennità squisitamente eccleè stata adottata dalla liturgia romana molto prima dello stesso Natale. La liturgia della Parola ruota attorno a quedue «colonne» della Chiesa. Pietro domina nella prima e nella terza lettura, Paolo ci offre un prezioso ritratto autonella seconda lettera a Timoteo. Da questi braemergono alcuni lineamenti fondamentali che componil disegno del vero apostolo di Cristo e della sua Chiesa.
Il discepolo è chiamato dal Cristo. L'angelo guida Pietro fuori dalla prigione perché continui ad annunziare il Crie a testimoniarlo nella vita. «Il Signore mi è stato vicie mi ha dato forza», scrive Paolo guardando retrospetla sua avventura apostolica. Ma è soprattutto nel brano «petrino» di Matteo 16 che appare il primato della chiamata del Cristo: «Io ti dico: Tu sei Pietro...». Il nome, che nel mondo semitico è definizione della persona stessa, esprime il ruolo che Pietro avrà nel progetto messianico di Gesù: egli sarà la base su cui si ergerà compatta la comunià messianica. E una chiamata che non è prodotta dai mecbiologici o socio-economici («carne e sangue») ma per diretta vocazione del Padre. La chiamata e la missione sono per eccellenza grazia, anche perché sono partecipazione alla stessa funzione del Cristo che è «roccia», basamento, «pietra angolare».
Il discepolo, come il Maestro, attraversa la galleria oscudel rifiuto e della persecuzione. Negli Atti Pietro è getin prigione piantonato da due soldati e legato con due catene mentre Giacomo è ucciso di spada. Paolo vede la sua vita come una battaglia, una corsa, una navigazione temil suo sangue è versato come in un'offerta sacrifila sua esistenza è stata fatta scivolare fuori «dalla bocca del leone», già pronta ad inghiottirla. Nella promessa a Piedel Vangelo leggiamo: «Le porte degli inferi non pre». Queste porte sono una metafora per indicare il regno della morte che attenta allo splendore della creazioe delle forze del male che contrastano l'azione di Dio e del suo Cristo.


Tuttavia di fronte a questi assalti e a questi incubi la cerè una sola: «Le catene gli caddero dalle mani...»; «fui liberato dalla bocca del leone»; «le porte non prevarranno». Potremmo idealmente commentare questa proclamazione di fiducia dell'apostolo e della Chiesa con le celebri parole di Teresa d'Avila: «Nulla ti turbi, nulla ti rattristi, tutto pasDio non muta. La pazienza tutto ottiene. Chi possiede Dio non manca di nulla: solo Dio gli basta».
L'ultimo elemento che regge il lezionario è la celebraziodella realtà
Chiesa. Nel testo degli Atti si dice che «una preghiera saliva incessantemente dalla Chiesa per Pietro». Il racconto ruota attorno alla figura di Pietro e alla sua rileper la comunità di Gerusalemme. Paolo traccia il prodella sua attività missionaria condotta all'insegna del serdella donazione e della speranza. E Dio sigilla l'opera del suo ministro con «la corona di giustizia», cioè con la glodella piena comunione con lui. Ma è soprattutto nel Vangelo che oggi la Chiesa appare in tutto il suo fulgore.
Essa appare nel suo fondamento che è Pietro-roccia, segno visibile della pietra che è Cristo. Essa appare nella sua stoà, coinvolta com'è nelle tempeste del male, delle persecuzioni, dell'odio scatenato dal male e dalle potenze di quemondo. Essa appare nella sua funzione primaria che è quella del perdono e del giudizio (“degare e sciogliere»). Essa appare nella sua umanità rappresentata da Pietro, apostolo anche traditore, perché fatto anche di «carne e sangue». Essa appare nella sua grandezza legata al simbolo delle chiavi, cioè all0 scopo di introdurre nel Regno «insegnando a osservare tutto quanto Cristo ci ha insegnato» (Mt 28, 20).

II.
«Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16).
«Il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona batho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giumi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazio» (2Tm 4).

All'interno della pagina evangelica che costituisce il cuodi questa celebrazione scegliamo per la nostra riflessioi versetti della promessa di Gesù a Pietro, successivi alla confessione di fede dell'Apostolo e alla beatitudine di Gesù («Beato sei tu, Simone...»).
Potremmo con Ortesio da Spinetoli considerare queste parole come «il primo
Tu es Petrus che la Chiesa delle orisull'indicazione di Gesù, canta al suo vescovo e suprepastore». Noi ci fermeremo ora sui tre simboli che dominelle parole di Gesù.
Il primo è quello della
pietra che si collega al nome arakefa' attribuito da Gesù a Simone (Gal 1, 18; 2, 9.11.14; i Cor 1, 12; 3,22; 9, 5; 15,5). Nel mondo biblie semitico il mutamento del nome implica il mutamento del destino e della realtà d'una persona. Simone diviene, allora, la roccia sulla quale Gesù getta le basi di quell'ediche è la Chiesa, di cui, però, egli sarà sempre «pietra angolare» insostituibile.
L'intera costruzione gravita su questa base senza la quale è destinata all0 sgretolamento (Mt 7, 24-27). Cristo e Piehanno, quindi, una funzione connessa: la funzione del Cristo nei confronti della Chiesa è partecipata anche da PieE interessante notare che nei Vangeli il termine «Chie» ricorre solo qui e in Mt 18, 17.
La Chiesa è e resta di Gesù («mia») ma viene affidata nella sua fase terrena a Pietro che è quasi la presenza visied esteriore della interiore inabitazione del Cristo pasquale. Per questo «le porte degli inferi» (immagine per indicare l'intero regno degli inferi, cioè le energie negative del male e della morte) non potranno attentare e demolire l'edificio fondato su Pietro. La Chiesa («convocazione») dei credenti in Cristo ha, quindi, un centro di unificazione che è espressione concreta e storica della presenza soprandel Cristo «con noi sino alla fine dei tempi» (Mt 28,20).
Il secondo simbolo è quello delle
chiavi che in una casono indizio di un dominio e di una responsabilità su di essa.
Sono perciò il segno vivo ed efficace d'una potestà che dal Cristo viene ora trasmessa a Pietro come nel noto caso ricordato da Isaia e riguardante il ministro Eliakim: «Metò il potere nella sua mano; gli porrò sulla spalla la chiadella casa di Davide: se egli apre nessuno chiuderà, se egli chiude nessuno aprirà» (22, 20-22). Pietro diventa, come quell'oscuro ministro ebraico, il vicario del Re supremo, Cridiventa il suo fiduciario: non è il fondatore e il sovradel Regno ma il responsabile immediato che deve eserin modo delegato il potere. E questo potere riguarda anche l'insegnamento perché «aprire e chiudere» allude indiall'espressione rabbinica della cosiddetta «chiadella scienza», come aveva detto Gesù ai farisei: «Voi non vi siete entrati e avete messo ostacolo a quelli che vi entravano» (Lc 11,52).
Il terzo simbolo è presente nel binomio
legare e scioglieun binomio riservato soprattutto ai permessi e alle proinell'ambito dell'insegnamento e della prassi moraL'apostolo è chiamato, quindi, ad insegnare, ad evangee a decidere la qualità morale delle scelte umane alla luce della Parola di Cristo. Egli interpreta autorevolmente il pensiero di Cristo e stimola il fedele all'amore e alla giunelle decisioni continue e storiche della Chiesa. Per l'evidente parallelismo con l'altro binomio «rimettere-non rimettere» di Giovanni 20, 23, la nostra espressione abbracanche la remissione dei peccati e l'ammissione o l'escludall'amicizia con Dio. I simboli ci disegnano dunque il ritratto della Chiesa come comunità visibile di salvezza centrata sul ministero di unità, di insegnamento, di perdoe di giudizio di Pietro che egli riceve dal Cristo e che è condiviso dal collegio apostolico in distinta e parallela posi(vedi Mt 18, 18).
Al ritratto di Pietro aggiungiamo ora quello di Paolo così come è delineato da quella specie di testamento autobioche egli traccia per il suo collaboratore Timoteo. Giunto al tramonto della vita, Paolo guarda retrospettivail suo passato tormentato, passionale, coraggioso ed entusiasta, tutto posseduto dal Cristo che l'ha impugnato come una spada sulla via di Damasco. L'apostolo usa quatimmagini per disegnare l'itinerario della sua esperienza cristiana. La prima è
cultica e richiama il rito della libazioin cui tutto il vino versato sul braciere esala totalmente verso l'alto e verso Dio: così tutta la sua esistenza è salita verso il suo Signore senza che nulla fosse trattenuto quagper se.
La seconda immagine è desunta dal mondo della
nauno dei mezzi di comunicazione più moderni d'allora, usato abbondantemente da Paolo: «è giunto il momento di sciogliere le vele». L'apostolo sa di essere giunto ormai al porto dopo aver attraversato le tempeste e le vicentumultuose della vita.
Il terzo simbolo è
militare e allude alla battaglia combatda Paolo: il suo itinerario terreno non è stato distace sereno ma è stato ripetutamente attraversato da lotpersecuzioni, confronti aspri. Come scrive più avanti nel nostro brano, è stato “liberato dalla bocca del leone» quando ormai sembrava che la sua esistenza fosse giunta all'ultima foce.
Il quarto simbolo è
sportivo: «ho terminato la mia corsa». Come l'atleta che tutto sacrifica nella tensione per la vittoria così Paolo ha effuso tutte le energie per raggiunquella «corona di giustizia» ben diversa dalla «corona corruttibile» dello stadio (1 Cor 9, 25).
Ma in ogni istante di questa avventura d'amore e di donanon è mai venuto meno lui, «il Signore che mi è vicino e che mi dà forza».


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