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Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Ottobre
26 ottobre - XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
I Lettura
Es 22, 20-26
Così dice il Signore: “Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto.
Non maltratterai la vedova o l'orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l'aiuto, io ascolterò il suo grido, la mia collera si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.
Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all'indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.
Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando invocherà da me l'aiuto, io ascolterò il suo grido, perché io sono pietoso.
II Lettura
1 Ts 1, 5-10
Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.
E voi siete diventati imitatori nostri e del Signore, avendo accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grande tribolazione, così da diventare modello a tutti i credenti che sono nella Macedonia e nell'Acaia.
Infatti la parola del Signore riecheggia per mezzo vostro non soltanto in Macedonia e nell'Acaia, ma la fama della vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, di modo che non abbiamo più bisogno di parlarne.
Sono loro infatti a parlare di noi, dicendo come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti a Dio, allontanandovi dagli idoli, per servire al Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, che ci libera dall'ira ventura.
Vangelo
Mt 22, 34-40
In quel tempo, i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?”.
Gli rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.
E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”.
Commento di P. Vittorino Vivacqua
Nonostante la brevità del testo, il brano di questa XXX^ domenica del tempo ordinario, inquadrato anch’ esso nel contesto delle “controversie” coi rappresentanti del giudaismo ufficiale dell’ epoca, costituisce uno dei testi fondamentali del cristianesimo.
Un dottore delle legge interroga Gesù “per metterlo alla prova”. L’ oggetto del contendere è quello di stabilire quale fosse il primo ed il più importante dei comandamenti. Un tema molto dibattuto nelle scuole rabbiniche dopo che, con mentalità prettamente giuridica avevano estratto e catalogato dalla Torah ben 613 precetti. Su di questi era accesa una aspra discussione nel tentativo di classificarli in ordine di importanza e stabilire così una gerarchia di valori. Le discussioni erano minuziose e pedanti. La questione di quale fosse il primo di essi era molto accesa, perché il pio israelita poteva disperdersi e smarrirsi di fronte a questa copiosa precettistica. C’ era dunque bisogno di una semplificazione.
L’ amore verso Dio era scontato per un ebreo, il quale conosceva molto bene la formula del Deuteronomio (6,4-5): “ Ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo: Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’ anima e con tutte le forze”. E nel Levitico si legge: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (19,18). Questi due testi però si ritenevano staccati l’ uno dall’ altro e comunque soggetti alla classificazione vigente. Senza dire che “prossimo” per l’ ebreo era solo il connazionale o correligionario.
Rispondendo al dottore della legge che vorrebbe trascinare Gesù nelle quisquiglie classificatorie dei vari precetti, la risposta del Maestro divino non intende stabilire una scala di valori, ma vuole dare un’ impostazione all’ intera esistenza umana, unificando in un certo modo i due precetti. Fondamentale è l’ amore verso Dio, ma “simile” a questo è l’ amore verso il prossimo. “Simile” non significa identico, ma significa che l’ amore che si deve ad un altro uomo deve somigliare a quello col quale amiamo Dio. Dal contesto delle parole di Gesù si evince che “prossimo” è qualsiasi uomo e l’ amore verso il prossimo diventa il banco di prova del nostro amore verso Dio. Non si può amare Dio, se non si ama anche il prossimo.
E Gesù aggiunge “Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti”. Il significato della frase appare evidente se si traduce bene il verbo greco usato nel testo che è “krémetai”; questo significa “appendere” e qui viene tradotto con “dipende”. Vuol dire che tutto la Legge i Profeti, sono come “appesi” a questo unico chiodo portante che è l’ amore di Dio e del prossimo. L’ amore diventa così un atteggiamento interiore su cui si basano tutti i comandamenti, anche i più piccoli. Alla luce del vangelo odierno dobbiamo rilevare che purtroppo anche nella morale cattolica c’ è stata una precettistica particolareggiata, che pretendeva di classificare in peccati mortali o veniali i singoli atteggiamenti umani, creando confusione e scrupoli nei credenti.
Oggi il rinnovamento recente della teologia morale ha superato il legalismo della casistica e punta decisamente a privilegiare l’ opzione fondante e unificatrice di tutta la morale: quella dell’ amore vero Dio e verso il prossimo. Se l’ uomo imposta la sua vita di fede nell’ opzione fondamentale dell’ amore, osserva con fedeltà tutti i comandamenti perché sono espressione della volontà di Dio ed ogni cosa, anche minima, viene fatta per piacere a Lui. In questo senso si capisce bene la frase di S. Agostino “Ama e fai quello che vuoi”.
Sparisce così la contrapposizione tra l’ amore verso Dio e l’ amore verso il prossimo. Entrambi si intrecciano, si incrociano e si vivificano reciprocamente, formando così uno stile di vita che improntato sull’ amore, trova in esso la sua fonte di unità e tutto l’ essere dell’ uomo ne è coinvolto.
“Amare Dio con tutto il cuore e amare il prossimo come se stesso”, costituisce dunque un punto fermo della rivelazione biblica, attorno a cui deve ruotare la vita dell’ uomo e la storia del mondo.
Mentre l’ amare Dio è ritenuto ovvio, non così invece è per l’ amore verso il prossimo. Amare il prossimo è anzitutto amare l’ altro per il semplice fatto che è uomo ed a lui è necessario riservare lo stesso amore che si ha per se stesso. Nella prospettiva cristiana amare il prossimo è qualcosa di più; è amare l’ uomo in Dio, perché ogni uomo è immagine di Dio. Scrive S. Giovanni: “Ognuno che ama è generato da Dio e conosce Dio; chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (4,7-8). Ed egli va oltre perché rapporta l’ amore verso il prossimo all’ amore che Gesù ha per noi: “Vi do un comandamento nuovo: di amarvi gli uni gli altri ; come io vi ho amato così voi amatevi gli uni gli altri” (13,14). In quest’ ottica nel giudizio universale descritto da Matteo nel cap. 25,40-45, Cristo ritiene come fatto personalmente a lui ciò che noi facciamo all’ uomo.
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