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Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Maggio
25 maggio
SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO
I Lettura
Dt 8, 2-3. 14-16
Mosè parlò al popolo dicendo: “ Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. il tuo cuore non si inorgoglisca in modo da dimenticare il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua; che ha fatto sgorgare per te l'acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri.
II Lettura
1 Cor 10, 16-17
Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane.
Vangelo
Gv 6, 51-58
In quel tempo, Gesù disse alla folla dei Giudei: “ Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.
Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”.
Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.
Commento di P. Vittorino Vivacqua
In tutte le culture pane, vino e acqua vanno aldilà del loro significato materiale; non sono considerati soltanto come cibo e bevanda per alimentare la vita fisica dell’ uomo, ma sono anche simbolo di comunione, di affratellamento, di amicizia.
Le tre pagine bibliche di questa domenica in cui celebriamo la festa del Corpus Domini, vogliono appunto spiegare la ricchezza spirituale profonda del cibo e della bevanda che Dio amorosamente offre all’ uomo in ogni momento della sua storia: la manna e l’ acqua nel deserto ed il corpo e sangue di Cristo nel Nuovo Testamento.
La prima lettura è tratta dal libro del Deuteronomio. Un testo cosiddetto “parenetico”, un’ omelia che viene messa in bocca a Mosè per tenere viva nel popolo la memoria delle meraviglie che Dio ha compiuto a favore del suo popolo. Il brano proposto si riferisce al cammino di Israele nel deserto, prima di entrare nella terra promessa. Esso è simbolo del cammino della vita dell’uomo, segnata dalla tentazione, dalla fatica, dalla sofferenza, dal peccato. Allo stesso modo col quale Dio ha guidato la traversata del deserto, così guida il cammino dell’ uomo. Mosè ricorda agli israeliti le azioni compiute da Dio a favore del suo popolo: la manna, l’acqua che scaturisce prodigiosamente dalla roccia, la protezione costante. La manna che appare come brina e l’acqua che sprizza dalla roccia, servono per nutrire il popolo affamato ed assetato, ma simboleggiano la fame dell’ uomo per la parola di Dio. Senza di questo cibo spirituale, l’ uomo si inaridisce perché privo della linfa vitale che dona vigore al suo spirito. “L’uomo – afferma il Deuteronomio – non vive soltanto di pane, ma di quanto esce dalla bocca del Signore”. E’ un chiaro invito a superare la materialità dell’ esistenza ed inserirsi nella presenza attiva di Dio, che si manifesta con la sua provvidenza ed i suoi doni. E’ l’ invito ad avere fame e sete della Parola di Dio.
Il brano della lettera di Paolo ai Corinzi ed il vangelo di Giovanni manifestano il significato del pane di vita che ci è donato dal Cristo.
Giovanni lo fa nella conclusione del celebre capitolo sesto del suo vangelo dove nella sinagoga di Cafarnao Gesù pronuncia quello che viene chiamato il Discorso sul pane di vita. Agli ascoltatori allibiti, Gesù proclama la necessità di mangiare la sua carne e di bere il suo sangue. Cristo offre la sua persona come alimento della vita del credente, segno di assimilazione e di comunione con lui.
Gli ebrei che ascoltano prendono questi termini nella loro materialità. Ma nella concezione semitica il sangue indica la vita, la vita offerta alla divinità e quindi al Dio unico degli ebrei. Dando il sangue, Gesù annuncia che offrirà la sua vita in sacrificio a Dio per noi. Con il termine carne (o corpo) si vuole indicare la persona che offre se stessa. “Carne e sangue” rappresentano l’ esistenza concreta di una persona. Gesù dunque afferma che sarà lui il cibo spirituale che sarà dato per l’ uomo in sacrificio a Dio gradito.
Paolo nella sua lettera ai Corinzi sintetizza con rara efficacia il senso di ogni celebrazione eucaristica. Attraverso il pane e il vino posti sull’ altare Cristo comunica a noi la sua vita. Il calice è “la comunione con il sangue di Cristo”; il pane “la comunione col corpo di Cristo”. Questo cibo spirituale, pane di vita eterna, fa di noi “un corpo solo”, perché tutti “partecipiamo dell’ unico pane”.
L’ Eucaristia è il grande “mistero della fede”. L’ incomprensione verso di essa non è solo quella dei cafarnaiti, ma di molti uomini del nostro tempo. Essa è il centro della vita di fede. Chi crede veramente, non può fare a meno di ripetere coi martiri di Abitene: “Senza la domenica (cioè senza l’ Eucaristia) non possiamo vivere”,
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