Parrocchia Camigliatello Silano


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25 dicembre Natale

Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Dicembre 2007

I Lettura
Is 9, 1-3. 5-6

Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando si spartisce la preda. Poiché il giogo che gli pesava e la sbarra sulle sue spalle, il bastone del suo aguzzino tu hai spezzato come al tempo di Madian.
Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore

II Lettura
Tt 2, 11-14

Carissimo, è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo; il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone.

Vangelo
Lc 2, 1-14

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città.




Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto.
Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.
C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: "Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore.




Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia".
E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:
"Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama".
"Veniva nel mondo la luce vera che illumina ogni uomo...Ma il mondo non lo riconobbe. Venne tra la sua gente, ma i suoi non l' hanno accolto".
(Giovanni 1)

Commento a cura di P. Vittorino Vivacqua


Carissimi,
a tutti voi l'augurio angelico di pace e pienezza di bene. Buon Natale! ci ripetiamo tutti con una frase divenuta convenzionale, ma che invece è carica di un grande significato, da quando non molti secoli fa l'Occidente cristiano, colpito dalla bellezza di questa festa, la considerava come il principio della rigenerazione cosmica e contò a lungo gli anni, cominciando dal Natale. Era la festa della rinascita. Buon Natale allora significa: buona rinascita.
La parola che oggi ci rivolge il Signore attraverso la liturgia, è varia ed abbondante. Nella notte ascoltiamo il vangelo di Luca che ci narra la nascita di Gesù in un duplice sfondo spazio temporale. Nella messa del giorno il celebre prologo del vangelo di Giovanni che definisce la venuta del Figlio di Dio sulla terra "luce vera che illumina ogni uomo".
Luca ci tiene ad inquadrare storicamente la venuta di Cristo nel mondo, anche se la Bibbia non vuole darci verità di tipo storico. Egli vuole sottolineare che veramente il Figlio di Dio in un tempo determinato ed in luogo preciso, si è incarnato nel seno purissimo di Maria, ed è entrato a far parte della storia umana, compiendo la promessa di Dio di mandare nel mondo il Messia, l' Emmanuele, il Dio con noi.
Gesù nasce a Betlemme, l'antica città di Davide, la quale però a quei tempi non era che un' oscura borgata fra le altre. E qui, ci fa notare l'evangelista, "non c'era posto per loro". Per questo motivo la nascita del Salvatore avviene in una delle tante grotte che costellavano i pendii di Betlemme e per culla ha soltanto una mangiatoia.
Un' altro punto geografico indicato da Luca, è il"campo dei pastori". Un accampamento di seminomadi, considerati impuri e quindi indegni di stare nella società civile. Sono loro i primi destinatari dell' annunzio celeste, sono loro ad ascoltare per primi l'augurio di pace esteso a tutti gli uomini: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama"; sono loro che senza indugio si mettono alla ricerca del bambino.
C' è anche uno sfondo temporale. Il primo è scandito da un atto imperialistico, quello di Cesare Augusto che impone il suo "primo censimento". E questo ci ricorda che Gesù nasce in un popolo oppresso, che i potenti usano come pedine del loro scacchiere
Il secondo tempo indicato da Luca è quello della notte. E' la notte messianica da cui scaturirà il giorno senza tramonto, perchè Cristo, come ci dice l'evangelista Giovanni è "la luce venuta ad illuminare il mondo".
Luca ci presenta la famiglia di Gesù: una coppia di sposi poveri e giusti.
Il Bambino Gesù si circonda di uomini semplici: i pastori. Eppure sono proprio costoro i primi destinatari di una rivelazione cosmica: dal cielo scende un inno di pace e di glorificazione, il Gloria. E il dono che tutti i fedeli ricevono è la pace messianica: pace tra uomo e uomo, pace tra uomo e cosmo, pace tra uomo e Dio. Lo stesso Cristo è il "Principe della pace".
Forse l'indifferenza di Betlemme è anche la nostra indifferenza. Siamo troppo inorgogliti e tronfi per le conquiste tecnologiche e non abbiamo l'umiltà dei pastori di metterci in ricerca. E così la cosiddetta civiltà ci divora col consumismo e con la sfrenata ricerca dei beni materiali. Essa ha creato un uomo senz' anima. E' sempre vero purtroppo quello che scrive Giovanni nel prologo: "Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.. ma i suoi non lo hanno accolto". E' il dramma che coinvolge l'umanità di ogni tempo: accogliere o rifiutare Dio e la sua salvezza, farsi inondare dalla sua luce, o abbruttire dalle tenebre.
Eppure N Il Verbo si è fatto carne, ed ha posto la sua tenda in mezzo a noi". Ciò significa che nel mondo è avvenuto un fatto sconvolgente: Dio è con noi, è l' Emmanuele, è Colui che ci ha salvati e redenti e si è fatto compagno della nostra vita, fratello che ci prende per mano. E' venuto a portare nel mondo la pace, cioè l' armonia, la fratellanza, la gioia per tutti gli uomini della terra. Questo è il messaggio che ognuno di noi deve far proprio. Questa deve essere la linea direttiva del terzo millennio, che sarà più umano e dignitoso nella misura in cui tutti i popoli della terra con pari dignità diventano protagonisti della pace universale.
Noi vogliamo essere figli della luce e riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi soprattutto nei poveri, negli emarginati e nei sofferenti.
La pace e la gioia sia con tutti voi! Buon Natale!
La liturgia del Natale sprigiona gioia incontenibile ed è tutta permeata dal saluto angelico: "Gloria a Dio nell’ alto dei cieli e pace agli uomini che egli ama".
Nell’ "oggi" di duemila anni orsono, quando si realizzò la promessa di Dio di inviare nel mondo il suo Figlio unigenito, c’ era un’ atmosfera di attesa in un mondo segnato anche allora dalle tenebre del male. Nell’ "oggi" di quest’ anno, ci si presenta un panorama fosco e tenebroso. In dispregio di ogni elementare principio etico è stata avviata la clonazione umana, anche se fermata allo stadio iniziale. Il terrorismo ha dato la stura ad una guerra sanguinosa che tende a proliferare ed estendersi a dismisura, facendo tantissime vittime innocenti; nella terra di Gesù è in corso una faida incontenibile di violenza che richiama violenza. Senza parlare della strage dei bambini, delle malattie delle ingiustizie che segnano il mondo del peccato.
Eppure il Natale ritorna ogni anno per ricordare agli uomini una verità sconvolgente. Dio è entrato nel nostro mondo tenebroso e ci ha circonfusi della sua luce. Ma, come dice Giovanni nel Prologo al suo Vangelo, "gli uomini non l’ hanno accolto". E’ il dramma della storia di ogni tempo e quindi anche della storia che noi viviamo.
Ma veniamo al racconto di Luca, che viene proclamato la notte di Natale. Egli inquadra questo evento centrale della nostra salvezza in un contesto di tempo e di spazio, con un preciso riferimento alla vicenda di Cesare Augusto e ad un villaggio della Giudea chiamato Betlemme. Quindi un evento certo e verificabile. E la liturgia ci guida alla stessa direzione quando usa ripetutamente la parola "oggi". "Oggi" nasce Gesù e viene in mezzo a noi; "oggi" il Vangelo risuona sulla nostra terra, "oggi" si manifesta la presenza del Salvatore in messo a noi.
Secondo la simbologia biblica, l’ "oggi" indica il tempo della pienezza, quando si realizza il disegno provvidenziale di Dio. Questo concetto viene anche espresso con il verbo "compiersi" che indica la realizzazione delle promesse divine. "Si compirono per Maria i giorni del parto" scrive Luca. E cioè arrivarono a piena maturazione i tempi previsti da Dio per adempiere la sua promessa.
Una promessa che si realizza nella notte. Il biblista G. Ravasi osserva che la tradizione giudica enumera quattro grandi notti nella Bibbia. La prima era stata quella della creazione quando risuonò la parola onnipotente di Dio: "Sia la luce!". La seconda aveva caratterizzato l’ alleanza con Abramo. La terza fu quella della liberazione del popolo dalla schiavitù egiziana e finalmente la quarta è quella della nascita del Messia, che Giovanni definisce "la luce del mondo". Una luce senza tramonto, come profetizza Zaccaria: " Sarà sempre giorno, non ci sarà più la notte e a sera risplenderà al luce" (Zac. 14.7).
All’ umanità avvolta nel freddo della notte appare la luce di Dio con l’ annunzio di una "grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Giuda un Salvatore che è il Cristo Signore". E’ la sorpresa più significativa: "un bambino è nato per noi"; un bambino apparentemente fragile e simile a tutti gli altri, ma che in realtà è il dono del Figlio che Dio fa all’ umanità, facendolo diventare uno come noi tramite la collaborazione della vergine Maria.
Il Bambino Gesù, che è venuto a portare nella mondo la pace, vuole abitare dentro di noi. Non c’ era posto per Giuseppe e Maria nell’ albergo. E cioè non che non ci fosse un piccolo spazio per poter dormire nel caravanserraglio che ospitava le gente di passaggio; non c’era un posto riservato dove la Vergine potesse partorire. E così Gesù nacque in una stalla.
Ora egli bussa alla porta del cuore di ognuno di noi nella speranza che ci sia un posto per lui. La nascita di Gesù a Betlemme e nelle zone oscure del nostro essere, avviene in un "oggi" preciso. E’ l’ oggi di Dio che non ammette ritardi. Tutti siamo chiamati ad accoglierlo ed essere come i pastori, annunciatori del messaggio di pace cantato dagli angeli.
Anche per questo nostro mondo truculento gli angeli hanno cantato l’ annunzio di pace. Anche per chi è avvolto nella tenebre il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi: Egli è stato proclamato re di giustizia, principe della pace. Sapranno gli uomini del nostro tempo, riconoscere ed accogliere questa presenza?


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