Menu principale:
Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Novembre
23 novembre 2008 - XXXIV domenica del tempo ordinario - Crito Re
I Lettura
Ez 34,11-12.15-17
Così dice il Signore Dio: “Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Le ritirerò dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d'Israele, nelle valli e in tutte le praterie della regione. Le condurrò in ottime pasture e il loro ovile sarà sui monti alti d'Israele; là riposeranno in un buon ovile e avranno rigogliosi pascoli sui monti d'Israele.
Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio.
Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.
A te, mio gregge, dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri.
II Lettura
1 Cor 15, 20-26.28
Fratelli, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo; poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza.
Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi.
L'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.
Vangelo
Mt 25, 31-46
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si sederà sul trono della sua gloria.
E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.
Commento di P. Vittorino Vivacqua
Se abbiamo avuto la ventura di visitare in Italia o all’ estero le grandiose basiliche splendenti di mosaici, abbiamo potuto ammirare l’ abside dove troneggia la figura del Cristo Pantocratore. Una figura maestosa che fa risplendere la gloria di Gesù assiso alla destra del Padre. L’ iconografia,
soprattutto nelle chiese di rito greco, ma anche in molte cattedrali e chiese di rito latino, è ricca di splendide rappresentazioni del giudizio finale. Di solito viene raffigurato sul portale delle chiese, come in Romania, e serve a destare nei fedeli l’ attesa verso questo evento finale della storia. Tutti poi abbiamo presente la poderosa raffigurazione del Giudizio universale di Michelangelo nella Cappella Sistina.
Questo evento finale che concluderà l’ attesa escatologica del ritorno del Signore, ci viene presentato oggi alla fine dell’ anno liturgico, dal vangelo di Matteo nella conclusione del suo quinto discorso, il “discorso escatologico”.
In linea con la tradizione biblica, il giudizio ci viene raffigurato nella duplice immagine del sovrano orientale che davanti alla corte pronuncia il suo verdetto e del pastore che a sera, prima di introdurre il gregge nel recinto, “separa le pecore dai capri”. Quindi un re pastore.
Innanzitutto emerge la figura del “Figlio dell’ Uomo” cioè del Messia che “verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli e si siederà sul trono della sua gloria”. Ormai il Cristo è stato glorificato dal Padre ed in Lui converge la creazione del mondo dall’ inizio alla fine. E’ ciò che afferma l’ Apocalisse con queste parole: “Io sono l’ Alfa e l’ Omega, Colui che è. Che era e che viene”.(Ap. 1,8-25).
Il Figlio dell’ uomo verrà circondato dai suoi angeli e davanti a lui saranno convocate tutte le genti. Quindi anche i pagani. Il primo atto del giudizio sarà quello del pastore che conosce bene il suo gregge e che perciò discriminerà i buoni, che saranno chiamati “benedetti dal Padre mio”, dai cattivi che saranno chiamati invece “maledetti”. Egli porrà gli uni alla destra e gli altri alla sinistra.
Simbolicamente la destra significa occupare un posto di onore, avere successo, prosperità; la sinistra invece indica sventura, sconfitta, maledizione.
Ma quale sarà il criterio di questa scelta? Il giudizio sarà fatto sull’ amore dimostrato verso “i piccoli”. Coloro cioè che si sono trovati in situazione di miseria, di povertà, di sofferenza, di malattia, di emarginazione.
Chi nella vita ha compiuto le opere della misericordia elencati da Matteo in modo esemplificativo nel dare da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati,accogliere i forestieri, vestire gli ignudi, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, sarà oggetto delle benedizione del Signore ed entrerà a far parte di quel Regno che è stato preparato già fin dalla fondazione del mondo. La salvezza infatti fa parte dell’ originario disegno di Dio e trova compimento nel giudizio finale.
Esso è in linea col grande comandamento dell’ amore. Solo chi si apre agli altri e fa della sua vita un dono di amore, sarà salvo. Al contrario di coloro che invece hanno chiuso egoisticamente il loro cuore, restringendo l’ orizzonte della loro vita solo a pensare al loro tornaconto.. Per costoro sarà pronunziato il tremendo verdetto: “Via, lontani da me, maledetti, nel fuoco eterno”.
Il fuoco eterno e il castigo eterno, esprimono la concezione ebraica del castigo, fatto di sofferenza (il fuoco eterno) e soprattutto di lontananza da Dio.Il Paradiso e l’ inferno infatti non sono un luogo, ma uno stato di contemplazione del volto di Dio, fonte di immensa ed eterna felicità, oppure della sua privazione definitiva.
Ma quello che è ancora più sorprendente è il fatto che Gesù si identifica con quelli che chiama “piccoli”: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’ avete fatto a me”.
Dunque gli ultimi, i diseredati, tutti coloro che fanno parte dell’ umanità sofferente, sono l’ immagine vivente del Cristo.
S. Francesco d’ Assisi mentre da giovane scorazzava con fierezza per le vie di Spoleto e si apprestava a ricevere l’ investitura di cavaliere, cavalcando un cavallo bardato finemente, incontra un lebbroso. Dopo un primo sussulto di ribrezzo, scende da cavallo ed abbraccia quel lebbroso. E quando sta per volgergli ancora uno sguardo prima di risalire sulla sua cavalcatura, il lebbroso sparisce. Era Cristo che aveva incontrato sulla sua strada.
Meditando sul giudizio finale, ognuno di noi deve trarne preziosi insegnamenti. Passa velocemente la nostra esistenza terrena. Noi pensiamo che la molteplicità degli impegni, il correre frenetico verso attività di solo stampo terreno debbano essere l’ unico scopo della vita. Ora sappiamo quale sarà il giudizio di Dio su di noi al momento della nostra morte e alla fine dei tempi. Riscopriamo la gioia di servire gli ultimi, di dedicarci a loro con amore, di riconoscere e valutare tutte le persone, specialmente quelle emarginate, perché quello che facciamo a loro lo facciamo a Cristo. Solo l’ amore ci salverà.
Menu di sezione: