Parrocchia Camigliatello Silano


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23 dicembre IV domenica di avvento

Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Dicembre 2007

I Lettura
Is 7, 10-14

Il Signore parlò ancora ad Acaz: “Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto”. Ma Acaz rispose: “Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore”.
Allora Isaia disse: “Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele.

II Lettura
Rm 1, 1-7

Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il vangelo di Dio, che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture, riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti, Gesù Cristo, nostro Signore.
Per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia dell'apostolato per ottenere l'obbedienza alla fede da parte di tutte le genti, a gloria del suo nome; e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo.
A quanti sono in Roma diletti da Dio e santi per vocazione, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.

Mt 1, 18-24

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.
Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.
Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.
Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.



Commento di P. Vittorino Vivacqua



Nell’ immediatezza del Natale la liturgia ci invita a contemplare il grande evento della nascita di Cristo. E lo fa fornendoci una duplice illuminante direttiva. La prima è l’ annunciazione dell’ angelo a Giuseppe; l’ altra è il vaticinio di Isaia al re Acaz ( 7,14)a cui fa esplicito riferimento il brano del vangelo di Matteo di questa domenica (vv.22-23): “Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio, che sarà chiamato Emmanuele, che significa “Dio con noi””.

Protagonista della scena è Giuseppe. Ma accanto a lui emerge prepotentemente la figura di Maria e l’ azione dello Spirito Santo, che nella pienezza dei tempi opera il prodigio dell’ incarnazione.
La storia di Giuseppe si compie nello strazio drammatico di un uomo che secondo la legge deve prendere una decisione ineludibile nei confronti di Maria che egli ama con tutto il cuore. Infatti “Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incintaper opera dello Spirito Santo”.
La conoscenza delle usanze matrimoniali dell’ antico Israele, ci aiuta a comprendere il travaglio interiore di Giuseppe.
Il matrimonio era composto di due tempi ben definiti.
Il primo era il fidanzamento ufficiale di un giovane con una ragazza, che normalmente aveva 12, 13 anni. La ratifica del fidanzamentocomportava una nuova situazione per la ragazza. Essa era “sposa” a tutti gli effetti, pur continuando a vivere per un anno nella sua casa. Per questo l’ infedeltà veniva considerata un vero e proprio adulterio. E l’adulterio in un primo momento, veniva punito con la lapidazione. Successivamente però la pena era stata mitigata e imponeva per legge il ripudio della sposa infedele, un divorzio ufficiale con tutte le conseguenze civili e penali per la donna.



Dopo l’ anno del fidanzamento si celebrava solennemente il matrimonio col trasferimento della sposa alla casa dello sposo, tra suoni, luci e canti e del banchetto nuziale esteso a tutti gli abitanti del villaggio.
Ora possiamo comprendere il dramma di Giuseppe. Egli ama profondamente Maria; ma la legge gli impone di licenziarla, cioè di ripudiarla secondo le norme legali del tempo, esponendola così al disonore. Ma, dice il vangelo, Giuseppe era un uomo “giusto”, cioè mite, buono, misericordioso. E così sceglie dolorosamente la via “segreta” e cioè il solo libello di ripudio con due testimoni, senza una denunzia legale. Egli vuole uscire rispettosamente da una storia più grande di lui, senza infangare la vita di quella giovane donna.
Ma proprio mentre Giuseppe viveva nell’ angustia e nel dubbio, la notte dello spirito viene rischiarata dall’ intervento di Dio, che per mezzo diunangelo che gli appare in sogno, dissipa il dramma di Giuseppe. Siamo dinanzi ad una vera teofania che si rivela con alcuni tratti caratteristici. Il primo è l’ invito a non temere. Anche a Maria l’ angelo aveva rivolto lo stesso invito. Giuseppe non deve temere di completare la prassi del matrimonio portando Maria nella sua casa. Una frase che riempie di gioia il suo cuore. Col secondo,scatta l’annuncioimprevedibile: “quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”. La stessa assicurazione che era stata fatta a Maria. Solo un uomo “giusto” come lui, poteva accettare questa sorpresa sconvolgente. In terzo luogo Dio comanda a Giuseppe di dare al bambino il nome Gesù, che significa “Salvatore”. Da questo momento il suo ruolo si trasforma: egli diventa il padre legale del bambino che nascerà e lo introduce nel filone della stirpe di Davide. Nello stesso tempo si caratterizza come collaboratore di Dio nel suo progetto dell’ incarnazione.
Se Giuseppe, destatosi dal sonno, esegue fedelmente quanto l’ angelo gli ha ordinato, vuol dire che egli ha una grande fede nel Dio di Israele. Per cui diventa la figura del credente, che ha fiducia anche nel momento della difficoltà a leggere determinate situazioni di vita. Inoltre è il simbolo di una fede pura che aderisce fiduciosamente al Signore, anche quando questi si rivela attraverso il sogno.
La totale disponibilità di Giuseppe al volere di Dio, è obbedienza di fede che rende giusti dinanzi a Dio e capaci di accogliere ciò che è umanamente incomprensibile. Prendendo con sé la sua sposa, Giuseppe non solo ha evitato l’ emarginazione sociale di Maria, ma ha preso contemporaneamente con sé l’ Emmanuele, il “Dio con noi”. Il Messia irrompe nella storia umana in maniera imprevedibile e si serve di due creature umili, ma profondamente credenti: Maria, che accoglie l’ invito di Dio, e Giuseppe che diventa il padre putativo di Gesù, il Salvatore.
Giuseppe è il nostro modello. Anche la nostra fede può essere costellata di dubbi, incertezze, smarrimenti, tenebra. Ma dobbiamo essere certi che, come è scritto nel libro di Giobbe (33,14-15): “Dio parla in un modo o in un’ altro”. Bisogna avere la pazienza di attendere di essere anche noi illuminati da un gesto che certo ci sarà dato e che verrà a rischiarare la notte del nostro spirito. L’ importante è imitare la fiducia di Giuseppe, che crede anche quando gli si presenta una situazione per lui incomprensibile.


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