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22 febbraio - VII domenica del tempo ordinario

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22 febbraio 2009 - VII domenica del tempo ordinario

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)


I Lettura
Is 43,18-19.21-22.24-25
Dal libro del Signore Isaia.
Così dice il Signore:
" Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa.
Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi. Invece tu non mi hai invocato, o Giacobbe; anzi ti sei stancato di me, o Israele. Non mi hai acquistato con denaro la cannella, né mi hai saziato con il grasso dei tuoi sacrifici. Ma tu mi hai dato molestia con i peccati, mi hai stancato con le tue iniquità. Io, io cancello i tuoi misfatti, per riguardo a me non ricordo più i tuoi peccati. .

II Lettura
2 Cor 1, 18-22
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.
Fratelli, Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è "sì" e "no". Il Figlio di Dio, Gesù Cristo che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu "sì" e "no", ma in lui c'è stato il "sì". E in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute "sì". Per questo sempre attraverso lui sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria.
E' Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l'unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito Santo nei nostri cuori.

Vangelo
Mc 2, 1-12
Dal vangelo secondo Marco.
Dopo alcuni giorni, Gesù entrò di nuovo a Cafarnao. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola.
Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone.
Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: "Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati".
Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: "Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?". Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: "Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino disse al paralitico alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua".
Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di simile!".


La liturgia di questa VIl domenica del tempo ordinario mette in evidenza l' infinita misericordia di Dio che cancella il peccato dell' uomo ed il potere di Gesù di perdonare i peccati. Invece nella Il lettera di Paolo ai Corinzi di cui oggi iniziamo la lettura, veniamo messi in guardia dai falsi predicatori del vangelo.
Il brano del secondo Isaia che ci viene proposto nella prima lettura, ha come sfondo la storia di infedeltà e di tradimenti del popolo d Israele e la potenza dell' amore di Dio che nonostante tutto, è sempre pronto a perdonare. Il profeta si rivolge al popolo di Israele oppresso dalla schiavitù babilonese. Dio porrà fine alla schiavitù nonostante non lo abbia invocato, anzi si sia "stancato di Lui".
"Tu mi hai dato molestia con i peccati - dice il Signore -, mi hai stancato con le tue iniquità... Non ricordate le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco io faccio una cosa nuova... lo, io cancello i tuoi misfatti, per riguardo a me non ricordo più i tuoi peccati". Il perdono dunque è frutto della magnanimità di Dio. Solo Lui può perdonare il peccato.
La pericope odierna del vangelo di Marco ci mostra Gesù che libera tutto l'uomo: anima e corpo. Nel mondo semitico infatti non c'è la distinzione tra corpo ed anima, che è frutto della filosofia greca; c' è la persona intesa in tutta la sua interezza fisica e spirituale. Gesù si manifesta come il Messia che ha gli stessi poteri di Dio: non solo libera dai mali fisici, ma ha il potere di "rimettere" il peccato, cioè di tagliare alla radice la forza del male.
Il brano del vangelo odierno (2, 1-12) ci riporta la prima delle cosiddette "controversie galilaiche" e cioè i cinque conflitti che hanno come sfondo la Galilea. Il primo è quello riguardante il perdono dei peccati. Ormai il clima entusiastico dell' inizio della predicazione di Gesù si va attenuando, anzi man mano si trasformerà in aperta ostilità.


Siamo ancora a Cafarnao e l'episodio della guarigione del paralitico che oggi ci viene narrata, avviene quasi certamente nella casa di Pietro. In questa casa e nel cortile antistante, molta gente si accalcava per ascoltare Gesù e per portargli i malati. La folla era esorbitante, e così alcune persone che portavano un paralitico, erano impossibilitate ad entrare. E allora salgono sul tetto-terrazzo e praticano un foro al soffitto fatto di canne, travi e terra battuta e con una corda calano l'infermo adagiato su una barella, nella stanza dove Gesù predicava.
Gesù lo accoglie amorevolmente; ma come prima cosa dice al paralitico: "Ti sono rimessi i peccatil". Una frase sconvolgente che per gli scribi presenti suona come una bestemmia; così pensano in cuor loro. Infatti solo Dio può perdonare i peccati. E allora Gesù, rivolto a loro dice: "Perchè pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico ti sono rimessi i peccati o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perchè sappiate che il figlio dell'uomo ha il potere di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e va' a casa!". Così la distanza tra Dio e Cristo è annullata, anche Gesù può perdonare i peccati e dunque si rivela Figlio di Dio. Il miracolo in questo caso ha la valenza di una testimonianza divina, perchè mai Dio compirebbe un miracolo per affermare una falsità.
Il paralitico viene liberato completamente dal male fisico; ma soprattutto dal male morale.
Il brano paolino si sofferma su alcuni che contestavano per interessi personali la sua parola. Erano pseudo-evangelisti. Dice G.Ravasi: "...essi ostentano sceneggiate mistiche e miracolistiche, riuscendo a catturare gli ingenui: il gusto dello spettacolare, il carismaticismo esasperato, il clamore pubblicitario sono incompatibili con l'annunzio dell' evangelo che ha al suo centro "la vergogna" della croce".
Anche nel tempo nostro lo spettacolarismo, il senso magico della religione può mescolarsi nella vita del credente. Occorre allora purificare il nostro approccio con Dio e, come il paralitico, lasciarsi guarire integralmente dalla potenza salvatrice di Gesù, che taglia il male alle radici.



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