Parrocchia Camigliatello Silano


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21 settembre XXV domenica del tempo ordinario

Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Settembre

21 settembre - XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

I Lettura
Is 55, 6-9
Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino.
L'empio abbandoni la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

II Lettura
Fil 1, 20-27
Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.
Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa debba scegliere. Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; d'altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne.
Per conto mio, sono convinto che resterò e continuerò a essere d'aiuto a voi tutti, per il progresso e la gioia della vostra fede, perché il vostro vanto nei miei riguardi cresca sempre più in Cristo, con la mia nuova venuta tra voi. Soltanto però comportatevi da cittadini degni del vangelo, perché nel caso che io venga e vi veda o che di lontano senta parlare di voi, sappia che state saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del vangelo.

Vangelo
Mt 20, 1-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “ Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono.
Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto.
Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dáloro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi.
Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno.
Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro?
Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te.
Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi “.

Commento di P. Vittorino Vivacqua

I capitoli 19-23 di Matteo ci presentano Gesù che dalla Galilea si sposta verso la Giudea per entrare definitivamente a Gerusalemme dove si compirà la sua missione terrena.
Durante questo viaggio molteplici e fuori della mentalità corrente sono gli insegnamenti di Gesù, come l’ indissolubilità del matrimonio, il celibato, il retto uso della ricchezza, la difficile sequela ecc.. Questi insegnamenti, così diversi da quelli degli scribi e dei farisei, gli procurano da parte di costoro un atteggiamento di forte contrasto , che culminerà con l’ invettiva di Gesù:
“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti”. I testi evangelici di queste domeniche, hanno come sfondo questo contrasto.
La parabola di oggi, è ambientata nella vita economica e sociale della Palestina ai tempi di Gesù, come ad esempio la difficoltà di trovare un lavoro, la condizione dei braccianti, il salario giornaliero ecc. In oriente era consuetudine vedere nella prima mattinata operai che sostavano nella piazza del mercato in attesa che qualche proprietario terriero li chiamasse a lavorare per una giornata. La giornata lavorativa iniziava all’ alba e terminava al tramonto.
La paga, secondo il Deuteronomio 24,14-15, doveva essere consegnata la sera stessa: “ Non defrauderai il salariato povero e bisognoso…gli darai il suo salario il giorno stesso, prima che tramonti il sole”.


Ciò che risulta sorprendente nella parabola è il fatto che il grosso proprietario terriero di cui si parla, continui a chiamare operai anche da mezzogiorno in poi; e mentre, coi primi pattuisce il compenso di un danaro – tale era la paga dei lavoratori del tempo – con costoro non fa alcun patto.
Risulta evidente che il brano evangelico non vuole trattare la questione salariale dal punto di vista della giustizia sociale, ma piuttosto dall’ atteggiamento di Dio, rappresentato dal padrone, determinato non da un modello contrattuale, ma dall’ amore.
Infatti a sera gli operai vengono convocati e l’ amministratore per ordine del padrone, comincia a remunerare gli ultimi. Ciascuno di loro riceve un denaro. Venuto il turno di coloro che avevano lavorato fin dal mattino, anche costoro ricevono un denaro. E, questi, pensando di ricevere di più, notando l’ ingiustizia del trattamento, mormoravano dicendo:
“Questi ultimi hanno lavorato un’ ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma proprio qui in questa apparente ingiustizia va colto il messaggio della parabola.
Tutti nel comportamento di Gesù avevano potuto notare il posto preferenziale che egli aveva dato ai “piccoli”, a coloro cioè che il mondo giudaico puritano escludeva dalla comunità, come i peccatori ed i pubblicani, o non ne facevano parte, come le donne e i bambini. Nell’ insegnamento della parabola questi “ultimi”, diventano i “primi” nel Regno di Dio. Un atteggiamento strano che urtava gli scribi ed i farisei che si ritenevano i “primi”, e che urta i braccianti chiamati alla prima ora. Costoro che si ritenevano i “giusti” i “primi”, si scandalizzano perché Gesù offre la stessa salvezza anche ai peccatori ed emarginati, gli “ultimi”. Come gli operai essi “mormorano”. Mormorare nella Bibbia è il verbo che si riferisce alla mancanza di fede. Essi mormorano dunque, perché non hanno fede. Mentre i peccatori che incontrano Gesù sono perdonati alla sola condizione che essi credano in lui.
E’ proprio il caso di ripetere la frase che si trova nel secondo Isaia riportata nella prima lettura di oggi:
“I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”.
La parabola insegna che Dio in Gesù vuole offrire la salvezza a tutti gli uomini. Nel regno di Dio la salvezza è un dono. Viene abolita perciò la condizione di privilegio esclusivo vantata da Israele.
Nella Chiesa primitiva questa parabola veniva applicata ai pagani convertiti, che rappresentavano i lavoratori dell’ ultima ora. I giudei convertiti non possono ritenersi privilegiati; essi devono aprirsi ad orizzonti universalistici, basati sulla benevolenza di Dio verso tutti.. All’ interno della comunità cristiana coloro che sono considerati i più piccoli, hanno la stessa dignità dei primi secondo la logica del Regno.
Non c’ è posto dunque per la meritocrazia. Si tratta invece di accogliere un dono; un dono che ci viene offerto dall’ infinita munificenza di Dio.
Nella prima lettura siamo invitati a cercare le “vie” del Signore, a percorrere “i suoi sentieri”. Recita il salmo 24: “ Fammi conoscere. Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri“. Così facendo l’ uomo imita il comportamento di Dio e si apre all’ amore ed alla fraternità universale.


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