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21 Giugno 2009 -XII Domenica del Tempo Ordinario
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21 giugno
XII Domenica del tempo ordinario (ANNO B)
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“In questo brano tutto è volto a descrivere la situazione dell’umanità nella sua lenta storia e tutto mira ad annunciare il piano divino che il Figlio di Dio vuole realizzare. È venuta la sera: la notte della paura e del dubbio; la fine del giorno e delle sue effimere certezze. Gesù invita la sua Chiesa a prendere il largo e a “passare” all’altra riva. Si tratta di un invito alla Pasqua che è un “passaggio”: passaggio del mar Rosso per il popolo eletto, liberato dalla schiavitù e condotto alla libertà; passaggio dalla morte per il Figlio dell’uomo liberato dal peccato e condotto alla gloria. L’altra riva è la riva di Dio, la riva che non si vede e di cui Gesù rivela il cammino (Gv 14,4). La barca che attraversa il lago con i discepoli e Gesù è la Chiesa. Come l’arca di Noè, essa è stata costruita appositamente per “passare”. Ma scoppia una tempesta. Le forze del male si scatenano contro di essa. La barca si riempie d’acqua, qui simbolo di morte: l’acqua toglie il respiro all’uomo. Il male lotta contro lo Spirito. E Gesù dorme. L’assenza di Gesù pesa enormemente sul cuore dei fedeli: non vedendo Gesù, hanno paura e giungono persino a pensare che non sarebbero mai riusciti a compiere la traversata e che non avrebbero mai dovuto prendere il largo su quella barca. Ma la preghiera insistente dei fedeli, che lo chiamano, viene sentita da Gesù. Si sveglia. Egli è là, come ha promesso (Mt 28,20). Gesù salva la sua Chiesa da tutte le tempeste che minacciano di farla affondare. Gesù non rimprovera il fatto che non lo si sia svegliato subito, ma biasima invece la mancanza di fede. Bisogna pregarlo, e pregarlo con fede. La paura di morire, che è negativa, viene allora sostituita dal timore di Dio, che è l’obbedienza dei fedeli al loro Salvatore. Questa è la nostra situazione: la debolezza della nostra imbarcazione trae forza dalla presenza di Cristo: egli ci fa passare".
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde
PRIMA LETTURA (Gb 38,1.8-11)
Qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde.
Dal libro di Giobbe
Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano:
«Chi ha chiuso tra due porte il mare,
quando usciva impetuoso dal seno materno,
quando io lo vestivo di nubi
e lo fasciavo di una nuvola oscura,
quando gli ho fissato un limite,
gli ho messo chiavistello e due porte
dicendo: “Fin qui giungerai e non oltre
e qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde”?».
Parola di Dio
SECONDA LETTURA (2Cor 5,14-17)
Ecco, son nate cose nuove.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.
Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Parola di Dio
VANGELO (Mc 4,35-41)
Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
Parola del Signore
Commento di P. Vittorino Vivacqua
“Dov’era Dio ad Auschwitz? Perché ha taciuto?”. Questa domanda drammatica è stata consegnata al mondo da Papa Benedetto XVI dinanzi agli orrori della Shoah. E’ l’ eterno interrogativo del perché del dolore soprattutto quello innocente che sconvolge la mente dell’ uomo, il quale si chiede stupito perché dinanzi alla atrocità che si perpetuano in tutte le parti del mondo, Dio non interviene. Il Papa non ha dato una risposta a questo interrogativo angosciante e non ne dà una spiegazione neppure la Bibbia, che pure ha affrontato il problema ripetutamente ed in maniera specifica con un libro sapienziale, quello di Giobbe.
Le letture odierne affrontano l’ interrogativo di Giobbe e di tutti i sofferenti invitando a meditare sulla grandezza e sulla sapienza di Dio, che, se regola con perfezione gli elementi della natura, ha certamente una motivazione misteriosa ed inafferrabile per permettere la sofferenza umana.
D'altronde lo stesso Gesù è “l’uomo dei dolori” dei dolori innocenti, e la madre sua, Maria e la “donna Addolorata”.
Nella prima lettura odierna tratta dal Libro di Giobbe notiamo che questi, insieme ai suoi amici, tentano di darsi delle spiegazioni sul perché del dolore e suoi perché di Dio, naturalmente con la logica ed il sentire umano. Si pretende così di piegare Dio al comportamento dell’ uomo. Ma è Dio stesso che interviene non tanto per dare spiegazioni, ma per piegare la loro presunzione. Il Signore risponde di mezzo al “turbine”. Il che fa capire che Dio non è come gli altri interlocutori umani. Nell’ Esodo “la teofania” avviene tra “tuoni, lampi, una nube densa sul monte… tutto il popolo fu scosso da terrore” (Es.19,16 ss.) Dunque egli è Colui che domina le forze impetuose della natura ed è quindi superiore ad esse. Di fronte alla pretesa di giudicarlo, Dio pone a Giobbe ad all’uomo una serie di interrogativi: “Dov’eri quando io ponevo le fondamenta della terra?” Dillo, se hai tanta intelligenza!” Ed incalza: “ Chi ha chiuso tra due porte il mare, quando erompeva uscendo dal seno materno, quando lo circondavo di nubi per veste e per fasce di caligine folta?
Poi gli ho fissato un limite e gli ho messo chiavistello e porte e ho detto: “Fin qui giungerai e non oltre e qui s'infrangerà l'orgoglio delle tue onde”. Se Dio dunque domina la forza dirompente del mare, vuol dire che c’ è un rapporto di subordinazione tra la creazione e Dio; è lui il padrone ed il creatore libero e sovrano.
Il dominio delle acque tempestose da parte di Gesù è pure il tema della lettura del vangelo odierno. La descrizione di Marco è drammatica. L’ episodio narrato avviene dopo una giornata iniziata col racconto delle parabole. Il miracolo della tempesta sedata rappresenta una catechesi progressiva su Gesù e sui discepoli. Marco ai discorsi preferisce il linguaggio dei fatti. La scena si svolge “verso sera”. Gesù, dovendo passare all’ altra riva del lago, stanco vuole riposarsi sulla barca, durante la traversata. La notte avanza e la tempesta che sopravviene è terrificante. Le onde sono altissime, si abbattono sulla barca, la riempiono di acqua e rischiano di sommergerla. Gesù continua a dormire, nonostante i discepoli siano invasi dalla paura e dalla disperazione. Come può Gesù dormire in questo marasma? Perché non interviene? Il suo sonno è visto dai discepoli come indifferenza; lo svegliano e gli gridano: “Maestro, non t'importa che moriamo?”. E Gesù svegliato dai discepoli, si comporta come dominatore assoluto degli elementi della natura e compie un gesto di potenza cosmica. Rivolto al vento e alla tempesta ordina: “Taci, calmati”. E subito subentra una grande bonaccia. E’ una chiara dimostrazione della sua potenza divina. E rivolto ai discepoli dice: “Non avete ancora fede?” Si direbbe che egli sia sorpreso per la loro paura. I miracoli compiuti dinanzi a loro, la sua presenza sulla barca non basta a rassicurarli. Per questo motivo Gesù li richiama alla necessità di avere fede. E’ questa che caratterizza il discepolo: una fiducia illimitata in lui. E i discepoli, sorpresi dalla potenza di Gesù si interrogano: “Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?”. Non hanno ancora capito; sono in stato di una ricerca che progressivamente li porterà alla comprensione del segreto messianico.
Anche qui è espressa l’ inquietudine dell’uomo, “avvertita non solo dagli svantaggiati ed oppressi - come è scritto nell’ Enciclica Dives in Misericordia - ma anche da coloro che fruiscono dei privilegi della ricchezza, del progresso, del potere…questa inquietudine è legata con il senso stesso dell’ esistenza dell’uomo nel mondo, ed è inquietudine per l’ avvenire dell’ uomo e di tutta l’ umanità”.
Siamo all’ eterno interrogativo: perché Dio permette il sussistere di tante ingiustizie, di tanti cataclismi, di tanti eccidi, di tanto dolore innocente?
L’ applicazione del vangelo odierno è di vibrante attualità. Risvegliato dai discepoli, Gesù dissipa la loro paura. Egli è nella stessa barca, coinvolto nella medesima avventura umana. Ma ascolta quel grido intriso di paura che diventerà via di salvezza.
E’ lui che ridona la speranza perduta; è Lui che in definitiva guida il corso della storia per i suoi fini reconditi. Alla fine però la sua presenza misteriosa si manifesterà come via di salvezza. Anche a noi Gesù dice: “Non avete ancora fede?”.
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