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Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Luglio
20 luglio - XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (A)
I Lettura
Sap 12, 13. 16-19
Non c'è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall'accusa di giudice ingiusto. La tua forza infatti è principio di giustizia; il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti.
Mostri la forza se non si crede nella tua onnipotenza e reprimi l'insolenza in coloro che la conoscono.
Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza; ci governi con molta indulgenza, perché il potere lo eserciti quando vuoi.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini; inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi dopo i peccati la possibilità di pentirsi.
II Lettura
Rm 8, 26-27
Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.
Vangelo
Mt 13, 24-43
In quel tempo, Gesù espose alla folla una parabola: “ Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”.
Un'altra parabola espose loro: “Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami”.
Un'altra parabola disse loro: “Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti”.
Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.
Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo”.
Ed egli rispose: “Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli.
Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!
Commento di P. Vittorino Vivacqua
In questa XVI domenica del tempo ordinario ci vengono proposte tre parabole che fanno parte del terzo discorso di Matteo: quella del grano e della zizzania, quella del granellino di senapa e quella del lievito della pasta. Il tema è sempre quello del Regno di Dio. Ma esso ci viene presentato in una visione totalmente opposta alla concezione giudaica del tempo, che ipotizzava un Regno terreno che si sarebbe imposto in maniera trionfale con la forza rivoluzionaria. Invece quello presentato nelle parabole è un Regno che si diffonde liberamente e pacificamente; ha origini umilissime e insignificanti, ma si sviluppa con un processo lento e graduale costante. Non annienta le opposizioni, ma coesiste con esse, lottando contro il male e trasforma il mondo dal di dentro.
Narrando queste parabole Gesù ha voluto spiegare la lentezza con cui il Regno di Dio si afferma nel mondo. Ma il suo successo sarà straordinario, proprio come avviene per il microscopico granello di senape che diventa prima arbusto e poi albero rigoglioso su cui vanno a posarsi gli uccelli e come il pizzico di lievito che fermenta una grande massa di farina.
Con la parabola del grano e della zizzania Gesù ci dà una grande lezione di tolleranza, mostrandoci la pazienza misericordiosa di Dio. La zizzania o “loglio” è un’ erba che cresce insieme al grano e nelle prime fasi di crescita quasi si confonde con esso. Venuta però la maturazione, il loglio produce spighe senza grano. Perciò è impossibile estirparla nella fase di crescita. Bisogna aspettare la mietitura. Allora il grano sarà posto nei granai e la zizzania sarà legata in fastelli e bruciata. Il saggio padrone mitiga così l’ impazienza dei servi che vorrebbero estirparla immediatamente.
Nella parabola della zizzania è adombrato il mistero del Regno dove bene e male coesistono. Gesù nella sua vita non disegna di sedere alla mensa dei peccatori, di scandalizzare i farisei e tutti i perbenisti di ogni tempo. Non ipotizza una comunità di “puri”, ma una Chiesa nella quale convivono giusti e peccatori. Non opera quella drastica eliminazione che avrebbero voluto i suoi contemporanei ed ha fiducia che le forze del bene nonostante tutto prevarranno contro quelle del male. La Chiesa cresce se scende a livello dei peccatori e rischia la contaminazione. Solo così può manifestare la misericordia di Dio ed indurre i peccatori alla conversione. La cernita avverrà alla mietitura cioè nel giorno del giudizio. Solo di fronte all’ indurimento totale del cuore Gesù emetterà il suo giudizio definitivo di condanna.
Con la breve parabola del granellino di senapa si mette in luce la forza di espansione del Regno di Dio. Il tutto si coglie nell’ antitesi tra la piccolezza del seme e la grandezza dell’ arbusto o dell’ albero che ne deriva. Similmente il Regno di Dio non si presenta con segni strepitosi e trionfali, ma sotto le apparenze di un piccolo seme, contiene una forza strepitosa e dirompente. In essa possiamo riconoscere la storia della Chiesa che inizia con dodici pescatori e si diffonde gradualmente fino a conquistare anche il potere politico di Roma. Similmente la vita interiore del cristiano inizia da piccoli germi che con la forza dello Spirito portano poi alla pienezza di vita cristiana.
Infine con la parabola del lievito viene evidenziata l’ energia interna del Regno che si trasforma in maniera lenta e decisiva fino a divenire una grande massa. E’ una forza nascosta, un dinamismo interno che non si arrende dinanzi ad alcuna difficoltà, capace di pervenire ad una grande maturazione.
Le tre parabole si chiudono con una citazione. Così come facevano i profeti nel Vecchio Testamento, anche Cristo “apre la sua bocca in parabole”. Ma soltanto chi apre il suo cuore e la sua mente, può accogliere e capire il mistero. Per gli altri ci sarà “pianto e stridore di denti”.
Sulla stessa linea si colloca il discorso della prima lettura tratta dal libro della Sapienza. I capitoli 11-19 contengono una lunga riflessione sugli avvenimenti che hanno contrassegnato l’ Esodo del popolo biblico dall’ Egitto. E’ una rilettura dei rabbini fatta a forma di midrash, cioè studio, riflessione sul significato di un testo. Qui si fa risaltare la giustizia di Dio, termine che nella Bibbia indica la misericordia verso ogni uomo e verso ogni popolo. Infatti Dio ha trattato con bontà non solo gli Israeliti, ma anche i loro nemici e anche quando punisce egli ha come scopo la correzione e la conversione dell’ uomo. Il Signore è indulgente con tutti: “Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza; ci governi con molta indulgenza, …hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini; inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi dopo i peccati la possibilità di pentirsi”.
Come agisce Dio allo stesso modo deve agire ogni uomo nei confronti del suo prossimo.
Incarnate nella vita sociale odierna le tre parabole sono ricche di applicazioni concrete. Premesso che Dio mette nel cuore dell’ uomo un seme vitale destinato a crescere e svilupparsi lentamente ed un lievito capace di vincere ogni ostacolo che si frappone al Regno, è soprattutto la parabola del grano e della zizzania che è ricca di implicanze interpersonali. Innanzitutto essa ci insegna la grande virtù della tolleranza. All’ impazienza di coloro che vorrebbero che si facesse giustizia sommaria ricorrendo a mezzi violenti e risolutivi per sradicare subito il male, Cristo oppone la coesistenza tra bene e male. Dio infatti si rivela Padre di misericordia e dà a tutti la possibilità di rinsavire.
Oggi come ieri, guerre di religione, tragici conflitti locali, terrorismo e quant’altro, insanguinano la terra, La parabola fonda una cultura di pace, per privilegiare il dialogo e le trattative. E’ necessario avere tolleranza per le diversità e superare la logica del nemico. Bisogna spargere con pazienza il seme della parola di Dio e comportarsi secondo i suoi dettami. Come il granellino di senapa, la pazienza perseverante avrà nel tempo una forza irresistibile di redenzione. Alla fine sappiamo che il Maligno sarà sconfitto dalla forza del Bene.
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