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Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Gennaio
I Lettura
Is 49, 3. 5-6
Il Signore mi ha detto: "Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria".
Ora disse il Signore che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele, poiché ero stato stimato dal Signore e Dio era stato la mia forza mi disse: "E` troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele. Ma io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra".
II Lettura
1 Cor 1, 1-3
Paolo, chiamato ad essere apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.
Vangelo
Gv 1, 29-34
In quel tempo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele".
Giovanni rese testimonianza dicendo: "Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo.
E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio".
Commento di P. Vittorino Vivacqua
Anche in questa seconda domenica del tempo ordinario, ci viene presentata la scena del battesimo di Gesù, secondo la narrazione che ne fa l’ evangelista Giovanni. Qui ci sono elementi molto significativi che ci rivelano la personalità di Gesù. Egli è colui che toglie il peccato del mondo, è colui che precede il Battista perché è eterno, è colui sul quale si posa lo Spirito e permane come forza dinamica su di lui.
Nel vangelo di Giovanni sono presenti due simboli: quello dell’ agnello e quello della colomba che già abbiamo trovato negli altri vangeli.
L’ agnello nella Bibbia pervade la vita degli israeliti. Lo troviamo nella notte dell’ esodo, quando gli ebrei dovevano immolarlo, conservandone intatte le ossa, tingere gli stipiti delle porte con il suo sangue e mangiarlo con erbe amare e col bastone in mano. Diventa così il simbolo della libertà riacquistata.
L’ agnello poi veniva offerto quotidianamente nei riti sacrificali.Ma questo simbolo si rifà anche al celebre carme di Isaia che ci parla della figura misteriosa del Servo a cui vengono addossati i peccati degli uomini. Egli, scrive Isaia "era come agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori".Nel vangelo di oggi, l’ agnello si personifica con Gesù che "toglie il peccato del mondo". Una frase profonda. Il mondo è quello del male, dominato da satana; è il peccato di orgoglio, di incredulità, il mondo dell’ odio. Gesù, amando, è venuto a togliere questo peccato.
Il verbo qui tradotto con "togliere" ha in greco un significato più preciso; significa "sollevare" e quindi "portare, prendere su di sé, portar via". Per cui la frase va tradotta più precisamente: "Ecco l’ agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo". Sarà proprio Gesù, quel Servo di cui parla Isaia, che per amore immolerà la sua vita , prendendo sopra di sé il peccato del mondo per vincerlo definitivamente con la sua risurrezione.
Per gli evangelisti la colomba è simbolo dello Spirito Santo con una chiara allusione al racconto della Genesi, quando lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Giovanni aveva avuto una rivelazione: "Colui che mi aveva inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: l’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo". Al battesimo di acqua seguirà quello in Spirito Santo che Gesù comunicherà abbondantemente agli uomini.
Ora la visione si avvera: "Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui". Anche qui bisogna approfondire la valenza del verbo "posarsi". Esso significa "rimanere, dimorare" in modo illimitato. Perciò l’ umanità di Gesù viene completamente compenetrata e trasformata dalla forza dello Spirito,
Giovanni Battista è il "testimone" di Gesù . Egli non solo annuncia Gesù, ma lo indica presente in mezzo agli uomini. Per ben due volte ricorre l’ espressione "rendere testimonianza". E questa viene associata al verbo "vedere". Infatti si rende testimonianza su ciò che si è veduto. Ma qui si dice che Gesù è "il Figlio Dio".
Dunque non si tratta di una visione fisica, ma del riconoscimento di un mistero che si percepisce solo con gli occhi della fede. Giovanni ripete per tre volte: "Questi è Colui che…". Una formula di riconoscimento che si riferisce a colui che era stato prefigurato, annunciato, atteso e cioè il Messia.
C’ è poi da chiarire un’ altra espressione ripetuta da Giovanni: "io no lo conoscevo". Strano, perché erano cugini e coetanei: Quindi qui non si tratta di conoscenza anagrafica, ma di conoscenza della identità soprannaturale di Gesù che è oggetto di rivelazione. Il Battista riconosce Gesù come "Figlio di Dio" attraverso la testimonianza dello Spirito. Anche i discepoli lo riconosceranno solo nella Pentecoste, quando lo Spirito scenderà su di loro.
L’ uomo non può presumere di conoscere col solo intelletto il mistero di Gesù. Dobbiamo cercare di conoscerlo guidati dallo Spirito che noi tutti abbiamo ricevuto nel battesimo e che ci è stato effuso con pienezza nella cresima, cercando di "vederlo" non con gli occhi della carne, ma con quelli della fede.
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