Parrocchia Camigliatello Silano


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20 aprile V domenica di Pasqua

Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Aprile

I Lettura
At 6, 1-7

In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana.
Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: "Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest'incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola".
Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
Intanto la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli a Gerusalemme; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede.

II Lettura
1 Pt 2, 4-9

Carissimi, stringetevi a Cristo, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo.
Si legge infatti nella Scrittura: Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chi crede in essa non resterà confuso.
Onore dunque a voi che credete; ma per gli increduli la pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra angolare, sasso d'inciampo e pietra di scandalo. Loro v'inciampano perché non credono alla parola; a questo sono stati destinati.
Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce.

Vangelo
Gv 14, 1-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: " Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.
Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via".
Gli disse Tommaso: "Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?".
Gli disse Gesù: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto".
Gli disse Filippo: "Signore, mostraci il Padre e ci basta".
Gli rispose Gesù: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.

Commento di P. Vittorino Vivacqua


Le letture odierne hanno alla base una affermazione apodittica fondamentale che Gesù pronuncia nel discorso dell’ultima Cena e che illumina le altre due letture: "Io sono la via". Attraverso questa"via"si apre per il cristiano un orizzonte di fede che porta alla comunione intima con Dio. Nella liturgia di oggi l’ idea di fondo sta in quella frase con la quale Gesù proclama di essere "via,verità e vita".
Nel discorso di addio Gesù esorta i suoi a superare il momento difficile del distacco e li invita a credere in lui in modo rinnovato e profondo: "Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me". Qui la particolarità sta nel fatto che la fede in Gesù viene messa sullo stesso piano della fede in Dio. E il concetto viene ancor più delineato quando afferma che "Chi ha visto me, ha visto anche il Padre" ; per cui "Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato". E’ una chiara affermazione dell’ identica natura divina del Figlio Gesù con il Padre.


C’ è poi una affermazione estremamente consolante per i discepoli e per tutti noi. Gesù sta per lasciare questo mondo, ma non ci lascia soli. Egli ritornerà e quando se ne sarà andato preparerà "un posto" per i suoi discepoli. "Ritornerò vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io". Si apre dunque una prospettiva che travalica il fugace scorrere del tempo terreno, per proiettarci verso una vita eterna vissuta al cospetto di Dio
A Tommaso che chiede: "Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?". Gesù risponde con la celeberrima affermazione. "Io sono la Via, la Verità e la Vita". Dei tre termini il primo è fondamentale. Gesù è la via che porta alla salvezza. Difatti nessuno può andare al Padre se non per mezzo di lui. Domenica scorsa abbiamo inteso un'altra espressione similare: "Io sono la porta". A questa prima dichiarazione ne seguono altre due. Gesù è la Verità. Ecco perché la fede del credente non si basa su un libro o su una teoria, ma su di una persona. Gesù è la Verità, perché è Figlio di Dio e lui solo ci rivela i misteri del Padre. E’ la "Vita". Perché egli è il Vivente e solo lui può darci la vita eterna.
Alla luce di questo discorso, vediamo ora le altre due letture.
La prima, tratta dagli Atti degli Apostoli, ci delinea una situazione non idilliaca e comunque diversa da quei quadretti di vita cristiana disegnati da Luca, quando ci presenta la primitiva comunità di Gerusalemme unita e concorde in "un cuore solo ed anima sola".
Passato l’ entusiasmo degli inizi, ora ci sono tensioni nella comunità cristiana che è andata via via allargandosi. Tensioni tra cristiani provenienti della Grecia con i giudeo cristiani. E’ la descrizione della vita quotidiana intessuta di problemi e di difficoltà. E’ l’ immagine anche della comunità odierna dove le tensioni non mancano. La soluzione è offerta dalla parola del Signore Risorto e nello spirito delle beatitudini. Infatti l’ accento principale non è tanto l’ istituzione del diaconato, parola che significa "mettersi a servizio", quanto nel primato della parola di Dio. Di fronte ai due compiti: il servizio ai fratelli e l’ evangelizzazione, gli Atti ci dicono che all’ origine della comunità sta la parola di Dio. Ed allora non è giusto che gli apostoli siano oberati da vari ministeri. Essi si occuperanno di trasmettere la parola di Dio, mentre altre persone, scelte per la loro probità, provvederanno al servizio dei fratelli. Si dà in questo modo ai membri del popolo di Dio una corresponsabilità nel servizio ai fratelli, anche se in ambito diverso.Tutto dunque si risolve col primato della parola che indica all’ uomo il cammino giusto da seguire. Ma questa parola si incarna nell’ esercizio della carità verso gli altri, che va esercitata con cura ed assiduità.
Tutte queste persone nella lettera di Pietro che costituisce la seconda lettura, sono chiamate "pietre vive". Sono cioè persone animate dal soffio vivificante dello Spirito, che però fanno parte dell’ unico edificio spirituale il cui fondamento è Cristo "pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio". Su questa "pietra angolare" si poggia tutto l’ edificio spirituale. Grazie a questo solido fondamento, la parola di Dio si diffonde nella comunità nata dalla fede nel Risorto. Da Lui nasce il nuovo popolo di Dio "stirpe eletta" "sacerdozio regale" "popolo che Dio si è acquistato".
Viene qui delineata la caratteristica fondamentale del "popolo di Dio". Solo aderendo a Cristo Risorto, i cristiani diventano "pietre vive" impiegate alla "costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo". E’ un sacerdozio a cui appartiene l’ intera comunità, destinato ad offrire "sacrifici santi e graditi a Dio", partecipando in quanto membra, all’ unico eterno sacerdozio di Cristo.
La parola che oggi la liturgia ci rivolge va meditata con attenzione da ciascuno di noi. Gesù ci indica il cammino luminoso che ci porta a comunicare con Dio non solo durante questa breve esistenza terrena, ma soprattutto nella dimora eterna. Perché questo si avveri, è necessario praticare la carità, mettendosi a servizio degli altri.


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