Parrocchia Camigliatello Silano


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1 giugno IX domenica del tempo ordinario

Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Giugno

1 giugno - IX domenica del Tempo Ordinario (Anno A)


I Lettura
Dt 11, 18. 26-28
Mosè parlò al popolo dicendo: “ Porrete dunque nel cuore e nell'anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e le terrete come un pendaglio tra gli occhi; Vedete, io pongo oggi davanti a voi una benedizione e una maledizione: la benedizione, se obbedite ai comandi del Signore vostro Dio, che oggi vi dò; la maledizione, se non obbedite ai comandi del Signore vostro Dio e se vi allontanate dalla via che oggi vi prescrivo, per seguire dei stranieri, che voi non avete conosciuti.

II Lettura
Rm 3, 21-25. 28
Fratelli, ora, invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, Noi riteniamo infatti che l'uomo è giustificato per la fede indipendentemente dalle opere della legge.

Vangelo
Mt 7, 21-27
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “ Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande”.

Commento di Gianfranco Ravasi


Deuteronomio 11,18.26-28;
Romani
3,21-25.28; Matteo 7,21-27


I.
«Io pongo oggi davanti a voi una benedizione e una malediziola benedizione, se obbedite ai comandi del Signore vostro Dio, che oggi vi do; la maledizione, se non obbedite ai comandel Signore vostro Dio e se vi allontanate dalla via che oggi vi prescrivo, per seguire dèi stranieri, che voi non avete cono» (Dt 11).
«Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla rocCadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparoi fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande» (Mt 7).

Il Deuteronomio è il quinto dei libri della Torah (Legbase della fede ebraica. Il titolo greco che esso porta («seconda legge») è piuttosto infelice perché fa immediatapensare a un altro codice, a un manuale legislativo dopo quello del libro dell'Esodo. Più suggestivo è il titolo ebraico,
Le Parole, cioè una collezione di omelie, una spedi «predicazione sulla Legge» (G. von Rad) con la finaà di rendere viva 1'alleanza di Istaele col suo Dio. La pagiche costituisce la prima lettura odierna conclude il prodel libro ed è un Pressante invito a Israele perché rivolnuovamente il suo amore al Signore e alla sua Legge.


L'uomo, secondo il Deuteronomio, resta sempre arbitro del suo destino. Alle sue mani fragili è affidato il destino della benedizione divina nell'obbedienza o quello della malenel rifiuto. La tentazione di abbandonare nell'apoil Signore dell'alleanza per seguire l'avventura di divià «mai conosciute» è fortissima. Israele può, quindi, coil suo futuro sulla «roccia» che è il Signore o sulle sabinstabili dell'idolatria, Proiezione dei propri egoismi e delle proprie illusioni. «Davanti agli uomini Stanno la vita e la mora ognuno sarà dato cio' che a lui piacerà» (Sir 15, 17).

La stessa libertà è ribadita da Gesù nelle due parabole gemelle poste in conclusione alla sua «Torah», il Discorso della Montagna, pronunziato dal nuovo Mosè, sul nuovo Sinai (cc. 5-7). Innanzitutto, come nel Deuteronomio, l'accento è messo sull'impegno interiore. L'autenticità della fede è misurata non dall'entusiasmo carismatico («Signore, Signo»), né da un'impeccabile pratica religiosa («profetare»), né da effervescenti esteriorità e trionfalismi («cacciare demoe compiere miracoli»), ma dall'impegno vitale di fronte alla sua Parola. E questa l'unica via per stabilire un'autenparentela col Cristo: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in prati» (Lc 8,21).

La religione» cristiana può rischiare di diventare per molun' abitudine mentale e culturale assorbita passivamente per cui «non possiamo non dirci cristiani», un insieme di belle cerimonie, di complessi normativi, di tradizioni. Cristo ci richiama alla solidità, alla fede operosa non fondata Su sicurezze magiche o su formule stancamente ripetute. Il costruttore stolto si affida alle parole vane, al sentimentainstàbile, alle sabbie mobili delle mode o dell'opiniocorrente; il credente genuino decide di edificare sulla roccia che è Cristo e non con materiali scadenti come nella speculazione edilizia, secondo l'immagine paolina dell'edigettato sul basamento «Cristo» ed elevato con oro, argento, pietre preziose o legno, fieno e paglia (1 Cor 3, 10-13). L'urto delle prove, delle difficoltà e delle tempeste della vita non piegheranno un impegno solidamente fondato sul messaggio di Gesù.


II.
«Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica e' simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla, sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti. e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande» (Mt 7).


Il verbo ebraico per indicare il «credere» è alla base dell'amen, la parola con cui sigilliamo le nostre preghiere. Il termine letteralmente significa «essere fondati, appoggiarsi su qualcuno o qualcosa».
Anche il vocabolo «credere» ha un'etimologia analoderiva, infatti, dall'indoeuropeo
crad-dha che significa «porre il cuore in qualcuno o qualcosa, attaccarsi interior». Le due parabole parallele che concludono il Discorso della Montagna, letto ad ampi Squarci nelle domeniche pree che oggi la liturgia ci propone, sembrano quasi visualizzare simbolicamente il valore genuino e primario della fede.
Essa è prima di tutto adesione, è decisione di fondare la propria esistenza su una base che non sia quella delle cose o delle vanità inconsistenti. Purtroppo l'umanità è tentata continuamente, in modo illusorio o masochistico, dalla sabLo è tutte le volte che fonda la sua speranza sulle ricEppure è facile intuire la verità proclamata dal Sal49: «Confidano nella loro forza, si vantano della loro grande ricchezza. Nessuno può riscattare se stesso, o dare a Dio il suo prezzo. Per quanto si paghi il riscatto di una vita, non potrà mai bastare per vivere senza fine, e non vedere la tomba. Se vedi un uomo arricchirsi, non temere, se aumenta la gloria della sua casa. Quando muore con sé non porta nulla, né scende con lui la sua gloria» (vv. 7-10.7-18).
La fede idolatrica contro cui ripetutamente la Bibbia si scaglia è appunto costruire un palazzo apparentemente splenma le cui fondazioni poggiano su un terreno friabile. È l'illusione anche della potenza e della violenza, che il proIsaia rappresenta vivacemente nella cavalleria egiziana che Israele sogna come simbolo di sicurezza e di forza supre«L'Egiziano è un uomo e non un dio, i suoi cavalli sono carne e non spirito. il Signore stenderà la sua mano: inciamà chi porta aiuto e cadrà chi è aiutato, tutti insieme peri» (31,3).

La sicurezza è possibile solo quando il fondamento è etere indistruttibile. L'immagine della rupe è trasparente ma nell'interno dell'Antico Testamento essa è carica di signiulteriori. Il Salmo davidico 18 comincia con questa Professione di fede: «Ti amo, Signore, mia forza, mia rocmia roccaforte, mio liberatore, Dio mio, mia rupe in cui trovo rifugio, mio scudo, mia potente salvezza, mio baluardo» (v. 3). «Rupe d'Israele» diventerà, così, un titodivino, fonte della nostra fiducia e della nostra speranMentre attorno imperversa la bufera, il nostro cuore è sereno perché Dio non ci delude.

Si contrappongono, dunque, in questa liturgia due scelche spesso la Bibbia oppone, sono quasi due fedi, anche se in realtà una è la scimmiottatura dell'autentico credere. L'uomo è assurdamente affascinato dall'inconsistenza, dalfatuità, dall'illusorietà. Ma, alla fine, amaro è «il destidi chi dimentica Dio, svanisce la speranza dell'empio, la cui fiducia è come un filo e una tela di ragno la sua sicuse ci si appoggia alla sua casa, essa non resiste, se ci si aggrappa, essa non regge» (Gb 8, 13-15).
Le due fedi hanno, però, anche un'altra contrapposizioEssa è sottolineata dai due inizi di frase: «Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica... Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica...». Gesù ripropone il frutto della fede che sono le opere. Decisivo è il fondamento solido ma importante è anche edificarvi sopra pareti stanze e tetto e questo è segno dell'impegno dell'uomo. E Paolo a sviluppare questo aspetto «morale» nella Prima Lettera ai Corinzi: «Ciascuno stia attento a come costruisce. Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fondamento si costruisce con oro, argento, pietre prelegno, fieno, paglia, l'opera di ciascuno sarà ben visila farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell'opera di ciascuno. Se l'opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l'opera finirà bruciata, sarà punito» (3, 11-15).
La roccia, la sabbia, la casa: la vera fede, l'idolatria, la morale. E attorno a questi terni radicali che il Discorso della Montagna ci coinvolge. E attorno a questi temi che si veril'autenticità del nostro essere cristiani.

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