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Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Maggio
18 maggio
SANTISSIMA TRINITÀ
I Lettura
Es 34, 4-6. 8-9
In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui proclamando: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà,
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fà di noi la tua eredità”.
II Lettura
2 Cor 13, 11-13
Fratelli, siate lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.
Vangelo
Gv 3, 16-18
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: “ Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
Commento di P. Vittorino Vivacqua
La festa della SS. Trinità, apre il lungo periodo dell’ anno liturgico, un tempo chiamato “ordinario”, perché non celebra nessuna memoria particolare di Gesù. Ma potremmo dire che la SS. Trinità proietta in tutto l’ anno la sua luce. La stessa abitudine di iniziare ogni nostra azione principale ed ogni giornata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ci coinvolge direttamente e ci mette in comunione con la divinità.
La parola “Trinità” non è presente nella Bibbia; essa è frutto della riflessione teologica della Chiesa. Ma il Dio della Scrittura, non è un Dio solitario, bensì un Dio immerso in una immensa circolazione di amore, che comunica, dialoga, svela la comunione trinitaria.
Di fronte a questo grande mistero, più che fare delle sottili disquisizioni teologiche, dobbiamo cogliere gli squarci di luce che ci vengono dalla rivelazione biblica. Il Dio “unico di Israele, si propone all’ uomo e si manifesta con prove, segni, prodigi, battaglie, “con mano potente e braccio teso”. Esiste un Dio unico che esce da se stesso, crea il mondo e l’ uomo, si mette alla guida del suo popolo e non resta indifferente di fronte all’ ingiustizia e all’ oppressione del suo popolo. E’ un Dio che “ama” e per questo motivo non può che essere “fecondo”.
La rivelazione cristiana del Nuovo Testamento apre ulteriori orizzonti: accanto al Padre appare il Figlio inviato nel mondo e lo Spirito Santo vivificatore. La SS. Trinità è una realtà di comunione tra le tre divine persone. Per quanto ci riguarda, il suo amore si concretizza innanzitutto col dono che il Padre ci fa mandandoci il Figlio; dello Spirito Santo inviato dal Padre e dal Figlio e della grazia dello Spirito che anima i cristiani e la chiesa.
Una delle dimensioni fondamentali della fede biblica è la ricerca di Dio. Da sempre l’uomo, rendendosi conto della sua limitatezza, ha avuto l’ ansia di comunicare con Lui e di sentirsi rassicurato dalla sua protezione.
La consapevolezza che la SS. Trinità è il mistero più grande della nostra fede e che quindi supera il livello della nostra comprensione, non deve portarci allo smarrimento. Perchè qui non si tratta di entrare nel profondo del mistero di Dio attraverso astruse formule incomprensibili, ma di aprirci alla sua rivelazione, che assume i tratti caratteristi di una comunicazione del suo grande amore, già nel Vecchio Testamento e diventa sempre più chiara ed esplicita nel Nuovo Testamento, dopo che Gesù ci rivela la natura del Padre e la potenza rigeneratrice dello Spirito.
S. Agostino commenta quanto dice il salmista: “Si rallegri il cuore di coloro che cercano il Signore”. Che tuttavia Dio Signore si possa trovare quando si cerca lo testimonia il profeta Isaia quando afferma:”Cercate il Signore e appena lo troverete invocatelo”… Lo si cerca per trovarlo con maggiore dolcezza; lo si trova per cercarlo con maggiore ardore”.
E le letture che la liturgia di questa domenica ci propone sono in funzione di questa solennità.
Il brano della prima lettura tratto dal libro dell’ Esodo va collocato nell’ insieme di quei testi che descrivono il tema dell’ alleanza tra Dio e il suo popolo. La conoscenza di Dio non è il risultato dei nostri ragionamenti. La S. Scrittura non si preoccupa di dirci chi sia Dio, ma di come egli agisce nei confronti dell’ uomo. Il Dio cristiano è colui che si cala nella storia concreta dell’ uomo e lo guida sulla via della salvezza..
L’ alleanza nella Bibbia ha due sfaccettature. La prima esprime un significato quasi esteriore tra Dio e popolo. Egli appare come l’ alleato del popolo di Israele: lo libera dalla schiavitù, lo conduce attraverso il deserto nella terra promessa. L’ altra invece abbraccia l’ ambito interiore dell’ alleanza . Dio educa il suo popolo e lo conduce gradualmente verso la rivelazione che sarà manifestata da Gesù.
Accanto al tema dell’ alleanza ci sono i modi diversi del linguaggio biblico. Ad esempio Dio si rende presente attraverso la “nube” per indicare il suo svelarsi e il suo nascondersi all’ uomo.
Vi sono poi nella lettura odierna due termini molto significativi. Dio è “misericordioso” e “pietoso” Il termine ebraico “rechem”, tradotto in italiano con “misericordioso”, richiama nel suo significato il grembo materno. Indica perciò il sentimento “materno” di cui è ricco il cuore di Dio. Il termine ebraico”chanan” tradotto con “pietoso”, esprime anch’ esso tenerezza e bontà. Dunque il Dio biblico non è estraneo al mondo e alla vita dell’ uomo, ma avvolge entrambi con il suo grande amore misericordioso e pietoso.
La rivelazione del Sinai a Mosè, si compie pienamente in Gesù di Nazareth.. Il vangelo di Giovanni ci ricorda ancora una volta che questo mistero di bontà e di amore, diventa in Gesù un mistero di salvezza: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”. Qui il temine “mondo” è preso nel significato positivo ed esprime l’ insieme degli uomini creati e amati da Dio. Per costoro Dio Padre manda il proprio Figlio Gesù, affinché gli uomini siano salvati. Il Figlio è il dono attraverso il quale Dio comunica se stesso. Ha quindi un valore trinitario. La barriera del peccato tra l’ uomo e Dio, viene infranta dall’ incarnazione del Figlio. La comunione di Cristo con il Padre, realizza la nostra comunione con Dio attraverso la grazia santificante che viene donata come dono a tutti coloro che sono stati rigenerati dall’ acqua e dallo Spirito Santo.
Il mistero della SS. Trinità è dunque il mistero di una presenza che ci avvolge e ci proietta nella profondità della vita divina. Tutto ciò è racchiuso nella formula liturgica della benedizione riportata nella seconda lettura,tratta dalla 2^ lettera ai Corinzi di S. Paolo, v. 13: “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’ amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”.
La Trinità allora non è oggetto di un arido ragionamento atto a farci lambiccare il cervello per l’ incomprensibilità del Dio unico e trino, ma è un compenetrarrsi in Dio, l’ instaurazione di un rapporto relazionale con ciascuna persona della Trinità. Il Padre infatti è mio Padre; il Figlio è mio fratello; lo Spirito Santo è l’infusione dell’ amore di Dio dentro di me. La cosa più strabiliante è che l’ anima in grazia diventa il tabernacolo della Trinità, la dimora dove abita il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. “Se qualcuno mi ama – di ce Gesù in Giovanni . noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui”.
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