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17 Maggio 2009 - VI Domenica di PASQUA
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17 maggio - VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Bianco
PRIMA LETTURA (At 10,25-27.34-35.44-48)
Anche sui pagani si è effuso il dono dello Spirito Santo.
Dagli Atti degli Apostoli
Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio], questi gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!». Poi prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga».Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.
Parola di Dio
SECONDA LETTURA (1Gv 4,7-10)
Dio è amore.
Dalla prima lettera di san Giovanni apostoloCarissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Parola di Dio .
VANGELO (Gv 15,9-17)
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Parola del Signore
Commento di P. Vittorino Vivacqua
Le letture di questa VI domenica di Pasqua sono ancora una volta tratte dagli Atti degli Apostoli e dagli scritti dell' apostolo Giovanni che hanno come tema dominante quello dell' amore.
Gli Atti sono una splendida narrazione di come la Chiesa delle origini, animata dallo Spirito Santo, esercita la sua missionarietà. Gesù infatti aveva dato questo mandato agli apostoli: ”andate in tutto il mondo, predicate il vangelo a tutte le creature”. E negli Atti sta scritto: "Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra".
La buona novella supera così i confini ristretti del solo popolo biblico e si apre all' annuncio universale della salvezza offerta a tutti gli uomini della terra. Perciò notiamo l'attivismo dei viaggi apostolici di Pietro e sopratutto le fatiche missionarie di Paolo che con tutti i mezzi allora a disposizione, con pericoli ed avventure evangelizza le genti e finisce con l'essere martirizzato a Roma, che diventerà centro di irradiazione del cristianesimo in tutto il mondo allora conosciuto.
Singolare è il racconto di ciò che avviene nella casa del pagano Cornelio. Pietro parla ai convenuti nella sua casa e ad un tratto “ lo Spirito Santo scese su tutti coloro che ascoltavano il discorso "con grande meraviglia dei "fedeli circoncisi". perchè udivano che anch' essi parlavano lingue diverse. “E allora Pietro disse: Forse che si può proibire che siano battezzati con l'acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?". Certamente no e questo denota l'azione dello Spirito mandato da Gesù che è il vero protagonista della crescita della Chiesa.
In queste domeniche di Pasqua la Parola è spesso dominata dai brani desunti dai discorsi dell 'ultima Cena, riportate da Giovanni, mentre le sue lettere ne fanno il contrappunto. Il tema preferito è ancora una volta l'amore. Ed è la continuazione logica dell' allegoria della vite e dei tralci che ci è stata proposta domenica scorsa.
In questo contesto, “amore” viene tradotto con il greco “agape" diverso dagli altri due termini che usa questa lingua. "Agape" indica donazione totale, amore gratuito, disinteressato e perciò è più adatto ad esprimere i rapporti amicali tra Dio e l'uomo e degli uomini tra di loro.
Gesù dice: “Questo è il mio comando: amatevi gli uni gli altri". Ma l'amore si può comandare? Se ci pensiamo bene, amore e obbedienza si pongono in relazione reciproca, perchè l'amore che Gesù comanda non è un generico sentimentalismo, ma un amore totalizzante. E più facile osservare la legge che vivere nell' amore. Infatti si possono osservare delle fredde norme con la minaccia di sanzioni senza cambiare il cuore. L'amore invece dà la linfa vitale e l'entusiasmo necessario per donarsi interamente a Dio con un amore definitivo e totale.
Ma nella teologia giovannea c'è qualcosa di paradossale. La fonte dell' amore è Dio in persona, il quale ama Cristo e questi trasmette a noi povere creature l' amore di Dio. Egli ama per primo. Infatti è scritto nella Prima lettera di Giovanni: “ Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati". E continua: “ se Dio ci ha amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri”. E cioè il livello del nostro amore deve avere la caratteristica dell' amore di Cristo: "Amatevi l'un l'altro come io vi ho amati”, dice Gesù.
Questo amore che viene dall' alto, genera i figli di Dio, i quali diventano non più "servi" ma amici. Amici ai quali vengono rivelati i misteri del Padre. L' “intimità” diventa legge dell' amore. "Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamati amici".
E' dalla forza di questo amore che nasce la vocazione apostolica e l'ansia missionaria di portare al mondo intero l'annuncio gioioso della salvezza.
Anche oggi lo Spirito anima la Chiesa ed il suo soffio vitale deve rinnovarci radicalmente. Alcuni infatti vivono una religiosità da schiavi, segnata da norme e regolucce, intristita dall' idea di un Dio punitivo e senza misericordia, offuscata dalla paura dell' inferno incombente, isterilita da pratiche ritualistiche a sfondo magico. Il vangelo di oggi ci dice ben altra cosa. Dio ha preso per primo l'iniziativa di amarti e da un Dio che è Amore non può che scaturire gioia, pace, felicità, entusiasmo di sentirsi oggetto della parola di Dio, ma anche protagonista della costruzione del suo regno, del quali siamo chiamati ad essere testimoni veraci.
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