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Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Febbraio
I Lettura
Gn 12, 1-4
In quei giorni, il Signore disse ad Abram: " Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò.
Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra ".
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore
II Lettura
2 Tm 1, 8-10
Carissimo, soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non gia in base alle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia; grazia che ci è stata data in Cristo Gesù fin dall'eternità, ma è stata rivelata solo ora con l'apparizione del salvatore nostro Cristo Gesù, che ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'immortalità per mezzo del vangelo.
Vangelo
Mt 17, 1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: " Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia ".
Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo". All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.
Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: "Alzatevi e non temete". Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.
E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: "Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti ".
Commento di P. Vittorino Vivacqua
Le letture di questa seconda domenica di quaresima, si aprono col brano della Genesi che racconta lo sradicamento di Abramo dalla sua terra di Carran per dirigersi verso un luogo sconosciuto che Dio soltanto gli mostra e che non raggiungerà. Nella lettera agli Ebrei è detto chiaramente "per fede Abramo partì senza sapere dove andava" (11,8).
Domenica scorsa abbiamo letto della disubbidienza di Adamo, fonte di ogni maledizione. L’ obbedienza di Abramo invece sarà foriera di benedizione Con lui la storia del peccato si trasforma in storia di salvezza. Dio promette ad Abramo una terra "Và nel paese che ti mostrerò", una discendenza "Uno nato da te sarà il tuo erede", sebbene la moglie fosse ormai sfiorita, un grande popolo "farò di te un grande popolo". Insieme alle promesse, ben cinque menzioni della radice "benedizione" in ebraico brk, all’ origine del termine berekàh , benedizione, mettere sulle ginocchia. E’ come se Dio compisse una nuova creazione dopo il peccato di Adamo
Quella di Abramo non è una fede facile. Credere per lui è "partire", un lasciare. Lasciare ogni sicurezza per affidarsi completamente alle promesse di Dio.
Abramo è il nostro padre nella fede.
Ed eccoci al vangelo di Matteo che ci riporta la Trasfigurazione di Gesù. Il brano evangelico esordisce con una precisa connotazione cronologica "Sei giorni dopo". Cioè dopo la confessione di Pietro e l’ annunzio della passione raccontato immediatamente prima.. L’annuncio della passione e morte aveva sconvolto i discepoli; ora Gesù portandoli su un "alto monte", vuol far capire loro che il cammino della croce porta alla gloria ed alla risurrezione. La trasfigurazione infatti è un’ anticipazione della Pasqua di Risurrezione.
Su questo "alto monte", identificato col Tabor, Dio si manifesta come sul monte Sinai dove la sua presenza è descritta come "ombra" e come "nube". Qui Gesù si trasfigura davanti ai discepoli, mentre appaiono due figure che rappresentano tutta la storia salvifica del Vecchio Testamento: Mosè ed Elia.
Due sono i simboli della Trasfigurazione: la voce di Dio e la luce che avvolge la scena del Tabor.
Come nel battesimo anche qui risuona la voce di Dio :"Questi è il Figlio mio prediletto". La voce ribadisce il mistero che si cela nella persona di Gesù: Egli è il Figlio di Dio, anche se è vero uomo e si presenta con sembianze umane. Ma questa volta la voce aggiunge: "Ascoltatelo". E questo è il centro del brano evangelico Nella Bibbia questo verbo non significa il sentire qualcosa, ma aderire totalmente a Dio. Perciò al centro della nostra fede brilla il volto di Cristo. E’ Lui la persona alla quale dobbiamo aderire e quindi non c’ è posto per facili degenerazioni che deviano dal nostro essere suoi seguaci.
L’ altro simbolo è la luce che avvolge le figure presenti sul monte della trasfigurazione. Gesù brilla di luce propria mentre Mosè, Elia, i tre discepoli riflettono la luce divine che promana da Cristo. Noi dunque siamo "figli della luce", per il lavorio della grazia che trafigura la nostra umana fragilità.
Mosè ed Elia che conversano sul monte con Gesù, incarnano la legge e la missione profetica. La Legge è il cuore del credente israelita. Da essa trae luce e forza per conformarsi al volere di Dio. La Legge è contenuta nella Torah o Pentateuco. Essa illumina l’ uomo della Bibbia, secondo una sua radice, "or", che significa appunto luce. Ora è Gesù il nuovo legislatore che diffonde la luce della legge nuova basata sull’ amore.
Elia personifica tutto il movimento profetico che occupa la seconda parte del Vecchio Testamento e che aveva tenuto desta nel popolo la fedeltà a Dio ed alla sua alleanza.
Ora il compito di Mosè e di Elia si è esaurito. Sul monte rimane solo Gesù, che è venuto a rivelarci la parola del Padre. Ora la parola da ascoltare e da seguire è solo quella di Gesù: " Ascoltatelo",
Pietro rimane folgorato dalla Maestà di Dio che si rivela nella luce e, seppur intimorito dalla sua presenza come in tutte le rivelazioni della divinità, vorrebbe fissare quel momento estasiante. "Facciamo tre tende". Vorrebbe vivere per sempre questa visione beatificante in una specie di letargo religioso, rifuggendo dal cammino doloroso della vita. Gesù riporta i discepoli alla realtà: "Alzatevi e non temete". Dove il verbo alzarsi ha il significato di risorgere.
Il racconto evangelico indica a ciascuno di noi la direzione del nostro "andare". Siamo invitati anche noi a "salire" a distaccarci cioè dalla routine quotidiana e lasciare almeno per un po’ gli affari e gli affanni della vita per elevarci, salire un po’ più in alto in una continua ricerca del meglio. Il racconto della trasfigurazione di Gesù ci viene proposto proprio per indicarci la meta del cammino quaresimale. Sul monte troviamo Lui, Cristo luce, che dà senso al nostro peregrinare, alla nostra situazione di precarietà e di sofferenza. Anche a noi Gesù insegna che alla fine del tunnel non c’è il buio, ma la gloria; la gloria riservata a coloro che risorgono a vita nuova insieme con Cristo.
Gesù ci rincuora: "Non abbiate paura". Giovanni Paolo II in uno dei primi messaggi ai giovani ha detto: "Non abbiate paura di Cristo". Anche noi non dobbiamo aver paura, non dobbiamo esitare ad ascoltare la sua voce, aderendovi pienamente. Cristo deve essere al centro della nostra vita evitando di vivere un cristianesimo annacquato, dove Cristo è piuttosto un "argomento", anziché una "persona viva".
Ed eccoci al vangelo di Matteo che ci riporta la Trasfigurazione di Gesù. Il brano evangelico esordisce con una precisa connotazione cronologica "Sei giorni dopo". Cioè dopo la confessione di Pietro e l’ annunzio della passione raccontato immediatamente prima.. L’annuncio della passione e morte aveva sconvolto i discepoli; ora Gesù portandoli su un "alto monte", vuol far capire loro che il cammino della croce porta alla gloria ed alla risurrezione. La trasfigurazione infatti è un’ anticipazione della Pasqua di Risurrezione.
Su questo "alto monte", identificato col Tabor, Dio si manifesta come sul monte Sinai dove la sua presenza è descritta come "ombra" e come "nube". Qui Gesù si trasfigura davanti ai discepoli, mentre appaiono due figure che rappresentano tutta la storia salvifica del Vecchio Testamento: Mosè ed Elia.
Due sono i simboli della Trasfigurazione: la voce di Dio e la luce che avvolge la scena del Tabor.
Come nel battesimo anche qui risuona la voce di Dio :"Questi è il Figlio mio prediletto". La voce ribadisce il mistero che si cela nella persona di Gesù: Egli è il Figlio di Dio, anche se è vero uomo e si presenta con sembianze umane. Ma questa volta la voce aggiunge: "Ascoltatelo". E questo è il centro del brano evangelico Nella Bibbia questo verbo non significa il sentire qualcosa, ma aderire totalmente a Dio. Perciò al centro della nostra fede brilla il volto di Cristo. E’ Lui la persona alla quale dobbiamo aderire e quindi non c’ è posto per facili degenerazioni che deviano dal nostro essere suoi seguaci.
L’ altro simbolo è la luce che avvolge le figure presenti sul monte della trasfigurazione. Gesù brilla di luce propria mentre Mosè, Elia, i tre discepoli riflettono la luce divine che promana da Cristo. Noi dunque siamo "figli della luce", per il lavorio della grazia che trafigura la nostra umana fragilità.
Mosè ed Elia che conversano sul monte con Gesù, incarnano la legge e la missione profetica. La Legge è il cuore del credente israelita. Da essa trae luce e forza per conformarsi al volere di Dio. La Legge è contenuta nella Torah o Pentateuco. Essa illumina l’ uomo della Bibbia, secondo una sua radice, "or", che significa appunto luce. Ora è Gesù il nuovo legislatore che diffonde la luce della legge nuova basata sull’ amore.
Elia personifica tutto il movimento profetico che occupa la seconda parte del Vecchio Testamento e che aveva tenuto desta nel popolo la fedeltà a Dio ed alla sua alleanza.
Ora il compito di Mosè e di Elia si è esaurito. Sul monte rimane solo Gesù, che è venuto a rivelarci la parola del Padre. Ora la parola da ascoltare e da seguire è solo quella di Gesù: " Ascoltatelo",
Pietro rimane folgorato dalla Maestà di Dio che si rivela nella luce e, seppur intimorito dalla sua presenza come in tutte le rivelazioni della divinità, vorrebbe fissare quel momento estasiante. "Facciamo tre tende". Vorrebbe vivere per sempre questa visione beatificante in una specie di letargo religioso, rifuggendo dal cammino doloroso della vita. Gesù riporta i discepoli alla realtà: "Alzatevi e non temete". Dove il verbo alzarsi ha il significato di risorgere.
Il racconto evangelico indica a ciascuno di noi la direzione del nostro "andare". Siamo invitati anche noi a "salire" a distaccarci cioè dalla routine quotidiana e lasciare almeno per un po’ gli affari e gli affanni della vita per elevarci, salire un po’ più in alto in una continua ricerca del meglio. Il racconto della trasfigurazione di Gesù ci viene proposto proprio per indicarci la meta del cammino quaresimale. Sul monte troviamo Lui, Cristo luce, che dà senso al nostro peregrinare, alla nostra situazione di precarietà e di sofferenza. Anche a noi Gesù insegna che alla fine del tunnel non c’è il buio, ma la gloria; la gloria riservata a coloro che risorgono a vita nuova insieme con Cristo.
Gesù ci rincuora: "Non abbiate paura". Giovanni Paolo II in uno dei primi messaggi ai giovani ha detto: "Non abbiate paura di Cristo". Anche noi non dobbiamo aver paura, non dobbiamo esitare ad ascoltare la sua voce, aderendovi pienamente. Cristo deve essere al centro della nostra vita evitando di vivere un cristianesimo annacquato, dove Cristo è piuttosto un "argomento", anziccchè una "persona viva".
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