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Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Agosto
17 agosto - XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
I Lettura
Is 56, 1.6-7
Così dice il Signore: “ Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché prossima a venire è la mia salvezza; la mia giustizia sta per rivelarsi “.
Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saliranno graditi sul mio altare, perché il mio tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli “.
II Lettura
Rm 11, 13-15.29-32
Fratelli, ecco che cosa dico a voi, Gentili: come apostolo dei Gentili, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni.
Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione, se non una risurrezione dai morti? Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!
Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia per la loro disobbedienza, così anch'essi ora sono diventati disobbedienti in vista della misericordia usata verso di voi, perché anch'essi ottengano misericordia.
Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!
Vangelo
Mt 15, 21-28
In quel tempo, partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio”. Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorando: “Esaudiscila, vedi come ci grida dietro”.
Ma egli rispose: “Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele”.
Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: “Signore, aiutami!”.
Ed egli rispose: “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”. “E` vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.
Allora Gesù le replicò: “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri”. E da quell'istante sua figlia fu guarita.
Commento di P. Vittorino Vivacqua
Il tema delle tre letture bibliche proclamate in questa 20^ domenica del tempo ordinario hanno come unico tema quello dell’ universalità della salvezza annunziata e realizzata da Gesù. Esse poi ci danno l’ occasione di disegnare le linee guida di un ecumenismo imperniato sul dialogo con tutti gli uomini, credenti e non credenti.
La prima lettura è tratta dal cosiddetto Tritoisaia (l’ ultima parte del libro di Isaia). Il contesto di questa lettura è inquadrato nel recente ritorno della comunità israelitica dall’ esilio babilonese. Dopo l’ iniziale entusiasmo, le difficoltà avevano preso il sopravvento. Vi erano infatti nel popolo residui di depravazioni dovute al culto idolatrico e non mancavano le divisioni tra giudei tornati dall’ esilio, giudei rimasti in patria, stranieri e giudei della diaspora. La parola profetica ritenta la via dell’ unificazione e della pace, all’ insegna di una grande speranza. “La mia salvezza- la mia giustizia” riguarderà tutti, dice il Signore. Sarà sufficiente praticare il precetto universale della giustizia ed osservare il sabato. In cambio Dio darà anche allo straniero la possibilità di partecipare alla vita liturgica del Tempio. Esso sarà “casa di orazione”, ed in quanto tale non avrà alcuna preclusione. E’ un’ apertura sorprendente che supera tutti gli steccati ed i pregiudizi, anche se essa troverà piena attuazione in Gesù e nelle lettere paoline. Essa lascia intravedere che nel rapporto con Dio ciò che conta è l’ alleanza con lui. L’ esperienza religiosa deve caratteriz-zarsi come esperienza di pace fra gli uomini.
La dimensione universale della salvezza si coglie ancor più chiaramente nel brano del vangelo di Matteo, anche se deve essere stemperato dalle durezze iniziali nei confronti della Cananea..
L’ episodio narrato da Matteo, si svolge nella Fenicia meridionale, l’ attuale Libano, a Tiro e Sidone, vicino al territorio pagano. Qui si presenta a Gesù una donna “cananea”. L’ appellativo è carico di significato negativo. Infatti nella mentalità veterostamentaria i cananei sono una razza peccatrice che incarna tutto il male possibile. Questa donna si presenta implorante a Gesù: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio”. Ma Gesù sembra del tutto indifferente; non le rivolge neppure una parola. Sono i discepoli ad intervenire perché la esaudisca. Ma la risposta è imperniata su ciò che si pensava in quel momento e cioè che la salvezza doveva indirizzarsi in modo prioritario, se non esclusivo alle pecore perdute di Israele. La donna però non demorde; prostrata ai suoi piedi implora: “Signore, aiutami!” E Gesù “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”. Ma la donna non molla: “E` vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. Di fronte a tanta disarmata insistenza che proviene da una fede profonda, Gesù replicò: “Donna, davvero grande è la tua fede” Ed all’ istante la figlia guarì.
Il racconto risente delle tensioni esistenti nelle comunità cristiane primitive. Il miracolo nei confronti della Cananea sottolinea la sua fede esemplare. E’ questa che la pone all’ interno del popolo eletto anche se non vi appartiene razzialmente. L’ intervento dei discepoli è un segno di apertura: esso sottolinea la necessità di non chiudersi in un gretto particolarismo ma rendersi disponibili ad accogliere anche i pagani. La precedenza ai giudei fa parte della pedagogia di Dio che opera con gradualità. Ma è certo che l’ apertura universale verso tutti gli uomini della terra, è insita nell’ identità di Gesù.
S. Paolo nella sua lettera ai Romani rileva che l’ atteggiamento di ostilità del mondo ebraico nei confronti di Gesù, ha aperto le porte della comunità ai pagani. Questa novità all’ inizio ha prodotto delle tensioni tra giudeo cristiani e cristiani provenienti dal paganesimo. Paolo nella lettera ai Galati si oppone al tentativo di giudaizzare i cristiani provenienti dal paganesimo. Costoro invece forti dell’ insegnamento paolino, si vantavano del fatto che la salvezza non può appartenere solo agli ebrei. La comunità cristiana, dovrà essere ecumenicamente segno di salvezza per tutti.
L’ universalismo della salvezza nella Bibbia ha un processo graduale. Ci sono in essa molte pagine ostili agli stranieri. Ma queste vengono lentamente e progressivamente superate. Fa testo anche il brano della prima lettura. C’ è scritto nel libro del profeta Isaia: “Io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all’ estremità della terra”. Anche il comportamento di Gesù riflette inizialmente la mentalità giudaica e con linguaggio colorito chiama “cani” gli infedeli. Ma alla fine nel gesto miracoloso di Gesù emerge chiaramente che la salvezza non ha confini di lingua e di razza. Essa è dono che il Padre fa a tutti indistintamente.
L’ affermazione più esplicita e chiara sarà detta dall’ apostolo Paolo nella lettera ai Galati: “Tutti voi siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù… non c’ è più giudeo ne greco, non c’ è più schiavo ne libero, non c’è più uomo o donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”.
Oggi siamo nell’ era dell’ ecumenismo, favorita chiaramente dai documenti conciliari e sviluppata egregiamente con fatti concreti messi in opera da Giovanni Paolo II e continuati da Benedetto XVI con incontri e dialoghi ecumenici un tempo impensabili. Si pensi per esempio all’ incontro di preghiera di Assisi con i rappresentanti delle principali religioni mondiali. Rimane tuttavia importante nel dialogare, non perdere la propria identità. Infatti il dialogo si deve svolgere nella comprensione e nella verità.
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