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Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Dicembre 2007
I Lettura
Is 35, 1-6. 8. 10
Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saròn. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio.
Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: "Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi".
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa.
Ci sarà una strada appianata e la chiameranno Via santa; nessun impuro la percorrerà e gli stolti non vi si aggireranno.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto.
II Lettura
Gc 5, 7-10
Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate l'agricoltore: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge d'autunno e le piogge di primavera.
Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.
Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte.
Prendete, o fratelli, a modello di sopportazione e di pazienza i profeti che parlano nel nome del Signore.
Vangelo
Mt 11, 2-11
Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?". Gesù rispose: "Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me".
Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: "Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re!
E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te.
In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Commento di P. Vittorino Vivacqua
La liturgia di questa domenica inizia con queste parole: "Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi". E nella colletta c’ è una splendida invocazione al Signore perchè possiamo accogliere con rendimento di grazie, "il vangelo della gioia". Questo tema percorre i tre testi biblici di oggi.
Il motivo di questa gioia sta nel fatto che la salvezza di Gesù viene portata nella storia umana. Una salvezza integrale che riguarda tutto l’ uomo, corpo e spirito. Inoltre il vangelo ci rivela che questa salvezza è universale e quindi destinata a tutti gli uomini. Una salvezza che non è solo una speranza, ma una realtà presente in mezzo a noi.
L’ Avvento è tempo di rivelazione. E il vangelo di oggi sprigiona la sua luce su Gesù di Nazareth e sul suo precursore, Giovanni Battista.
Questi si trova rinchiuso nella fortezza di Macheronte dove era stato gettato da Erode Antipa su istigazione di Erodiade. Quando resta solo nel buio della fortezza, egli viene assalito da un dubbio: si è forse sbagliato quando ha additato Gesù come l’ agnello di Dio? Ha bisogno di essere illuminato e di rivedere lo stile che aveva immaginato per l’ agire divino, molto diverso dalle sue invettive. E allora manda un’ ambasceria ad interrogare Gesù: " Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?". La ricerca di Giovanni sull’ identità di Gesù, parte da un dato concreto. Il suo dubbio nasce perché ha sentito parlare delle opere di Cristo.
La risposta di Gesù è imperniata su una sequenza di segni messianici: "Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete". Cosa vedono i discepoli di Giovanni? "I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’ udito, i morti risuscitano". Le opere rivelano l’ identità e la presenza del Messia, perché ciò che essi odono e vedono non è altro che l’ adempimento della profezia di Isaia riportata nella prima lettura: "Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto". E così non c’ è dubbio: è lui, il Cristo "colui che doveva venire".
Ma Gesù conclude la presentazione di se stesso con una frase problematica: "Beato colui che non si scandalizza di me!". "Scandalo" è una parola di origine greca che significa "pietra di inciampo" che veniva posta per far crollare una persona. Per molti anche Gesù diventa pietra di inciampo, così come aveva predetto Simeone quando aveva preconizzato che quel bambino che teneva tra le sue braccia sarebbe divenuto "segno di contraddizione". Gesù scandalizza per le sue modeste origini, scandalizza i farisei per le sue parole, scandalizza per le sue opere, scandalizza i discepoli per la sua passione e morte. S. Paolo scrive ai Corinzi che "il Cristo crocifisso è scandalo per i giudei" (I Cor., 1,23).
Le parole di Gesù richiamano ciascuno di noi ad una fede personale che si concretizza non tanto in una serie di verità da professare, ma nella sequela di Qualcuno che è il Cristo, Figlio di Dio. Dobbiamo trovare anche noi la forza scandalosa del cristianesimo, eliminando tutte quelle edulcorazioni ed ammorbidimenti che lo sviliscono. Dobbiamo scandalizzare i benpensanti, tornare al messaggio esplosivo del vangelo e rifiutare quel cristianesimo caramelloso e magico che spesso viene praticato dalle persone devote.
Dopo la prima parte dedicata al riconoscimento di Gesù, la seconda è dedicata all’ identificazione di Giovanni il Battezzatore. Anche la domanda iniziale di Gesù ricalca la chiave di lettura della concretezza: "Che cosa siete andati a vedere nel deserto?". Non "una canna sbattuta dal vento" e neppure "un uomo avvolto in morbide vesti". E’ invece "un profeta… anzi più di un profeta. Egli è colui che preparerà la via ", il precursore.
E’ compito del profeta parlare in nome di Dio attraverso la parola e la testimonianza di vita. Giovanni è la figura di un credente che si è impegnato totalmente al servizio di Dio, offrendo il massimo delle proprie risorse umane. In quanto messaggero di colui che sta per venire, pone in questo servizio la sua ragione di vita. E Gesù lo riconosce il "più grande tra i nati da donna". Ma la grandezza di Giovanni non è assoluta, perché nella prospettiva del regno, ciò che umanamente viene considerato piccolo, è invece grande e ciò che è considerato umanamente debole è invece forte, perché così è nell’ ottica di Dio.
Nel regno di Dio mettersi al suo servizio non significa tanto compiere alcune opere o espletare un determinato ministero. Significa offrire a Dio la propria vita nella sua totalità così come ha fatto Giovanni Battista. La sua grandezza è raggiunta proprio da chi si fa piccolo per lasciare spazio ai progetti di Dio su di sé.
Accogliamo l’ invito alla gioia che oggi ci viene ripetuto nella liturgia. Il cristiano è colui che vive nell’ allegrezza perché è consapevole che Gesù è in mezzo a noi. E’ colui che sa regalare un sorriso, che sa trasmettere agli altri la novità esplosiva di un Dio che è tra di noi e che è venuto per amare e salvare tutti gli uomini della terra.
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