Parrocchia Camigliatello Silano


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15 giugno XI domenica del tempo ordinario

Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Giugno

15 giugno - XI domenica del Tempo Ordinario (Anno A)


I Lettura
Es 19, 2-6
In quei giorni, gli Israeliti arrivarono al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte.
Mosè salì verso Dio e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: “Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti:
Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me.
Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa “.

II Lettura
Rm 5, 6-11
Fratelli, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito.
Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui.
Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione.

Vangelo
Mt 9, 36 - 10, 8
In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!”.
Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì.
Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Commento di P. Vittorino Vivacqua



La liturgia di questa domenica ci presenta la nascita dell’ antico e del nuovo popolo di Dio.
Il popolo dell’ antica alleanza ha origine allorquando Israele, liberato dalla schiavitù dell’ Egitto, arriva al monte Sinai. Qui si conclude la prima tappa della storia della salvezza ed inizia la storia dell’ alleanza. Al Sinai Dio darà al popolo le tavole della legge, le “dieci parole” che costituiscono il fondamento dell’ alleanza. Dalla fedeltà a questo patto dipenderà il raggiungimento della tappa definitiva che condurrà alla terra promessa.
Il vangelo di Matteo ci descrive la nascita del popolo della nuova alleanza con la chiamata e missione dei Dodici apostoli con la quale Gesù mira ad organizzare la nuova comunità di salvezza.

Nella prima lettura il brano dell’ Esodo ha come soggetto l’ Io di Dio. E’ Lui che ha liberato il popolo dalla schiavitù egizia, sollevandolo con la sua potenza, come l’ aquila soleva i suoi piccoli. Ora se il popolo sarà fedele al patto di alleanza, Israele sarà sua “proprietà”. Il termine ebraico “segullàh” indica una proprietà personale inalienabile, che non sarà mai ceduta ad alcuno. Quindi un nesso inscindibile con Dio.
In virtù di questo, Israele sarà una “nazione santa” e “regno di sacerdoti”. Israele apparentemente è una nazione come tutte le altre; ma il termine “santa” la caratterizza come unica nazione che partecipa della stessa santità di Dio, rivelata con tutto il suo fulgore sul monte Sinai. Israele da questo momento avrà la missione di annunziare al mondo la splendore della santità di Dio. L’ espressione “regno di sacerdoti” specifica meglio questa missione. La storia di Israele è una storia sostanziata dalla fede, dalla preghiera, dal culto di Dio, da cui derivano i suoi comportamenti. Il suo compito è quello di un popolo a cui Dio ha affidato una missione a beneficio di tutti i popoli della terra.

Il brano del vangelo di Matteo
conclude la sezione narrativa ed apre il secondo grande discorso quello “missionario”. Esso comprende i versetti 36-38 del capitolo 9 con l’ immagine delle messe ed i versetti 1-8 del capitolo 10 che narrano la chiamata dei Dodici e la loro missione.
Il vangelo si apre con un gesto di grande tenerezza da parte di Gesù che “vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore”. Sono le folle disorientate di ieri e di oggi accomunate dalla confusione e dall’ indifferenza. Sono soprattutto quelle folle anonime che vivono intristite nella miseria e nel degrado. La società opulenta non si preoccupa di loro. Gesù invece ha “compassione”, cioè è solidale con loro. Il “gregge” è abbandonato e “senza pastore”. Gesù non è indifferente ma si sente toccato nel profondo. Ed ecco l’ immagine della “messe “ che è molta e richiede di essere mietuta senza indugio. La mietitura nella Bibbia è immagine del compimento del giudizio finale. Bisogna dunque affrettarsi, perché gli operai sono pochi.


Gesù allora sceglie dodici uomini quali collaboratori nella guida del popolo della nuova alleanza, come i dodici patriarchi e le dodici tribù di Israele. Il numero dodici collega il nuovo e l’ antico Israele: due comunità a servizio del disegno salvifico di Dio. Agli Apostoli Gesù conferisce il suo stesso potere messianico : cacciare i demoni, guarire le malattie, risuscitare i morti.

Interessante è la lista dei nomi dei dodici apostoli . Al primo posto c’ è Simone a cui viene cambiato il nome in Pietro e poi gli altri undici scelti senza alcuna giustificazione di merito personale. Alla scelta segue la missione: essi sono inviati al gregge disperso e sbandato di Israele. L’ ammonimento a non andare “tra i pagani” e “nelle città dei Samaritani” si colloca nel contesto del vangelo di Matteo che scrive per gli ebrei convertiti. Per lui Gesù vuole portare a compimento la promessa di salvezza fatta da Dio al suo popolo. Ma questo non significa che soltanto ad Israele viene offerta la salvezza. Infatti nel capitolo 28 la missione dei dodici viene rinnovata ed estesa a tutte le genti..

La novità dell’ agire di Dio viene sottolineato da Paolo nel brano della lettera ai Romani, che mette in evidenza come per i cristiani la salvezza sia una certezza di fede ineliminabile. Essa ci viene data come dono per l’ amore gratuito di Gesù , che mentre l’ umanità si trovava nella situazione disperata di inimicizia con Dio, morì per noi e ci riconciliò col Padre, facendoci passare dalla riconciliazione alla salvezza.

Molti sono gli spunti di riflessione e di applicazione per la nostra vita. La parola di Dio oggi ci dà spunto per meditare sulla Chiesa “nuovo popolo di Dio”. Di cui noi siamo membra vitali. Siamo anche noi “proprietà” di Dio; anche noi facciamo parte di una “nazione santa”, di un “regno di sacerdoti”. E anche noi siamo stati chiamati individualmente alla missione di annunciare con la nostra vita il Regno di Dio. Infatti col battesimo facciamo parte di un “popolo profetico”, “regale” e “sacerdotale”.



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