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15 agosto Assunzione della B. Vergine Mariia

Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Agosto

15 agosto - ASSUNZIONE DELLA B. VERGINE MARIA

Commento di Gianfranco Ravasi


Apocalisse 11,19; 12,1-6.10; 1 Corinzi 15,20-26;
Luca 1,39-56


I.
«Nel cielo apparve una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Essa partorì un figlio maschio destinato a governare tutte le nazioApparve anche un enorme drago rosso, con sette teste e sulle teste sette diademi. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorare il bambino appena nato» (Ap 12).
«Cristo
è risuscitato dai morii, primizia di coloro che sono morii. Se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà la risurrezione dei morti. Come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo» (1 Cor 15).
«Ha rovesciato
i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi» (Lc 1).


Celebriamo oggi la liturgia dell'Assunzione di Maria. E questa una celebrazione parallela, sia pure nelle ovvie difall'Ascensione di Cristo: Maria è sulla scia del Figlio e, dopo la morte, approda con tutto il suo essere alla piena comunione di Dio, entra nel cielo, simbolo dell'infinito e del divino.
E sulla via dell'assunzione aperta da Maria si incammianche i passi dei credenti di tutte le stagioni della storia della salvezza.
Pensiamo, ad esempio, al destino del giusto Enoc che «aveva camminato con Dio e che fu assunto da Dio» (Gn 5, 24) o a quello del profeta Elia, rapito in Dio su un cocdi fuoco (2 Re 2), o al destino di tutti i giusti che conDio faccia a faccia.
Le tre pagine bibliche della solennità sono tutte ritmate da una serie di antitesi. Si oppongono due campi nei quali l'uomo è invitato ad entrare per giocare la sua vita. Nella celebre pagina dell'Apocalisse il contrasto ha due poli di grande potenza: da un lato la donna e il figlio, dall'altro il drago rosso incoronato. La lettura della tradizione criha visto subito la figura di Maria e del Cristo, anche se Giovanni intendeva innanzitutto la Chiesa al cui interil Cristo è continuamente generato attraverso l'eucarie la sua Parola. Maria, la Chiesa, il Cristo sono inticonnessi e sono segno altissimo del bene e della salvezza. Sull'altra frontiera si erge il drago, simbolo mostruoso della violenza, rosso come il sangue che versa e ubriacato dal potere espresso dalle teste coronate.
Due sono anche i protagonisti della pagina paolina. Nella finale di questa lettera «pastorale», indirizzata ai cristiadi Corinto tormentati da mille problemi, l'Apostolo tracun grandioso affresco dell'ultima lotta tra la morte e la vita. Da un lato c'è Adamo, l'uomo peccatore, avvinghiato alla morte, al male e al limite; dall'altro lato c'è il Cristo, l'Adamo perfetto, in cui trionfa la vita. Egli, infatti, scal'ultimo conflitto in cui il Nemico per eccellenza, la Morte interiore e fisica, muore e si leva l'orizzonte della risurrezione-assunzione in Dio. Nel Magnificat di Maria, divenuto il cantico dei primi cristiani e dei cristiani di tutle epoche della storia, si apre invece il contrasto tra potene povertà: da un lato si ergono i troni, i potenti, i ricdall'altro si affollano gli umili, i poveri, gli affamati. Maria si sente dalla parte di questi ultimi. Su questa folla guidata dalla Madre del Signore si erge il «braccio» di Dio che li difende e li protegge.
Siamo, quindi, di fronte a tre coppie di vie che approa destini antitetici: quelle del male, della morte e dele quelle del bene, della vita e della povertà. Le prime mostrano un'apparenza affascinante ma nascondono disperazione e precipitano nel vuoto e nel silenzio. Le altre sono «vie strette» ma si aprono all'«assunzione» in Dio, alla gioia e alla pace piena.
Maria nella sua esistenza terrena tutta illuminata da Dio ha compiuto la sua scelta. Si è messa sulla via della giustidell'amore e del distacco, sulla via della fede. Scrive Giovanni Paolo I' nell'enciclica
Redemptoris Mater: «Il Figlio di Maria agonizza su quel legno come un condannato, come un disprezzato. Grande ed eroica è l'obbedienza della fede che Maria dimostra di fronte agli imperscrutabili giudizi di Dio. Ma è attraverso questa fede che Maria si unisce peral Cristo, nella morte e nella gloria». Anche noi siamo invitati a questa obbedienza, a questa scelta di camspesso sofferta ma piena di speranza e di luce. Infatti, diceva lo scrittore francese Daniel Rops, «il cristianesimo è un messaggio di speranza nei confronti del bene che è destinato a prevalere, della vita che annienterà la morte, del Dio dei poveri che rovescerà arroganti, ricchi e potenti dai loro intoccabili troni».


II.
«Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del Signore venga a me? Ecco, appela voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ba esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha crenell'adempimento delle parole del Signore» (Lc 1).


Se a Gerusalemme scendiamo nella valle che costeggia a oriente la città, la famosa valle del Cedron, e lasciamo a destra il Getsemani coi suoi olivi secolari e con la Basilidell'Agonia di Gesù, ci appare in un avvallamento un piazzale lastricato su cui si apre un monumentale portale crociato appartenente ad un basso e tozzo edificio. Dietro quel portale una grande scalinata ci conduce ad una chiesa sotterranea, collocata nelle viscere della valle del Cedron. È la Basilica dell'Assunzione di Maria affidata alla gestiodegli Ortodossi che coi Cattolici condividono la stessa fede nel destino glorioso della Madre di Dio.


Fino al 1757 la chiesa era di proprietà dei Francescani che possono ancora oggi tre volte l'anno celebrarvi un rito mariano.
In occasione delle solennità quella scalinata immersa nelà si accende, trasformandosi in un tappeto di luce a causa delle candeline che i fedeli distribuiscono su ogni gradino. Si crea, così, una suggestione da
ianua coeli, da «porta del cielo», anche se la meta che si raggiunge qui èuna tomba.
Eppure si tratta di una tomba tutta particolare, vuota come quella che in un altro quartiere di Gerusalemme è tanvenerata, quella del Figlio di Maria, il S. Sepolcro. Scenallora, anche noi in pellegrinaggio a questa tomba, collegata all'antica e ancor oggi visibile necropoli del Cedron. A metà del percorso della scala, sui due lati, ci incontriacoi monumenti funebri di Melisenda e di Maria, mogli di principi crociati, e con la cappella dedicata a Gioacchied Anna, i nomi dei genitori di Maria a noi consegnati dalla tradizione popolare dei Vangeli apocrifi.
Giunti ai piedi della scala, si apre - trasversalmente rispetto ad essa - la chiesa vera e propria tutta tempestata di lampade: a destra una specie di tempietto contiene il sepolcro della Vergine. Già nel v secolo qui sorgeva una chiesa bizantina che fu poi distrutta dai Persiani; qui i croeressero in seguito una Basilica demolita nel 1187 dal celebre sultano Saladino che lasciò in piedi solo il portale da cui siamo entrati.
Resta ora solo l'attuale santuario ortodosso che è stato restaurato nel 1972. È stato in quell'occasione che il notisfrancescano archeologo, P. Bellarmino Bagatti ha potustudiare l'antica cripta e il sepolcro che spesso in passa-io erano stati danneggiati dalle piene del Cedron, il torora prosciugato che dava il nome alla valle. Durante quella sommaria prospezione P. Bagatti aveva potuto notache la tomba faceva parte di un complesso sepolcrale del I secolo comprendente tre camere.
Ancor oggi i pellegrini possono vedere il banco di rocappartenente alla camera più interna, sul quale, seconla tradizione, era stato deposto il corpo di Maria. La roccia è stata tutta scheggiata dagli antichi pellegrini desidi portare nelle loro terre una reliquia del luogo ove era stata deposta la salma della Vergine.
Ma se vogliamo conoscere qualcosa di più sulle origini di questa antica tradizione sulla tomba di Maria dobbiamo ricorrere agli scritti apocrifi dei primi secoli, cioè a quei testi cristiani in cui storia, fede, folclore, fantasia si foninsieme in maniera inestricabile. Ebbene, nella
Dordella Vergine (VI sec.) leggiamo questa descrizione della sepoltura della Madonna: «Ecco, vi sono tre grotte: una esterna, un'altra interna e una ancor più piccola e più interna con un banco rialzato di argilla. Deponete su quel banco la Benedetta (Maria)».
Su quel «banco», venerato ancor oggi dai fedeli, ora non c’è più ne il cadavere della Vergine né un frammento delle sue ossa.
La fede e la liturgia della Chiesa romana d'Occidente e delle Chiese d'Oriente vedono in Maria la prima creatura che ha seguito il Cristo in una morte aperta alla gloria delrisurrezione.
L'Assunzione di Maria, infatti, è 1' anticipazione della festa pasquale che ogni credente attende, è l'Ascensione in Dio della creatura redenta, parallela alla prima e decisiva Ascenquella del Figlio nella gloria del Padre. E curioso notacome l'arte orientale, attraverso le icone della «Dormidella Vergine», riprenda liberamente e poeticamente questi temi.
Infatti, mentre Maria è rappresentata sul letto di moril Cristo appare, solenne, al centro del quadro sortra le braccia una bambina tutta piena di luce:
è l'anima della Vergine Madre che egli sta portando con sé in cielo.
Nell'apocrifo sopra citato della
Dormizione della Vergine si descrive Giovanni, il discepolo che era vissuto con lei, mentre si rivolge a Maria che sta salendo al cielo con quesaluto pieno di tenerezza: «Sorella mia, Maria, divenumadre dei dodici rami!», cioè madre degli apostoli e quindella Chiesa.
È sulla base di questa connessione con Giovanni, l'apodell'Asia Minore, che nascerà la tradizione della morte di Maria ad Efeso (attuale Turchia), tradizione sicuramenmolto meno probabile, nonostante il fascino di quel colche incombe sulle rovine gloriose della grande città greco-romana.
Maria, in realtà, è morta nella stessa città della morte del suo Figlio ed è con lui e accanto a lui che è stata assunta nella luce della gloria di Dio.


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