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Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Dicembre
14 dicembre 2008 - III domenica di avvento
PRIMA LETTURA
Is 61, 1-2. 10-11
Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l'anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti,
.......
Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia, come uno sposo che si cinge il diadema e come una sposa che si adorna di gioielli.
Poiché come la terra produce la vegetazione e come un giardino fa germogliare i semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutti i popoli.
oppure
Lc 1, 47-54
L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
SECONDA LETTURA
1 Ts 5, 16-24
State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono.
Astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Colui che vi chiama è fedele e farà tutto questo!
VANGELO
Gv 1, 6-8. 19-28
Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.
E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: “Chi sei tu?”.
Egli confessò e non negò, e confessò: “Io non sono il Cristo”.
Allora gli chiesero: “Che cosa dunque? Sei Elia?”. Rispose: “Non lo sono”. “Sei tu il profeta?”. Rispose: “No”. Gli dissero dunque: “Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?”.
Rispose: “Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia”. Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: “Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?”. Giovanni rispose loro: “Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo”.
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Commento di P. Vittorino Vivacqua
Questa terza domenica di avvento è chiamata la domenica della gioia, perchè le prime parole della liturgia esortano a gioire per l'avvicinarsi della festa del Natale.
Le letture che oggi ci vengono proposte sono tratte dal terzo Isaia (61, 1-2". IO-Il) - l'' Tessalonicesi (5, 16-24 Giovanni (1, 6 - 8. 19-28).
Di particolare rilievo è oggi la prima lettura che introduce il popolo a gustare la lieta notizia della liberazione dalla schiavitù babilonese attraverso un "anno di grazia" che qui viene annunciato, ma che si realizzerà nel Cristo. Leggiamone un passo significativo:
"Lo spirito del Signore è su di me perchè il Signore mi ha consacrato con l' unzione,' mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe ai cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l'anno di misericordia del Signore" (Is. 61).

In questo annuncio è prefigurato senz' altro il Messia " colui che è stato consacrato con l' unzione", il Cristo, cioè l'unto, il consacrato. La sua missione è espressa dettagliatamente, ispirandosi alla vita che il pio israelita doveva vivere nell' anno del giubileo, anno "della misericordia". Quando il popolo ebraico viveva nella sua terra, ogni cinquant' anni, come ci dice il libro del Levitico, cap. 25, celebrava l'anno giubilare. Un araldo suonava il yòbel,
cioè il corno di montone (da cui la parola giubileo), ed annunziava che in quell' anno la terra doveva riposare, gli schiavi dovevano essere liberati, i debiti condonati, e dovunque doveva essere proclamata la pace. Il Profeta prende il posto di quell' araldo e annunzia il Giubileo ai deportati di Israele. Essi saranno liberati dalla schiavitù, i malati saranno consolati, gli emarginati troveranno attenzione, perchè ormai sta per sorgere definitivamente "l'anno della misericordia" che si sarebbe celebrato al ritorno dell' esilio, in Gerusalemme.
Cinque secoli dopo nella sinagoga di Nazareth Gesù aprirà il rotolo del libro del profeta Isaia e leggerà queste stesse parole, che commenterà con un annunzio sconvolgente: "Oggi si è adempiuta questa scrittura". Anche se i i suoi concittadini accolgono l'annunzio con sarcasmo, Gesù afferma che il Regno di Dio è presente ed attivo in mezzo agli uomini e l' anno di grazia e di liberazione del Signore è stato proclamato ed è già operante.
Questo tempo di Avvento , ci spinge ancor più a vivere in un clima di attesa operosa, aprendo la strada al Signore che viene.
Anche in questa domenica prevale la figura del Battista che si autodefinisce "voce di uno che grida nel deserto". Questo significa che egli non comunica dei messaggi propri, ma si fa portavoce di Qualcuno che è più grande di lui e che è venuto a portare definitivamente l' evento perfetto del Regno di Dio.
Egli non approfitta della popolarità, nè si lascia sedurre dal fatto che molti lo ritenevano il Messia. Anzi confessa di non essere lui il Salvatore. Infatti "In mezzo a voi, dice c'è uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio dei sandali ".
L'evangelista Giovanni a cominciare dal prologo del suo vangelo lo indica a più riprese come"testimone": "venne come testimone per rendere testimonianza alla luce... Egli doveva rendere testimonianza alla luce ".
Giovanni è allora il martire per eccellenza; martire in greco significa testimone. In ambito cristiano l'essere testimone indica colui che si schiera totalmente dalla parte di Cristo e perciò è spinto ad annunciare il suo messaggio. E' la missione di ogni seguace di Cristo: proclamare al mondo il Signore.
Insieme a tante persone che con la loro vita danno un' autentica testimonianza cristiana, ce ne sono tante altre che vivono un cristianesimo demotivato ed indolente. Molti non conoscono neppure il Vangelo. Fa impressione constatare quanto poco si conosca Gesù.
Le parole dell' apostolo Paolo ai Tessalonicesi, proclamate nella liturgia odierna, sono un monito per ciascuno di noi. Egli ci comunica un vero e proprio codice di comportamento che viene dalla "volontà di Dio".
" State sempre lieti, scrive Paolo, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie... Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie, esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione.
Solo cos’ possiamo accogliere in maniera autentica il Regno di Dio che è in mezzo a noi. Solo con questa esistenza aperta a Dio, possiamo unirci anche noi alla lode della prima credente, Maria, con la quale oggi ripetiamo nel salmo responsoriale: “L’ anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore”.
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