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13 Settembre 2009 - XXIV Domenica del tempo ordinario
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13 settembre - XXIV Domenica del Tempo Ordinario
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Anche oggi si sentono le voci e i giudizi più contrastanti su Gesù: c’è chi lo ritiene un
saggio, un generoso moralista, un protagonista della storia, e c’è anche chi lo calunnia, chi lo odia. Ma la sola, la vera identità di Gesù è quella proclamata da Pietro: “Tu sei il Cristo”. Se riduciamo la fede cristiana al chiuso di un orizzonte umano, per quanto nobile, siamo in errore: Cristo è venuto a portare la salvezza eterna, la speranza soprannaturale, non una dottrina per rendere più tollerabile la convivenza umana, anche se è interessato alla redenzione di tutte le realtà terrene, sempre in funzione della felicità eterna. Non basta riconoscere Gesù come Figlio di Dio: bisogna imitarlo in ciò che egli ha di più specifico, cioè nell’amore alla croce che non è il fine, ma il mezzo necessario per compiere la redenzione. Se vogliamo essere corredentori non possiamo rifuggire la croce, perché solo attraverso di essa, perdendo la nostra vita, la ritroveremo nell’eternità, partecipando alla risurrezione di Cristo.
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde
PRIMA LETTURA (Is 50,5-9a)
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori.
Dal libro del profeta Isaìa
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
È vicino chi mi rende giustizia:
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.
Chi mi accusa? Si avvicini a me.
Ecco, il Signore Dio mi assiste:
chi mi dichiarerà colpevole?
Parola di Dio
SECONDA LETTURA (Giac 2,14-18)
La fede se non è seguita dalle opere in se stessa è morta.
Dalla lettera di san Giacomo apostolo
A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha opere? Quella fede può forse salvarlo?
Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta.
Al contrario uno potrebbe dire: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede».
Parola di Dio
VANGELO (Mc 8,27-35)
Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».
Parola del Signore
Commento di P. Vittorino Vivacqua
Il brano evangelico di oggi è posto al centro del Vangelo di Marco. Siamo a metà del capitolo ottavo ed il vangelo è formato di sedici capitoli Con la confessione di Pietro che oggi viene proclamata, si conclude la prima parte del vangelo, caratterizzata dal racconto di parecchi miracoli “messianici”, allo scopo di farci scorgere nella persona e nelle azioni di Gesù il Messia ed il Figlio di Dio. La guarigione fisica dei malati, prelude alla guarigione delle coscienze irretite dal male. Non a caso molti miracoli si riferiscono alla liberazione di indemoniati. In questa prima parte del vangelo,noi non troviamo la formulazione delle esigenze radicali di cambiamento che caratterizzano i seguaci di Gesù. Queste saranno presentate nella seconda parte, quando i discepoli conosceranno la sua vera identità di Messia o Cristo, che in greco significa “unto, consacrato”. E’ questo il punto di arrivo dell’itinerario della prima parte.
Gesù si trova coi suoi discepoli a Cesarea di Filippo; una città fondata dal figlio di Erode il Grande in perfetto stile romano, alla foce del fiume Giordano, lussureggiante per le abbondanti acque, dedicata al dio della natura Pan. Qui Gesù lancia una domanda provocatoria: “Chi dice la gente che io sia?”. Con questa domanda Gesù non vuole fare un sondaggio, ma portare i discepoli ad una più piena conoscenza della sua personalità. E’ naturale che attorno alla sua figura taumaturgica il popolo discutesse e si interrogasse, dando comunque risposte positive, ma sbagliate. Alcuni infatti come Erode Antipa che aveva fatto decapitare il Battista, pensano che Gesù fosse Giovanni Battista redivivo. Altri invece
pensano che egli sia il profeta Elia che sarebbe dovuto venire immediatamente prima dell’ era messianica per annunziare il giudizio definitivo di Dio. Per altri invece egli è un profeta. Ma Gesù incalza i discepoli e vuole la loro risposta personale: “E voi chi dite che io sia?”. A questo punto è Pietro a squarciare le nubi con una proclamazione di fede: “Tu sei il Cristo”. Una risposta vera, ma non ancora esaustiva. Gesù è certamente il Messia, “l’unto, il consacrato”, ma pur sempre una creatura umana. La sua vera identità sarà proclamata dal Centurione si piedi della croce: “Veramente costui era il figlio di Dio”.
Gesù accoglie questa proclamazione incompleta della sua figura. Ma immediatamente fa capire che egli non sarà il Messia trionfante, il liberatore dal giogo romano, come molti pensavano a quei tempi. Sarà invece il Messia sofferente. “Il Figo dell'uomo- dice - doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare”. E’ la piena adesione alla volontà di Dio, come è indicato nel verbo “dovere”. Ma nello stesso tempo alla umiliazione profonda, subentrerà la gloria della risurrezione ed il suo ritorno come giudice nel giudizio finale che egli presiederà, grazie alla salvezza offerta a tutti gli uomini.
A questa dichiarazione Pietro, che un momento prima l’ aveva proclamato Messia, si ribella; lo trae in disparte e si mette a rimproverarlo. Ma Gesù lo respinge: “Lungi da me, Satana! Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. Non c’ è dunque un minimo spazio per il trionfalismo. Satana nel Nuovo Testamento è colui che si oppone a Gesù e prospetta un programma diverso dal suo; è il tentatore che suggerisce di trasformare le pietre in pane, di compiere miracoli per suo tornaconto, senza percorrere la strada del Servo sofferente preannunciato nelle scritture.
Anche noi, come Pietro, siamo tentati di vivere una religione trionfalistica, esente dalla sofferenza, intessuta di un miracolismo senza senso. Rifuggiamo dal seguire la via della croce. A chi vuole seguirlo, Gesù ha detto senza mezzi termini:“Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà “.
E allora dobbiamo percorrere col suo aiuto la via della croce, saper perdere la vita e farne un dono di amore per gli altri. Solo così daremo un senso alla nostra esistenza; solo così possiamo avere la speranza, fondata sulla parola di Cristo, di raggiungere la salvezza eterna.
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