Parrocchia Camigliatello Silano


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13 aprile IV domenica di Pasqua

Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Aprile

13 aprile - IV domenica di Pasqua (Anno A)


I Lettura
At 2, 14. 36-41

Nel giorno di Pentecoste, Pietro levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò a voce alta così: Sappia con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!".
All'udir tutto questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: "Che cosa dobbiamo fare, fratelli?".
E Pietro disse: "Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro".
Con molte altre parole li scongiurava e li esortava: "Salvatevi da questa generazione perversa". Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone.

II Lettura
1 Pt 2, 20-25

Carissimi, se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio.
A questo infatti siete stati chiamati, poichè anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia.
Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime.

Vangelo
Gv 10, 1-10

In quel tempo, Gesù disse; " In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori.
E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.
Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei".
Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: "In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.
Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.

Commento di P. Vittorino Vivacqua



La quarta domenica dopo Pasqua è dedicata ogni anno a Gesù Buon Pastore. Con essa coincide anche la Giornata mondiale per le vocazioni.
La liturgia di questa anno A, ci propone due testi neotestamentari che si completano a vicenda. Il primo, tratto dagli Atti degli Apostoli, è la continuazione della catechesi biblica di Pietro sulla Resurrezione. In essa si passa dalla fede nel Risorto all’ ingresso nella Chiesa. Infatti quel giorno si unirono ai discepoli circa tremila persone. Il Vangelo di Giovanni completa la catechesi di Pietro, presentadoci Cristo come il Buon pastore e la Porta delle pecore, cioè della Chiesa nata dalla fede nella Resurrezione.
Nella seconda lettura tratta dalla prima lettera di Pietro, l’ apostolo ci esorta a tener sempre presente nella nostra vita il sacrificio redentore di Cristo.



Nel discorso di Pietro, si rileva un forte contrasto tra ciò che hanno fatto i giudei ("voi l’ avete inchiodato sulla croce per mano degli empi e l’ avete ucciso") e ciò che invece ha fatto Dio: "Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso". Questi due titoli riassumono plasticamente la verità sul Crocifisso. Il termine "Cristo" che vuol dire "unto" "consacrato", esprime la sua messianicità. Christòs in greco è la traduzione del termine Messia. "Signore" invece indica la trascendenza divina del Cristo. Infatti Kyrios (Signore) traduce il nome divino di Jhwh.
In questo titolo, "Signore e Cristo" si riassume tutta la nostra fede. Fede che Pietro vorrebbe che fosse fatta propria da tutta la casa di Israele.
Ma è interessante notare che questa fede conduce a diventare Chiesa.. Sentendo il racconto della Resurrezione, gli ascoltatori "si sentirono trafiggere il cuore". Da questa compunzione nasce il desiderio di cambiare. "Che dobbiamo fare?". La domanda porta alla conversione. Occorre percorrere una triplice via:
- "Pentitevi", Il pentimento cioè il radicale cambiamento di vita e di mentalità è indispensabile. Nessuno può sottrarsi a questa spinta purificatrice.
"Ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo". Solo invocando questo nome che ha la stessa efficacia di quello di Jhwh, noi "possiamo essere salvati". Gesù infatti è il Salvatore. E la salvezza viene donata attraverso la rigenerazione battesimale.
"Dopo riceverete il dono dello Spirito". Esso suggella la via della rinascita in Cristo e rende il cristiano un uomo nuovo.
Nella seconda lettura la prima lettera di Pietro dice: "Eravate come pecore disperse, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle anime vostre". Quella del pastore è un’ immagine cara alla tradizione dell’ antico Oriente. Il pastore non era solo la guida del gregge, ma colui che ne condivideva in maniera totale lo stile di vita. La sua vita era vissuta in funzione del gregge.
Servendosi di questa figura, Giovanni ci presenta Gesù come colui che è pieno di sollecitudine per la sua Chiesa. Egli la custodisce e la pone al riparo in un "recinto". Solo chi entra dalla porta è un amico. Chi vi entra per vie traverse è un ladro ed un brigante. Gesù è il vero Pastore. Egli conosce le persone una ad una e le chiama per nome. Esse conoscono la sua voce e lo seguono. "Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce".
La parabola di Giovanni prosegue in un crescendo mozzafiato. Gesù non si limita a presentarsi come il Pastore premuroso della sua Chiesa, ma proclama: "Io sono la porta"usando una espressione uguale a quella indirizzata da Dio a Mosè. "Io sono" è infatti la misteriosa definizione di Dio.
La pagina giovannea allora è una chiara proclamazione della divinità di Cristo. Cristo Dio si mette a capo del suo gregge, cammina innanzi a coloro che lo seguono, li conduce a pascoli ubertosi, li difende da tutte le insidie. Il verbo "seguire" è il verbo del discepolo. In questi verbi di premura e di vita viene descritta l’ azione di Cristo per la sua Chiesa.
Ci sono però anche verbi di morte. Nelle tenebre della notte si insinuano ladri e briganti che vengono per rubare e distruggere. Sono i falsi pastori che possono esercitare un fascino perverso volto a smembrare e disgregare il popolo di Dio. L’ azione del maligno è sempre in agguato per seminare sfiducia, svilire la forza profetica dello Spirito, rapinare la vita e il cuore del credente. L’ invettiva contro i "cattivi pastori" è frequente nei libri profetici.
Il vero discepolo di Cristo ascolta la sua "voce". La voce del pastore è parola di vita, parola viva; è parola di Dio. La parola è viva quando è presente colui che la pronuncia . La presenza di Gesù fa sì che questa parola diventi "spirito e vita" L’ intera vita cristiana e comunitaria ha come perno la Parola del Vivente.


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