Menu principale:
Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Ottobre
12 ottobre - XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
I Lettura
Is 25, 6-10
Il Signore degli eserciti preparerà su questo monte, un banchetto di grasse vivande, per tutti i popoli, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati.
Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre che copriva tutte le genti. Eliminerà la morte per sempre; il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto; la condizione disonorevole del suo popolo farà scomparire da tutto il paese, poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: “Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse; questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza. Poiché la mano del Signore si poserà su questo monte”.
II Lettura
Fil 4, 12-14. 19-20
Fratelli, ho imparato ad essere povero e ho imparato ad essere ricco; sono iniziato a tutto, in ogni maniera: alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza. Tutto posso in colui che mi dá la forza.
Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alla mia tribolazione.
Ben sapete proprio voi, Filippesi, che all'inizio della predicazione del vangelo, quando partii dalla Macedonia, nessuna Chiesa aprì con me un conto di dare o di avere, se non voi soli; ed anche a Tessalonica mi avete inviato per due volte il necessario.
Non è però il vostro dono che io ricerco, ma il frutto che ridonda a vostro vantaggio.
Adesso ho il necessario e anche il superfluo; sono ricolmo dei vostri doni ricevuti da Epafrodìto, che sono un profumo di soave odore, un sacrificio accetto e gradito a Dio.
Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza in Cristo Gesù. Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Mt 22, 1-14
In quel tempo, rispondendo Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: “Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio.
Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire.
Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono gia macellati e tutto è pronto; venite alle nozze.
Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.
Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì.
Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti”.
Commento di P. Vittorino Vivacqua
In tutte le civiltà il banchetto è segno di amicizia, di dialogo. di comunione. Non per nulla nel vangelo troviamo numerosi episodi di pranzi ai quali partecipa Gesù. Nella Bibbia il banchetto è segno di salvezza, di intimità e comunione con Dio nella gioia di appartenere al suo popolo.
Oggi il profeta Isaia nella prima lettura ci presenta un “canto del banchetto”. Il Signore prepara sul monte Sion un banchetto succulento a cui sono chiamati a partecipare indistintamente tutti i popoli della terra, a condizione che i partecipanti superino le miserie umane, perché il Signore li pone sotto la sua guida ed apre per loro un orizzonte di felicità.
Il tema intorno a cui è costruita la parabola odierna di Matteo è un banchetto nuziale. Come spesso accade, nella parabola ci sono incongruenze e difficoltà; ma esse servono ad accentuare anche col paradosso il significato di quanto viene narrato.
Si tratta di due parabole collegate tra loro.
La prima è quella degli invitati alla grande cena nuziale e del rifiuto a parteciparvi; la seconda prende spunto dalla veste di cerimonia che gli invitati sono tenuti ad indossare, quale segno di dignità.
Colui che invita è un re. L’ occasione sono le nozze del Figlio. La figura del re, che dispone di numerosi servi, si circonda di fasto, non condivide il banchetto con gli invitati, ma si limita solo a vederli, è ambientata nei costumi delle corti orientali. Alle nozze il re invita in primo luogo i dignitari, le persone importanti del regno. Ma questi oppongono un sorprendente rifiuto e di fronte ad un secondo invito, chi ritorna ai suoi campi, chi ai propri affari e chi addirittura insulta ed uccide i messi del re. A gente egoista il regno di Dio e la sua giustizia simboleggiati dal banchetto di nozze non importa nulla.
Allora il re, adirato, uccide quegli indegni e fa bruciare la loro città. E’ un chiaro riferimento alla distruzione di Gerusalemme che avverrà nel 70 dopo Cristo.
E’ però singolare che un banchetto nuziale nella reggia, venga celebrato con gente raccolta nei crocicchi delle strade dove si ammassavano disoccupati, poveri, emarginati. E sembra strano anche che un invitato non si avvalga dell’ usanza di chiedere in prestito l’ abito di cerimonia ed ardisce entrare nella sala nuziale privo di questa veste. Ma questi tratti sconcertanti del racconto assumono un significato simbolico e teologico.
Colui che invita è Dio che vuole celebrare l’ alleanza con gli uomini attraverso la missione del Cristo. Questi non svolge alcun ruolo nella parabola; però è alle sue nozze che gli uomini sono invitati. Ciò significa che il Padre, agisce attraverso le opere del Figlio. E’ Dio che invita Israele alla grande festa del Regno. Tutti i suoi membri sono invitati. Il primo invito è rappresentato dalla missione dei profeti; il secondo si riferisce all’ attività svolta da Gesù e dagli apostoli. Ma gli israeliti, primi invitati, rifiutano di entrare nel Regno di Dio.
Il terzo invito, esteso a tutti coloro che si trovavano nei crocicchi delle vie, rappresenta la chiamata universale di tutti i popoli alla fede. Sono invitati buoni e cattivi. “Buoni e cattivi” è una espressione tipica orientale che designa la totalità. Per “cattivi” si potrebbe intendere coloro che in un primo tempo vivevano in maniera perversa e che poi si sono convertiti. Ma si possono intendere anche coloro che hanno accettato il regno di Dio senza obbedire alle sue esigenze morali. Costoro non hanno cambiato vestito. Nella Bibbia cambiare vestito vuol dire purificarsi, convertirsi, cambiare vita. Non si sono rivestiti della nuova dignità degli appartenenti al Regno e perciò ne saranno esclusi definitivamente.
La sentenza finale: “Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti” è di difficile interpretazione. Certo non dà nessuna informazione sul rapporto numerico tra chiamati ed eletti. Nella parabola, solo uno viene scacciato dalla sala del banchetto. E’ piuttosto un appello a cercare di far parte del numero degli eletti, poiché non è sufficiente aderire alla chiamata se poi questa non si traduce in scelte di vita coerente con le esigenze evangeliche. Tra la chiamata e l’ elezione finale, c’ è uno spazio temporale durante il quale il cristiano è chiamato a convertirsi ed a praticare la giustizia. Non ci si può cullare nella falsa sicurezza di appartenere alla comunione ecclesiale, senza viverne i contenuti.
La salvezza è un puro dono di Dio. L’ uomo deve saperlo accogliere conservando intatta la veste battesimale con la quale siamo stati “rivestiti di Cristo”.
Menu di sezione: