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Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Maggio
11 maggio
DOMENICA DI PENTECOSTE - (A)
I Lettura
At 2, 1-11
Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.
Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: “Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio”.
II Lettura
1 Cor 12, 3b-7. 12-13
Fratelli, nessuno può dire “ Gesù è Signore “ se non sotto l'azione dello Spirito Santo.
Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune: a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza; a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell'unico Spirito; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l'interpretazione delle lingue.
Ma tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole.
Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci.
Vangelo
Gv 20, 19-23
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi”. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.
Commento a cura di P.Vittorino Vivacqua
La festa della Pentecoste ci richiama alla ricca tematica dello Spirito, che - com’ è detto nell’ antifona d’ingresso - “riempie l’ universo”. La Bibbia è pervasa di immagini, simboli e parole che si riferiscono alla parola “spirito”.
Il Vecchio Testamento usa la parola “ruach” che significa “soffio”, “vento”, “forza”, “potenza” di Dio. Lo spirito di Dio è presente nella creazione, nella grandiosa teofania del Sinai, nella profezia di Ezechiele delle ossa aride che col “soffio” di Dio riprendono vitalità.
Ma nel Nuovo Testamento la rivelazione di Gesù e la predicazione di Paolo ci dicono che questo “spirito” di cui si parla, è una persona: lo Spirito Santo, promesso dal Padre e donatoci dal Figlio. Secondo S. Giovanni , nello stesso giorno di Pasqua e secondo gli Atti degli Apostoli cinquanta giorni dopo la Resurrezione, in concomitanza con la Pentecoste ebraica che ricordava la promulgazione della legge data a Mosè sul monte Sinai. In questo giorno, si esaltava il dono della nuova alleanza nello Spirito, così come aveva profetizzato Ezechiele: “Vi darò un cuore nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne, porrò il mio Spirito dentro di voi”.
Il brano odierno del Vangelo di Giovanni è stato già proclamato in parte nella VI domenica. Nei “discorsi di addio” Gesù promette un altro Consolatore che accompagnerà la Chiesa dalla sua nascita sino alla fine del mondo. Gesù perciò è di nuovo presente definitivamente nelle vesti dell’ “altro Consolatore” che il Padre invierà.
Ma oggi è bene soffermarci sulla narrazione di Luca nella prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, cap. 2, versetti 1-11., dove viene descritto l’ adempimento di questa promessa.
Indubbiamente Luca si ispira alla descrizione dell’ Esodo, dove la manifestazione di Dio sul monte Oreb avviene in una cornice di “tuoni, lampi, una nube densa sul monte ed un fortissimo suono di tromba”. Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore.
Ma ci sono delle differenze. Sul Sinai Dio parla lontano dal suo popolo, che intimorito, non ardiva avvicinarsi; qui invece il “fuoco” di Dio e cioè lo Spirito, investe direttamente e trasforma gli apostoli, che rappresentano i primi membri del nuovo popolo di Dio. Inoltre la teofania del Sinai era rivolta soltanto al popolo di Israele; nella Pentecoste invece viene investita la moltitudine dei popoli che in quei giorni si trovavano a Gerusalemme: “Parti, medi, Elamiti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadocia, del Ponto… stranieri di Roma, Ebrei proseliti, Cretesi ed Arabi, li udivamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio”.
Singolare è davvero questa unificazione dei popoli attorno ad una Parola che viene capita da tutti. Gli Atti degli Apostoli sembrano voler collegare la Pentecoste al racconto della Torre di Babele, dove gli uomini si mettono in contrapposizione con Dio e vengono puniti con la dispersione e la confusione delle lingue. L’ effusione dello Spirito al contrario rende tutti gli uomini capaci di comunicare e di ascoltare la stessa parola di Dio che salva. Non c’ è alcuna barriera al soffio dello Spirito Santo.
La grande novità sta nel fatto che lo Spirito Santo, di fatto abolisce la legge. Scrive infatti S. Paolo ai Corinti: “Dove c’ è lo Spirito del Signore, c’ è la libertà”. E’ lo stesso Spirito che diventa la nuova legge, perché egli ci ispira sempre e dovunque quello che piace al Signore. Cosicché non contano tanto le prescrizioni esteriori da osservare, quanto l’ azione dello Spirito che è in noi. Anche nella lettera ai Galati si dice chiaramente: “Se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge”. Ed è ancora S. Paolo a dirci: “La legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte”. E ancora nella lettera ai Romani che leggiamo oggi: ”Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio”. E’ dunque lo Spirito Santo che realizza la nostra figliolanza divina. E non solo: “ Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi Cristo”.
La festa della Pentecoste diventa dunque la celebrazione della nostra figliolanza divina, prodotta e realizzata dallo Spirito.
La sua azione vivificante assumerà per noi la funzione di “Consolatore o Paracleto”, come dice S. Giovanni e cioè lo Spirito sarà nostro difensore e consigliere e ci guiderà a conoscere “la verità tutta intera”. Non a caso la Pentecoste sta all’ origine della Chiesa. E noi che siamo sue membra, dobbiamo farci guidare dallo Spirito e vivere un cristianesimo vivo, animato interiormente, come si conviene a coloro che non sono estranei, ma figli di Dio.
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