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Vangelo della Domenica > Anno A 2007/2008 > Agosto
10 agosto - XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
I Lettura
1 Re 19,9.11-13
In quei giorni, essendo giunto Elia al monte di Dio, l'Oreb, entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco il Signore gli disse: “Che fai qui, Elia?”.
Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita”.
Gli fu detto: “Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore”. Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna.
II Lettura
Rm 9, 1-5
Fratelli, dico la verità in Cristo, non mentisco, e la mia coscienza me ne dátestimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua.
Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne.
Essi sono Israeliti e possiedono l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.
Vangelo
Mt 14, 22-33
Dopo che la folla si fu saziata, subito Gesù ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull'altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.
La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario.
Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: “E` un fantasma” e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”. Pietro gli disse: “Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”. Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”. E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”.
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: “Tu sei veramente il Figlio di Dio! “.
Commento di P. Vittorino Vivacqua
Gli episodi riportati nella prima e terza lettura ci presentano due “teofanie” di Dio e cioè due manifestazioni della divinità all’ uomo, essere finito e mortale. Dio infinitamente inaccessibile si compiace talvolta di mostrarsi all’ uomo. Nessuno può vedere “la faccia” di Dio, senza morirne ed allora Dio si manifesta attraverso segni esteriori chiaramente percepibili.

L’ episodio narrato nella prima lettura, fa parte del cosiddetto “ciclo di Elia” considerato uno dei più antichi della storia biblica. Esso è ambientato in una situazione di persecuzione e di pericolo per il profeta e per tutto Israele. Il re Acab aveva sposato la regina fenicia Gezabele e questa empia donna, aveva preteso l’ inserimento del culto di Baal anche in Israele. Così il profeta descrive la triste situazione di tradimento al patto di alleanza che il popolo aveva fatto con Dio: “Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita”. Elia si oppone con forza a questa situazione di idolatria; ma viene perseguitato e braccato. Si sente scoraggiato nella sua solitudine ed invoca la morte. Allora fugge lontano e si rifugia in una caverna dell’ Oreb o Sinai. Qui fa l’ esperienza di Dio, simile a quella di Mosè. Dio era apparso a Mosè tra tempeste, terremoti, lampi e tuoni per significare che egli è padrone di questi elementi. Ma in questa occasione pur venendo prima un violento uragano, poi un terremoto devastante, ed infine un fuoco divorante, il Signore non era nel “vento”, “nel terremoto”o “nel fuoco”, ma “nel mormorio di un vento leggero”. Dio non abbandona il suo profeta. Proprio quando sembra che tutto è perduto e che ormai non ci sia più alcuna speranza, Dio gli ridona entusiasmo e forza. Egli dovrà tornare a dedicarsi alla nuova missione che Dio gli affida: “Và. Ritorna sui tuoi passi”. Ma questa volta dovrà lottare contro l’ idolatria non più con lo zelo irruento ed impetuoso di prima, ma attraverso un’ opera di paziente formazione del popolo per ricondurlo fuori dall’ idolatria ed al ritorno all’ adorazione dell’ unico Dio.
E’ questo un messaggio anche all’ uomo del nostro tempo. La pazienza , la gradualità della formazione dei fedeli, dei figli, dei giovani, sono molto più efficaci della repressione e del rigorismo.
Nel vangelo di oggi Gesù manifesta la sua divinità apparendo nella notte tempestosa. Egli rivela la sua potenza divina dominando la forza di gravità delle acque. Ai discepoli che lo riconoscono Figlio di Dio, affida la missione di evangelizzare il mondo.
Il brano si trova nella cosiddetta “sezione ecclesiastica” del Vangelo di Matteo perché tutto l’ interesse converge verso la Chiesa, i suoi inizi, il gruppo dei discepoli con a capo Pietro, la sua fisionomia, le sue regole.
Dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci Gesù ordinò ai suoi discepoli di salire sulla barca e precederlo all’ altra riva. Lui avrebbe congedato la gente. Subito dopo Gesù risale sul monte a pregare. Intanto di fa sera e le acque si agitano, squassate dal vento contrario. Verso l’ alba Gesù cammina sulle acque e si dirige verso di loro. Ma i discepoli non lo riconoscono; pensano che sia un fantasma e la paura li assale. Gesù li rincuora: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”. E’ un’ autorivelazione della sua divinità. Pietro allora gli dice: “Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”. Pietro lo chiama “Signore” e quindi lo riconosce come Dio. E, sceso dalla barca, si mette pure lui a camminare sulle acque e si dirige verso Gesù; ma per il forte vento vacilla e rischia di affondare; E allora impaurito grida: “Signore, salvami!”. Gesù lo afferra con la mani , lo fa salire sulla barca e gli dice: :“Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. E subito il vento cessò e si fece una grande bonaccia. L’ episodio termina con la professione di fede dei discepoli: “Tu sei veramente il Figlio di Dio”.
L’ acqua nella Bibbia è presentata quasi sempre come elemento ostile all’ uomo, come immagine di pericolo e di morte. Solo Dio ha il potere di dominarla. Gesù che cammina sulle acque ha lo stesso potere di Dio. Ecco perché dopo la grande paura i discepoli confessano: “Tu sei veramente il Figlio di Dio”. Questo è importante per i destinatari ebrei del vangelo di Matteo:. E’ un segno di continuità tra Vecchio e Nuovo Testamento, ma soprattutto è il compimento della salvezza definitiva che viene data attraverso Gesù Cristo.
In questo contesto la scena dell’ apparizione di Gesù vista nel contesto ecclesiologico, assume un ruolo significativo. Innanzitutto la comunità dei discepoli sarà segnata dall’ incertezza e dal dubbio, sarà caratterizzata da persecuzioni, contrasti tempestosi e grandi difficoltà; ma essa non potrà dubitare dell’ aiuto e della salvezza donata dal Signore. Infatti Gesù è in mezzo a loro: “Sono io”. Inoltre viene sottolineata solo in Matteo la figura di Pietro che diventa l’ espressione tipo del discepolo che segue il Signore. A lui sarà affidato il compito di reggere e guidare la Chiesa, quando il Signore non sarà più presente visibilmente in mezzo ai suoi. Come lui, ogni vero discepolo deve imitarlo seguendolo anche nel cammino sulle acque tempestose. Ma non può farlo però con le proprie forze. Solo una forte fede nel Signore può consentire tale cammino. Altrimenti “affonda” nei gorghi spaventosi del male.
Anche gli uomini di poca fede , possono rispondere positivamente al Signore che si manifesta. La fede infatti non è esente dal dubbio e dall’ incertezza. E’ una conquista progressiva, è un cammino che porta al Signore che ci salva e ci riempie di pace.
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